La rendita è considerevole, ma Brescia, da sempre una delle province più ricche e produttive del d’Europa, non può vivere in eterno di quella. La concorrenza, l’algoritmo, l’automazione rischiano di mandare in fuorigioco la sua competitività e di farla retrocedere, ma anche di parecchio, nella classifiche continentali.
Il lavoro, nella nostra provincia, si è sempre trovato facilmente. La concorrenza, l’algoritmo, l’automazione, rischiano però, se già non l’hanno fatto, di accorciare le aspettative professionali e retributive dei lavoratori. In particolare di quelli con una bassa scolarizzazione, che non hanno una laurea, in particolare una laurea in materie scientifiche. Agli uni e agli altri Brescia Scienza consiglia di investire in cultura scientifica. A spiegare le ragioni è il professore Carmine Trecroci che di Brescia Scienza è il direttore.
Cosa vi siete messi in testa?
Insieme ad altri professori universitari abbiamo condiviso un dato preoccupante: ovvero che lo stato della cultura ed in particolare della cultura scientifica nella nostra città e provincia è carente. Abbiamo pensato fosse nostro dovere fare qualcosa per rimediare. Abbiamo pensato a Brescia Scienza che è un palinsesto di eventi sulla scienza che dura tutto l’anno. Dalla notte delle ricercatrici e dei ricercatori al Brescia Scienza Festival 2026 che dal 6 all’8 novembre vedrà in città grandi scienziati italiani e internazionali.
Riesce a darci qualche indicatore del ritardo scientifico bresciano?
Gliene do due. La provincia di Brescia è molto sotto la media lombarda e italiana per quota di laureati in generale, non solo delle materie tecnico scientifiche. La media italiana dei laureati nella fascia 25-34 anni è il 31% della popolazione, Brescia è dieci punti sotto. Di questo 21% solo il 4% ha una laurea in discipline Stem (Science, Technology, Engineering e Mathematics). Brescia, nonostante sia la terza o quarta provincia manifatturiera italiana, può contare su un capitale umano istruito davvero povero.
Perché Brescia non riesce a produrre un capitale umano all’altezza?
Con una base industriale molto forte fin dagli anni ’50, Brescia ha offerto sbocchi professionali anche in assenza di titoli di studio avanzati. Le famiglie ancora oggi non mandano i figli all’Università e spesso non li mandano nemmeno alle scuole superiori proprio perché il lavoro si trova facilmente. La conseguenza è che Brescia ha un tasso di diplomati di scuole superiori molto basso rispetto alla media nazionale. Il lavoro che c’è stato fino ad ora è molto diverso dal lavoro che ci sarà da qui in avanti.
Come cambierà?
Il lavoro che un diplomato alle scuole superiori può pensare di trovare oggi probabilmente non gli permetterà uno sviluppo personale, professionale brillante perché, sarà un lavoro insidiato dalla concorrenza degli algoritmi, della robotica. Sia i livelli retributivi sia la soddisfazione personale e professionale rischiano di essere fortemente compressi, soprattutto in una realtà produttiva a basso valore aggiunto e ad elevato impiego di manodopera, nel quale i margini sono destinati a comprimersi.

Diceva che sono due gli indicatori. Qual è il secondo?
In fatto di brevetti Brescia non è nelle prime 10 province italiane. Siamo dietro Modena e Reggio Emilia, Bologna, Treviso, Padova. In Europa non siamo ai livelli di competitor come il Baden-Württemberg, in Germania o il Rhône-Alpes in Francia. Siamo fuori dalle prime dieci posizioni anche per il deposito di brevetti green e dell’economia circolare, che sono uno dei punti di forza dell’economia.
Cosa suggerisce questo dato?
Che le imprese bresciane hanno bisogno di investire in conoscenza scientifica perché solo l’innovazione consentirà loro di stare sul mercato. L’innovazione si fa solamente se hai a disposizione un patrimonio umano molto ben formato e molto orientato verso le discipline scientifiche. Ovviamente, anche in questo caso non c’è la formula magica, cioè non è che prendi 10 laureati in ingegneria meccanica e diventi l’impresa più innovativa del mondo. Però la combinazione della conoscenza tecnico scientifica con le capacità organizzative delle piccole e medie imprese è l’unico strumento che nel lungo periodo le imprese hanno per restare in corsa.
Quanto costa per le aziende investire in sapere scientifico?
Sicuramente l’investimento in patrimonio umano e in conoscenza è l’investimento che ha il tasso di remunerazione più elevato. Sicuramente più elevato di quello in capitale fisico.
Perché un diciottenne oggi dovrebbe iscriversi ad una Facoltà scientifica?
Io credo che l’integrazione tra filosofia, estetica e scienza sia la chiave migliore per trovare la propria presenza in un mondo sempre più complesso, molto difficile da comprendere e difficile da godere.
E in soldoni?
Guadagna molto di più. La retribuzione dei professionisti nell’area tecnico scientifica è molto più elevata che nella media delle altre professioni.



