Quando una mamma deve affidare il proprio figlio speciale a una persona sconosciuta, anche se qualificata, è sempre un trauma. Il primo giorno di scuola porti tuo figlio in una struttura nuova, con compagni nuovi e insegnanti che non conosci. Non ci sono punti di riferimento e ti senti, praticamente, allo sbando. Il cuore si stringe e la preoccupazione cresce. Da «brava» mamma di un figlio speciale, sei consapevole che nessuno sarà in grado di accudirlo come fai tu, che nessuno saprà soddisfare i suoi bisogni speciali e che nessuno sarà capace di interpretare uno sguardo, un comportamento, un verso.
Nella realtà dei fatti, però, molti di noi - non tutti, purtroppo - hanno la fortuna di incontrare sul proprio cammino la figura dell’insegnante di sostegno. Sulla carta, dovrebbe occuparsi dell’intero gruppo classe, ma nella realtà può diventare l’angelo custode di tuo figlio. Almeno, nel nostro caso, è stato così.
Sono persone spesso poco considerate dai colleghi, che non sempre ricevono una formazione adeguata, ma che sanno mettere in campo tutte le proprie capacità e risorse. Insegnanti che, spesso, devono trasformarsi anche in mamme, infermiere, assistenti ed educatrici.
Sul nostro cammino è arrivata una persona che, oltre a svolgere il proprio lavoro per uno stipendio, naturalmente, era mossa dalla consapevolezza di poter rappresentare un pilastro nella crescita e nella formazione di nostra figlia. Ed è stato davvero così. È entrata nelle nostre vite in punta di piedi, con rispetto, attenzione e curiosità, desiderosa di capire come aiutarci. Giorno dopo giorno, ha costruito con noi un rapporto fatto di impegno, caparbietà e tenacia.
Ha saputo rispettare i nostri tempi e ci ha sempre concesso gli spazi necessari, permettendoci di collaborare attivamente a un progetto enorme: quello della conquista della maggiore autonomia possibile da parte di nostra figlia. Ci sono state tante sconfitte, ma altrettante conquiste, se non di più. Siamo stati fortunati perché abbiamo potuto contare sulla sua continuità. Il nostro rapporto di collaborazione è stato così stretto e funzionale che, con il tempo, si è trasformato in un legame che dura ancora oggi, a distanza di anni. Un legame fatto di affetto, vicinanza e profondo rispetto reciproco. Nel nostro caso, l’insegnante di sostegno ha avuto anche la capacità di coinvolgere attivamente i compagni di scuola, che avrebbero potuto vedere nostra figlia come un impiccio (e, in effetti, qualche genitore la pensava esattamente così). Eppure, lei è riuscita a far vivere a tutti questa esperienza in modo sereno e inclusivo, per quanto possibile.



