La chiesa di S. Giovanni Battista, a Portese di San Felice del Benaco, si trova in una posizione che all’apparenza non le rende l’onore che merita, poiché davanti alla sua facciata c’è una stradina stretta con un muro, il quale però, una volta lasciato alle spalle, rivela ciò che prima nascondeva.
Nel Quattrocento era una cappelletta, abbellita in seguito per un voto fatto dalla popolazione in occasione di un’epidemia e ampiamente modificata nel 1885 da Antonio Tagliaferri. La facciata ha un solare poggiolo raggiungibile attraverso una raffinata scalinata semicircolare. Di fianco al portale due oleandri. All’interno due dipinti di Grazio Cossali, la Nascita di Giovanni Battista (1621) e la Circoncisione di Gesù (1595 circa).
Le due storie di sangue
Sul pittore gravano due storie di sangue. Una falsa diceria racconta che il figlio Giacomo, collega e collaboratore del padre, armato d’archibugio si sia macchiato di parricidio. Grazio invece morì di malattia il 4 dicembre 1629, all’alba della peste.
È invece vero che lui stesso uccise un uomo a Orzinuovi, il suo paese natale. Dovette fuggire dal Bresciano e rifugiarsi a Cremona, presso il convento dei domenicani, che lo aiutarono a ritrovare la retta via e l’ispirazione. La sua pittura divenne monumentale, matura. Celebrità e pentimento gli fruttarono il perdono ed egli poté tornare nelle terre della Serenissima.
Le tele di Portese
I due dipinti sono fratelli, ma non gemelli, di due tele analoghe: una Natività del Battista del 1622 è nella chiesa di San Giovanni Evangelista a Brescia mentre una Circoncisione di Gesù del 1599 è alla Tosio Martinengo.
Il Cossali rappresentò più volte tale soggetto. Gesù sta per essere circonciso. Un sacerdote lo tiene in braccio e un altro si prepara a svolgere il piccolo intervento. Tenerissima è la Vergine, che ha le mani giunte poiché si trova in una sacra celebrazione, ma il viso tradisce l’ansia di una giovane Mamma per il male che sentirà il suo bambino.
Il tema della rinascita
Anche la Nascita del Battista era tema caro all’artista. Forse perché gli ricordava il suo percorso di redenzione dopo il fatto di sangue che gli aveva rivoluzionato l’esistenza?
In realtà entrambi gli eventi (pur essendo le circoncisioni antecedenti all’omicidio) definiscono un cambiamento, l’ingresso fisico e l’ingresso morale e religioso di due nuove creature nel mondo. Chissà, forse quel Giovannino lavato con acqua pura rappresenta la speranza di redenzione dell’autore, che non voleva essere ricordato come un disgraziato. Nel 1998 la chiesa fu colpita da un incendio, ma in un solo anno, grazie all’incredibile mobilitazione dell’intera comunità, tornò come nuova.
Accettare gli sbagli senza rinnegare il passato, aggiustare le cose, ritrovarsi: queste mura e questi quadri sembrano fatti per completarsi l’un l’altro, per esporre il concetto che rinascere, se si è disposti a pagarne il prezzo, è un’impresa possibile.




