Cartoline bresciane

La storia d’amore delle due vele sul lungolago di Desenzano

L’opera Inside Two Sails di Walter Xausa dialoga con il Garda tra arte contemporanea, paesaggio e contemplazione, trasformando lo scorcio lacustre in una visione poetica
Inside Two Sails
Inside Two Sails

A cosa serve una storia d’amore se non la sai vedere? Se non hai il cuore, l’istinto, se non sai proiettarti oltre? Oltre che? Oltre e basta. Inside Two Sails, la scultura che brilla sul lungolago di Desenzano, fa pensare a una storia d’amore. Queste due lastre nere fronte lago, visione dell’artista Walter Xausa, non sono forse un racconto di passione e tenerezza? Due vele che con delicatezza, quasi sfiorandosi, si baciano, come atto di devozione al lago, al bello, alla vita.

È struggente e poetica, lei che ha alle spalle una perfezione fatta di acqua, cielo, terra, fuoco. Basta osservare per comprenderla, per desiderare di meditare. Che ciò che si vede siano, come suggerisce il titolo, due vele o due metà di una freccia separate da chissà quale destino non importa. L’importante è che lei arrivi a segno, che la sua vista accenda una scintilla.

«Inside Two Sails» è la scultura più alta del lago di Garda
«Inside Two Sails» è la scultura più alta del lago di Garda

Non è ciascuno di noi una povera metà di freccia alla costante ricerca della parte mancante che la completi? Inside Two Sails è uno spunto verso l’alto e una spinta verso il lago. Intorno e dentro di lei rosso, azzurro, blu e nero notte, a seconda del momento del giorno. Forse attraverso quella fessura inter-dimensionale puoi capire il senso di ciò che fin lì ti era sfuggito. Guardala con discrezione, senza imporre la tua presenza.

Il dialogo con l’opera

Lascia che il colloquio tra te e lei si esprima con naturalezza e s’imprima in te. Se lo desideri fai una selfie, non vergognarti. Ma, già che ci sei, fai alla scultura una foto che non ti contempli, regalati un ricordo senza tempo. Astraiti. Dimenticati chi sei ed entra con la mente a far parte di ciò che va al di là di te. La tua immagine sarà spassosa per coloro a cui la mostrerai, magari tra trent’anni.

La foto dell’opera d’arte, insieme di mano di Uomo e Natura, invece racconterà agli altri ciò che è stato custodito e che loro sono a loro volta chiamati a custodire. Questa freccia, questa vela o comunque tu la voglia interpretare può solleticare il tuo autocompiacimento e va bene così. Hai diritto al tuo momento di fama. Ma, come dicevano gli antichi greci: «La fama dura quanto il battito d’ali di una mosca. Solo la gloria dura per sempre».

Fai la selfie, ma nel momento in cui comprendi che non sei tu a dover riempire quello spazio poiché esso ha senso in sé avrai capito il significato della gloria e ti sentirai vivo, colorato, appagato. Il vuoto qui non c’è, è già riempito da una visione grandiosa.

Una vela verso l’ignoto

Ti supera, prescinde da te ma ti compenetra. È un panorama circoscritto e insieme allargato, una vela verso l’ignoto, una freccia verso dove non sai. Metterti vicino a ciò che non ha spazio né tempo non rende immortali. Accettare il dono di poterne essere partecipi invece sì. Ammira, commuoviti, stupisciti, accogli. E forse un giorno percepirai in te il miracolo di sentirti per un secondo l’artista che non hai mai pensato di essere.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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