Il premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi «entra» nell’aula magna dell’Università di Brescia in ciabatte. O meglio, ci entra da uno schermo, dopo aver involontariamente accompagnato il pubblico in una visita domestica tra una grande libreria e una poltrona marrone a fiori. La tecnologia fa i capricci: prima si vedono le immagini ma non si sente la voce, poi accade il contrario. Dieci minuti di tentativi, infine la resa al cellulare. «I computer sono maligni», scherza il Nobel 2021. E per una serata dedicata alla complessità, l’imprevisto sembra quasi un esperimento riuscito. La sala è gremita, nonostante le sedie aggiunte.
È uno degli appuntamenti di Brescia Scienza Festival, promosso dall’Università e dalla sua Fondazione. Carmine Trecroci apre l’incontro, Maurizio Tira ricorda il valore della ricerca «guidata dalla curiosità».
Nel mondo della fisica
Poi la parola passa ad Antonio Masiero, professore emerito di Fisica teorica, che abbandona il tavolo e si avvicina alla platea. La sua è una storia che comincia 25 secoli fa, con Democrito e gli atomi, e arriva alle particelle elementari. Ma soprattutto a una domanda: perché conoscere tutti i pezzi di qualcosa non basta a capire come funziona?

Un orologio è complicato, spiega Masiero, ma prevedibile. Un sistema complesso è un’altra faccenda: le sue componenti interagiscono producendo comportamenti che non si possono ricavare dalla semplice somma delle parti. Succede perfino dentro un protone, la cui massa deriva in gran parte dall’energia delle interazioni tra i quark. La fisica chiama questi risultati «fenomeni emergenti». Il tutto, insomma, può raccontare una storia che i singoli protagonisti non conoscono.
Parisi riprende il filo con un bicchiere d’acqua. Le sue molecole si agitano freneticamente, eppure il bicchiere appare immobile. Come la Regina Rossa di Alice, che corre a perdifiato per restare nello stesso posto. È questo uno dei paradossi dell’equilibrio: sotto una superficie apparentemente tranquilla può esserci un movimento incessante. E soprattutto l’equilibrio non è necessariamente unico.
«La complessità comincia quando gli equilibri diventano tantissimi», osserva Parisi. Per spiegarlo, il Nobel attraversa discipline apparentemente lontane. Una banca può funzionare finché tutti si fidano, oppure precipitare nella crisi se tutti corrono a ritirare i depositi. Le regole non cambiano, cambia il comportamento collettivo. Anche la memoria umana passa da uno stato all’altro, magari per effetto di un odore o di un sapore. È il territorio scientifico esplorato da Parisi nei suoi studi sui sistemi disordinati, premiati con il Nobel.
Le incognite da esplorare
Ma è quando il discorso arriva al clima che la complessità smette di essere un concetto astratto. La Terra non è un sistema immobile: riceve energia dal Sole, la restituisce allo spazio e attraversa equilibri differenti. Nella sua storia ha conosciuto glaciazioni e periodi più caldi. «Piccole cause possono avere grandi effetti», avverte Parisi, perché possono spingere un sistema verso un altro stato. E aggiunge: «Dovremmo essere molto attenti prima di spingere un sistema lontano dall’equilibrio attuale». Non è un invito a temere la complessità, ma a rispettarla.

Resta la domanda più vertiginosa, sollevata da Masiero: perché il tempo va avanti e non indietro? Perché ricordiamo ieri e non domani? Parisi riconduce la direzione del tempo all’evoluzione di un universo nato in uno stato estremamente improbabile. Ma sul perché sia cominciato così, e su cosa eventualmente precedesse il Big Bang, la fisica non possiede ancora risposte solide. Forse, concede, c’è un nuovo Einstein oggi tra i banchi di un liceo. Dopo una serata trascorsa a spiegare come funziona il mondo, il Nobel lascia al pubblico qualcosa di forse meno rassicurante ma molto più prezioso: una domanda ancora aperta.




