Storie

«La mia famiglia lo ospitò nel 1945»: il ricordo riaffiora leggendo il Gdb

In un articolo sui bresciani che votarono al referendum del 2 giugno Agnese Amighetti dice di aver riconosciuto Attilio Picinelli, allora giovane soldato, che venne accolto in casa sua negli ultimi mesi della guerra
Viviana Filippini
Agnese Amighetti
Agnese Amighetti

Tutto è cominciato con la lettura del Giornale di Brescia del 2 giugno in Casa di riposo a Verolanuova. In particolare della pagina dedicata ai bresciani centenari che votarono al referendum del 2 giugno del 1946, il giorno che decretò il passaggio alla Repubblica. Tra le testimonianze riportate c’era quella di Attilio Picinelli di Gottolengo, 104 anni, per quattro anni militare in Russia durante la Seconda guerra mondiale. Appena sentito quel nome, Agnese Amighetti, oggi ospite della Rsa verolese, ha sentito aprirsi un cassetto della memoria.

Per la donna, originaria di Oriano (che con Pedergnaga forma ora San Paolo), quel centenario sarebbe il giovane soldato che i suoi cugini portarono a casa sua, poco tempo prima della fine della Seconda guerra mondiale. Per avere maggiori conferme dei propri ricordi, non solo l’anziana ha recuperato il libro di memorie di Picinelli («Se la è valigia vuota») e lo ha letto con piacere, ma, tramite il Cda della Fondazione Gambara Tavelli, ha chiesto di poterci raccontare un po’ le memorie di quel tempo, nella speranza, magari, di poter incontrare quell’Attilio e capire se è davvero quel giovanotto che fu ospite della sua famiglia in quei tempi bui.

La storia

Dice Agnese: «Sono passati tanti anni per tutti e due, i giorni sono volati via in un attimo, ma certi ricordi restano sempre e mi piacerebbe far sapere ad Attilio che, nonostante tutto il tempo passato, c’è ancora qualcuno che si ricorda di lui, di quei giorni che passò a Oriano prima della ritrovata libertà per tutti».

Lei, classe 1932, era una bambina in quei momenti in cui la guerra stava per finire e ricorda che un giorno arrivò a casa quel bel ragazzo da Gottolengo, che rimase fino alla Liberazione, per ripassare qualche giorno dopo la fine del conflitto e poi, sempre con prudenza, tornare a casa propria.

Attilio Picinelli
Attilio Picinelli

«Io ero piccola – osserva Agnese – e quindi non so se Attilio si ricorderà di me. Lui era più grande, indossava i vestiti dei miei cugini che vivevano con noi e cercava sempre di fare qualcosa per aiutarci, come per compensare il fatto che noi lo ospitavamo, perché sapeva che mio padre e la nostra famiglia facendo questo rischiavano. Ricordo che spazzava il cortile e che aveva anche costruito una gabbietta per i conigli con dei pezzi di legno presi da un falegname che conoscevamo. Capivo che era una situazione delicata, ma per mio padre era importante aiutare i giovani come Attilio, mettendoli al riparo. Ricordo anche che da noi c’erano delle riunioni, si tenevano sempre la sera e solo dopo ho capito che mio padre guidava coloro che contribuirono alla liberazione».

Il sogno di un incontro

Del padre di Agnese, lo stesso Picinelli accenna nel suo libro ricordandolo come un uomo di fede, che gli salvò la vita dimostrando di essere una persona di grande coraggio, oltre che a essere a capo del Comitato di Liberazione del paese.

Per il resto Amighetti aveva un negozio in paese a Oriano e girava con il carro per vendere chincaglierie e quello che serviva per la casa, giusto per guadagnare qualcosa e mantenere la famiglia in un periodo storico in cui tutto mancava. E in quei giorni quei momenti di vita si radicavano nella memoria della figlia. Ora quei ricordi sono riaffiorati, usciti da un cassetto rimasto chiuso per decenni. Chissà che ora, dopo ottant’anni, non ci possa essere un incontro a chiudere il cerchio della storia.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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