Ci sono voluti 81 anni, ma quell'abbraccio rimasto in sospeso dopo il 25 aprile 1945 è finalmente arrivato per Agnese e Attilio. Di lui, 104 anni, lo scorso 2 giugno si è occupato il nostro quotidiano, in occasione dei servizi sul voto al referendum che portò alla Repubblica. Lei, 94 anni, lo aveva riconosciuto subito come quel giovanotto che fu ospite a casa sua a Oriano, durante i giorni che precedettero la Liberazione.
L’appello di Agnese Amighetti sulle nostre pagine per far sapere ad Attilio Picinelli che lei c’era ancora e ancora si ricordava di lui, ha dato i suoi frutti. Domenica 2 agosto, i due anziani (198 anni in totale) si sono incontrati nella casa di riposo Fondazione Gambara Tavelli di Verolanuova.
Quante emozioni
Dopo un commovente abbraccio Attilio ha detto ad Agnese: «Non mi sono mai dimenticato di voi, dell’aiuto che mi avete dato. Dopo la guerra sono stato a lavorare in Francia per 23 anni. Mi sono successe diverse cose e non sono riuscito a cercarvi prima. Ma non vi ha mai scordato».
Il pomeriggio è passato parlando del passato, di quel periodo a Oriano e Pedergnaga. Agnese ha ricordato come le ragazze del paese sbirciavano nel loro cortile per capire chi fosse quel bel ragazzo che stava da loro. Entrambi hanno «recuperato» la motocarrozzina sequestrata ai tedeschi con la quale Giacomo, il cugino di Agnese, pochi giorni dopo la fine della guerra accompagnò Attilio a Gottolengo.

Il racconto
Attilio ha ricordato che dopo il ritorno dalla Russia nel 1943, era con il suo battaglione a Monza in attesa di ordini e visto che non arrivavano, tornò a casa a Gottolengo dalla sua famiglia e si mise a fare il contadino: «Dopo l'8 settembre del 1943 tutti i nati tra il 1922 e il 1925 furono chiamati ad arruolarsi nella Repubblica di Salò. Io non volevo più combattere, ma andai al distretto di Treviglio, perché avevano promesso un assegno per le famiglie che ne avevano bisogno».
«Lì però mi presero e mi portarono in prigione a Novara e poi mi spedirono in campo di concentramento in Germania dove rimasi sino alla fine del 1944. A inizio del 1945 riuscii a tornare in Italia, arrivai a Piacenza con il treno e da lì, piano piano tornai a Gottolengo. Nel mio viaggio incontrai un carabiniere di Leno, Savino, che mi disse di andare con lui sulla sua moto. Girammo vari paesi. Si fermava vicino alle chiese, cercava i preti per capire da loro che aria tirasse. Mi diceva sempre: "Se qualcuno ti chiede qualcosa, dì loro che stai pregando”. Dopo tanti no, arrivammo a Oriano dove, per circa due mesi, trovai riparo dagli Amighetti».
Tanti ricordi
Attilio ricorda Agnese ragazzina. Da allora non si sono più visti, ma per entrambi il filo del ricordo è rimasto saldo. A condividere il loro incontro c'erano un gruppo di sorelle, nipoti e pronipoti; il presidente della Rsa Giuliano Tirelli con il cda della struttura; Elena Zilioli, assessore di San Paolo e i volontari della casa di riposo. Grande l’emozione di tutti, anche perché Agnese e Attilio sono parte della nostra storia e delle nostre radici.
In comune i due hanno la passione per la cucina, per la musica classica e l'opera e per l'orto che Attilio, a 104 anni, fa ancora, aiutato dalla badante. Prima di tornare a casa lui, abbracciando Agnese, le ha detto di guarire al piede. «Lo spero - le ha risposto Agnese - e tu ricorda che non ti ho mai dimenticato e sono grata di averti ritrovato».



