Il sostegno manca e sette Comuni firmano la diffida. All’Istituto comprensivo Valtenesi la richiesta di insegnanti diventa una mobilitazione di famiglie, docenti e amministratori: mancano venti posti e mezzo, circa quanti sono quelli già presenti. Agli Uffici scolastici di Brescia e della Lombardia i firmatari concedono cinque giorni dalla ricezione dell’atto per garantire le risorse necessarie. Poi annunciano il ricorso alle vie legali.
La protesta
La protesta nasce nelle classi, dove gli insegnanti disponibili devono dividere le proprie ore tra più alunni. «Siamo partiti cercando di coprire i bisogni dei bambini più gravi. Gli altri fin qui sono stati ad aspettare, o si è fatto quel che si poteva», spiega la dirigente Marcella Ceradini. A pagare il prezzo maggiore sono i bambini; le difficoltà ricadono poi sulle famiglie e sui docenti, chiamati ogni giorno a conciliare bisogni e risorse insufficienti.
Il conto dei posti mancanti è di uno alla materna, otto alle elementari e undici e mezzo alle medie. Il comprensivo conta circa 1.700 alunni, distribuiti in sette scuole elementari, tre medie e due materne. Secondo l’istituto, metà degli alunni con disabilità non ha ancora un insegnante di sostegno formalmente assegnato.

Un fabbisogno noto
Eppure il fabbisogno era noto prima dell’inizio delle lezioni. Le ore necessarie a ciascun bambino, ricorda Ceradini, vengono stabilite già a giugno nei Piani educativi individualizzati; le richieste erano state trasmesse entro luglio. «L’anno scorso sono stati soddisfatti tutti i bisogni, quest’anno no. E questo mi ha stupito». Dopo il secondo decreto di assegnazione, datato 20 ottobre, la dirigente aveva inviato una prima diffida il 22. Il 28 ottobre, nell’assemblea a Manerba, la richiesta della scuola è diventata una rivendicazione comune. Il nuovo atto porta le firme di genitori, docenti, rappresentanti del Consiglio di istituto e amministratori di Manerba, Moniga, Polpenazze, Soiano, Puegnago, Padenghe e San Felice.
«Noi come istituto siamo tutti uniti, anche con le amministrazioni locali: chiediamo con fermezza che questi posti vengano assegnati. Altrimenti ci sentiamo complici di chi toglie un diritto a questi ragazzi», afferma Ceradini. I Comuni sono coinvolti anche sul fronte dell’assistenza all’autonomia: un servizio a loro carico che, sottolinea la scuola, non può sostituire il sostegno didattico.
Il contesto regionale
Il caso si inserisce in un contesto regionale difficile: secondo un’elaborazione Cisl di settembre, le assunzioni in ruolo sul sostegno hanno coperto quest’anno il 48,65% dei posti disponibili in Lombardia. Un dato sulle stabilizzazioni, non sulle cattedre eventualmente coperte da supplenti.
Alla Valtenesi, intanto, si chiede di rispettare le ore previste per ciascun alunno. «Non vogliamo fare polemica né accusare ingiustamente, ma i bambini hanno dei diritti e vanno rispettati. Finché non otteniamo, continuiamo a chiedere».



