Cronaca

A Canton Mombello il fumetto traccia un «ponte» tra carcere e comunità

Due corsi paralleli, organizzati con il sostegno di Bcc Agrobresciano nell’istituto penitenziario e nella biblioteca di Borgosatollo, coinvolgeranno rispettivamente i detenuti del Nerio Fischione e i residenti del paese. A tenerli Gigi Simeoni, autore di Dylan Dog
Marco Papetti

Marco Papetti

Giornalista

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Il fumetto arriva in carcere con "A mano libera"

«Un ponte tra dentro e fuori». Dove il «dentro» è il carcere e il fuori, di conseguenza, è il mondo «al di là delle sbarre». Questo vorrebbe essere, nelle intenzioni dei suoi promotori, il senso dei corsi di fumetto «A mano libera», organizzati dagli istituti penitenziari di Brescia e dal Comune di Borgosatollo con il sostegno di Bcc Agrobresciano. I corsi saranno due, entrambi tenuti dal fumettista bresciano Gigi Simeoni, noto per essere – tra le altre cose – uno degli autori di Dylan Dog. Le lezioni, cominciate la scorsa settimana, si tengono sia nel carcere di Canton Mombello, per i detenuti, sia nella biblioteca di Borgosatollo, per i residenti nel comune e i soci di Bcc Agrobresciano. 

L’iniziativa

I corsi, uno a settimana, continueranno fino a dicembre, poi i lavori verranno esposti in una mostra, in data ancora da stabilire. Il tema è lo stesso per entrambi i cicli di lezioni di fumetto: la libertà. «È interessante confrontare le idee sulla libertà di persone che sono in carcere e di persone che invece si definiscono liberi cittadini – spiega la direttrice degli Istituti penitenziari di Brescia, Paola Lucrezi –. Ricevuta la proposta del corso, come direzione, abbiamo aderito con entusiasmo a una esperienza che crediamo possa consentire agli ospiti di questo istituto di poter esprimere le loro emozioni e riflettere sul tema della libertà attraverso uno strumento artistico coinvolgente come quello del fumetto».

Il progetto è sostenuto da Bcc Agrobresciano: «Il mondo della cooperazione vive esclusivamente per generare futuro e il futuro passa attraverso la dignità della persona, la quale, come ci ha ricordato più volte il presidente della Repubblica, passa anche dai diritti dei detenuti», dice il vicedirettore generale vicario di Agrobresciano, Alessandro Comini. «La collaborazione con il Comune di Borgosatollo è stata quasi automatica, vista la sensibilità dell’amministrazione comunale, e quella con il carcere di Canton Mombello pure, perché anche qui abbiamo stretto relazioni nel tempo».

L’iniziativa ha il patrocinio del Comune di Borgosatollo: «Il comune, che è l’ente locale più vicino alla cittadinanza, ha il ruolo di sensibilizzazione nei confronti dei cittadini, facendoli interrogare su cosa pensano su questi temi e su cosa pensano sia più giusto», spiega la sindaca Elisa Chiaf.

I partecipanti alla conferenza stampa di presentazione del progetto
I partecipanti alla conferenza stampa di presentazione del progetto

I fumetti dei detenuti

Al corso di Borgosatollo gli iscritti sono 15, mentre a quello in carcere hanno aderito una decina di detenuti tra i 20 e i 60 anni. «È un numero che mi permette di personalizzare l’insegnamento sulle loro idiosincrasie», racconta il fumettista Simeoni.

Ciascun partecipante cercherà di ideare una storia a fumetti, a partire dalla propria idea di libertà. Un’idea che, per quanto riguarda i detenuti, è particolarmente intensa: «Ho sentito il bisogno di collegarmi con persone che devono trarre l’ispirazione interamente da dentro di loro», racconta Simeoni. «Ho pensato che sarebbe stato uno scambio utile entrare in un’esperienza come quella carceraria».

Dalle lezioni emergono sprazzi della vita in carcere: «Uno dei partecipanti si è presentato a lezione senza gli occhiali, perché dice che glieli hanno rubati. Ma è commovente il modo in cui si impegna a disegnare».

Oltre il carcere

Il senso di tutta l’iniziativa è proprio cercare di valorizzare le esperienze di chi è in carcere e di far dialogare questi vissuti con quelli di chi invece è in libertà. «Spero che sia l’occasione per creare un ponte tra dentro e fuori e che possano seguire altre edizioni in futuro – dice Arianna Carminati, garante dei detenuti di Brescia –. Ci sono anche dei privati che hanno finanziato l’iniziativa e restare anonimi, a testimonianza di una società civile generosa nel silenzio».

Al disbrigo delle pratiche amministrative ha aiutato l’Associazione carcere e territorio: «Lo abbiamo fatto con grande entusiasmo – racconta il presidente Carlo Alberto Romano –. Qui ci sono almeno un paio di valori che trovano un consolidamento. Uno è il rapporto con la comunità, che potrà generare anche degli scambi, rispetto alla realizzazione tecnica e alla condivisione dei contenuti. Mi piace poi sottolineare come esprimendosi in un corso di fumetto occorra schierarsi, rivedendo e mettendo in gioco la propria esperienza. E schierandosi si attua anche un percorso di responsabilizzazione: ci si chiede da che parte si vuole stare».

Secondo Romano, «non è un caso che Lucrezi abbia aderito all’iniziativa, perché ha una sensibilità radicata verso i temi della giustizia riparativa – e faremo anche dei percorsi di giustizia riparativa. E farlo in carcere ha un significato particolare».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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