Cartoline bresciane

Le fiamme dell'inferno e il rosso del tramonto

Il dipinto «La Tentazione» di San Girolamo racconta la lotta interiore tra male e aspirazione alla pace. Ogni dettaglio dell’opera invita a confrontarsi con paure, tentazioni e desiderio di riscatto, mostrando come i momenti più oscuri possano condurre alla luce
Particolare de «La Tentazione» di San Girolamo
Particolare de «La Tentazione» di San Girolamo

«Ora che la giornata tramonta, e tutto finisce e si scioglie di questa stupenda e drammatica scena temporale e terrena...»: queste parole intense e poetiche le scrisse Paolo VI nel suo testamento spirituale.

Tutto prima o poi ha un termine, questa è una delle certezze più salde e indubitabili dell'esistenza, oltre al fatto che nulla è saldo e indubitabile. La vita è fatta di passaggi, di cambiamenti di stato (tipo la vecchiaia con tutte le sue conseguenze), di successi e fallimenti, gioie e angosce. E su ciascuno incombe un, seppur in certi casi piccolo, inferno.

Ade, sofferenza, tramonto trovano un magico e tragico modo per esprimersi nel dipinto «La Tentazione» di San Girolamo, conservato nel Museo Puškin delle Belle Arti di Mosca. I dettagli di questo olio su tavola sono talmente accurati da farlo sembrare di autore fiammingo (chiaro il riferimento alle opere di Hieronymus Bosch, molto apprezzato dagli artisti legati a Venezia), ma la grazia è quella tutta italiana di Giovanni Gerolamo Savoldo da Brescia, che realizzò l’opera verso il 1520.

Tormento e serenità

Da una parte l’inferno e il fuoco, dall’altra la quiete di una campagna avvolta dalla rasserenante luce del tramonto. Da una parte il tormento della giovinezza con le sue tentazioni e passioni, dall’altra la pace dell’età matura rischiarata da consapevolezza e sapienza. In mezzo, sdraiato a terra e tormentato da due sgherri di Satana, ecco Girolamo. Indossa una tunica rossa, sia perché la sua iconografia prevede per lui tale abito sia perché il rosso è il colore dominante del quadro.

Il santo sta guardando un uomo anziano nudo che porta sulle spalle un demone con la testa da teschio. Quel vecchio che lo spaventa è lui stesso, oberato dal peso del Male che cerca di sopraffarlo. L’incendio e il tramonto, il male e l’aspirazione alla pace, la paura di invecchiare senza diventare saggi, di trovare alla fine di tutto una creatura orribile dominata da Satana, con un fuoco che brucia ma non purifica e la quiete del tramonto ancora troppo lontana.

Passione e riflessione

Chissà se Gerolamo quando dipingeva questo Girolamo ispirandosi a Hieronymus vedeva se stesso diviso tra il fuoco della passione e la serenità del sole che morbidamente cala. In fondo la stupenda e drammatica scena terrena contempla per ciascuno passione e riposo, tormento ed estasi.

Ognuno di noi è un Girolamo indifeso, trascinato a terra dai demoni, spaventato da se stesso, misero ma desideroso di riscatto, attratto sia dal bagliore sinistro dell'incendio che dalla salvifica e rassicurante ala rosata delle ore che precedono la notte. Come Girolamo, anzi i tre Girolami, non sappiamo quale delle due opzioni scegliere, né da giovani né da vecchi. Stiamo in bilico tra passione e riflessione, irrisolti, e fissiamo terrorizzati la nostra povera carcassa senza sapere bene cosa farcene, nemmeno quando la giornata tramonta e tutto finisce.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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