Siamo alla Trattoria Mezzeria, in via Trieste 66 a Brescia. È pubblicità gastronomica? Nemmeno per sogno. È storia, è arte, è amicizia che diventa arte e storia. Il locale è davvero un ristorante, ma è anche una quadreria.
Preziosa, perché racconta qualcosa che trascende le regole del mercato e tutta una serie di tristezze che non facevano parte del mondo di Giacomo Bergomi e dei fratelli Sai, che nel 1975 aprirono l’osteria, la quale, trovandosi vicino allo studio dell’artista, era per lui un posto comodo dove andare a mangiare.
Diventa amico dei proprietari e porta loro alcuni dei suoi quadri, così come loro portano a lui la pasta o l’arrosto. E piano piano la Mezzeria diventa anche una Quadreria di opere realizzate tra gli anni ’60 e gli ’80.
Il Venditore di Angurie

In specifico, subito dopo l’ingresso, c'è il Venditore di Angurie, realizzato circa nel 1965. Bergomi era di Orzinuovi, dove era nato nel 1923. Conosceva la Bassa Bresciana, la vita povera dei contadini, la sete che si prova in estate quando si lavora nei campi sotto un caldo soffocante.
Il protagonista della tela ha solo la sua giacca usurata, il cappello molle, un tavolo, un coltello per affettare le angurie (quelle sono parecchio invitanti, niente affatto tristi), le orecchie a sventola e il suo tenero e commovente sorriso a un solo dente.
Non può non essere una scena vera, Giacomo ha visto per forza quell’uomo, l’ha avuto davanti agli occhi e forse lui sorrideva perché era contento che un pittore lo dipingesse, che qualcuno lo vedesse davvero. La realtà traspare sia dagli occhi di chi guarda che da quelli di chi viene osservato. È così che probabilmente si è creata la complicità che ha reso l’opera un incanto.
Arte e servizio

Dietro ci sono persone che sembrano a passeggio. Chissà, forse è domenica e possono persino permettersi il lusso di un frutto fresco e succoso. Bergomi aveva conosciuto anche la guerra, essendo stato alpino, e sapeva bene quanto erano stati duri i tempi della ricostruzione.
Quell’unico dente nell’arcata superiore fa pensare soprattutto a dov’erano finiti gli altri, a come e perché fossero caduti, alla sofferenza e alle privazioni che si nascondono dietro quella straziante gioia.
Bergomi era stato al fronte ma era stato anche all’Accademia di Brera. Ci vogliono occhi buoni per vedere il male del mondo e per immedesimarsi nel suo costante dolore e ci vuole talento per descriverlo. E per fare entrambe le cose occorrono esperienza e disciplina.

Così entri in un posto dove si mangia e si beve e capisci cosa significa fare fatica a procurarsi il cibo. E ringrazi il cielo di essere lì e che un giorno uomini che facevano lavori diversi, pitturare e cucinare, si siano trovati simpatici.
In realtà tutti loro facevano proprio lo stesso mestiere dell’anguriaio. Erano lì apposta per mettersi al servizio gli altri. Cosa che tutti dovremmo ricordarci più spesso di fare.




