Canton Mombello resta tra le carceri più sovraffollate d’Italia. A certificarlo è il XXII rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione, che inserisce il penitenziario cittadino tra gli otto istituti italiani con un tasso di affollamento superiore al 200%. Una situazione che a Brescia si trascina da anni e che oggi raggiunge livelli definiti «critici» anche secondo la garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune, Arianna Carminati. «Ogni sforzo teso alla funzione della pena, che è quella di recuperare le persone alla socialità, diventa estremamente difficile», spiega la garante commentando i dati del rapporto.
I dati
Secondo Antigone, a Canton Mombello i detenuti presenti sono circa 386 a fronte di una capienza regolamentare di 182 posti: un sovraffollamento superiore al 210%. Peggio fanno solo poche altre strutture italiane. Tra gli istituti con i dati più critici figurano anche Foggia, Lucca, Milano San Vittore, Taranto, Como, Brescia Verziano in alcune sezioni, Lodi e Monza, tutti oltre o vicini alla soglia del doppio dei posti disponibili.
A livello nazionale la situazione continua a peggiorare. Nei penitenziari italiani sono detenute oltre 62mila persone a fronte di circa 51mila posti regolamentari, ma quelli realmente disponibili sono molti meno a causa di sezioni chiuse o inagibili. Il tasso medio di sovraffollamento supera ormai il 130%, con oltre 16mila detenuti in più rispetto alla capienza effettiva. A Brescia il problema ha anche ricadute giuridiche. «In diversi casi viene riconosciuto il rimedio previsto dall’articolo 35-ter dell’ordinamento penitenziario», ricorda Carminati, riferendosi al ristoro economico o alla riduzione della pena concessi quando la detenzione avviene in condizioni considerate inumane e degradanti.

Le condizioni
Il carcere cittadino, inaugurato nel 1914, paga il peso di una struttura ormai vecchia e inadeguata. Celle sovraffollate, spazi ridotti, difficoltà sanitarie e carenza di personale incidono quotidianamente sulla vita dei detenuti e sul lavoro della Polizia penitenziaria. La garante sottolinea però anche l’impegno di cooperative, associazioni e volontariato «che con grande generosità cercano di rendere meno afflittiva la detenzione».
Sul fronte delle soluzioni qualcosa si muove. Sono previsti interventi di ristrutturazione a Canton Mombello e la creazione di nuovi spazi detentivi nell’area di Verziano. Ma i tempi restano lunghi e i lavori rischiano di aggravare temporaneamente la situazione, imponendo trasferimenti dei detenuti in altre strutture. «La territorialità della pena non è un dettaglio logistico, ma una condizione importante per il reinserimento», osserva Carminati.
La garante mette però in guardia anche da una risposta basata solo sull’aumento dei posti disponibili. «Non basta pensare soltanto a nuove celle. Serve una riflessione più ampia sull’uso del carcere e sull’effettività delle pene alternative», spiega, collegando l’aumento della popolazione detenuta a «una politica penale sempre più repressiva, fatta di nuovi reati, pene più severe e aggravanti». Nel rapporto Antigone emerge anche un altro dato significativo: cresce il numero dei detenuti con problemi psichiatrici e dipendenze, mentre restano insufficienti le figure sanitarie specializzate. Una condizione che aumenta tensioni, episodi di autolesionismo e difficoltà gestionali all’interno degli istituti.
E mentre il dibattito politico continua a concentrarsi sull’emergenza sicurezza, nelle celle italiane resta aperta la questione dei diritti fondamentali. «La pena deve essere eseguita – conclude Carminati – ma in condizioni che non vadano a ledere la dignità delle persone».



