Siccità, domani scorte d’acqua finite: scatta la «regolazione a vista»

Laghi ai livelli minimi: Iseo al 6% di riempimento, Garda al 42: oggi il decreto sul deflusso minimo vitale
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SICCITA', SCORTE D'ACQUA FINITE
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I primi trattori con i rimorchi stracolmi di trinciato si sono visti all’orizzonte già ieri. Con venti giorni d’anticipo rispetto alla tradizionale tabella di marcia agricola. È iniziata la corsa contro il tempo per cercare insomma di «portare in cascina» quel che si può del primo raccolto, anche perché il secondo lo si dà pressoché per perso: non a caso molte aziende agricole non hanno neppure perso tempo con la semina. Un’immagine emblematica, questa: la Lombardia sta letteralmente finendo l’acqua.

Da domani le scorte - frutto degli accordi stretti dal governo regionale per portare quanto più oro blu possibile sui terreni - saranno esaurite. Per questo si attende con ansia, oggi, la firma del decreto che dovrebbe concedere una nuova deroga al deflusso minimo vitale: perché diversamente, senza più neppure una goccia di riserva, la regione sarà a secco.

In crisi

La situazione è messa ancor più a fuoco dai numeri: il lago d’Iseo è al 6 per cento di riempimento (-22,2 centimetri con un afflusso di 33,1 metri cubi al secondo e un deflusso di 37,8 m³/s), il lago di Garda è a quota 42% (con un afflusso di 23,1 metri cubi d’acqua al secondo e un deflusso di 70 m³/s), mentre l’Eridio ha una disponibilità pari a -7,4% (a fronte di un afflusso pari a 12,5 m³/s corrisponde un deflusso di 17,5 m³/s) e il Chiese non è certo messo meglio, anzi.

Scarseggia l'acqua nel lago d'Iseo - Foto © www.giornaledibrescia.it
Scarseggia l'acqua nel lago d'Iseo - Foto © www.giornaledibrescia.it

Che succederà quindi da venerdì in avanti? Scoccherà la cosiddetta «regolazione a vista», tradotto: tanto entra, tanto esce. Arrivati a questo punto, in sostanza, scatterebbe anche la chiusura definitiva dei rubinetti per l’irrigazione dei campi, ma stando alle prime indiscrezioni la Giunta tecnica del Consorzio Oglio-Mella - riunitasi ieri e aggiornata ad oggi - avrebbe stabilito una proroga: alcuni canali, a turnazione, saranno tenuti infatti attivi, seppur al minimo, fino a martedì 19, così da far scivolare più in là la sospensione delle irrigazioni. Nel frattempo, nella zona della Franciacorta, sono stati attivati gli impianti in pressione: in molti hanno cioè chiesto di poter dissetare i campi attraverso «l’irrigazione in soccorso». Un’operazione, questa, che ha interessato tutta la fascia sud, in particolare i Comuni di Cologne, Rovato, Cazzago San Martino e Passirano.

La regia

Quanta acqua si è riusciti a recuperare grazie all’accordo con gli operatori idroelettrici? Da sabato scorso Enel sta rilasciando fino a 2,7 milioni di metri cubi di oro blu al giorno nei bacini dei fiumi Oglio, Adda, Brembo e Serio, contribuendo così a quietare la sete dei terreni e a agevolare le esigenze dell’economia locale. L’azienda sta partecipando ai tavoli di confronto avviati mesi fa in Lombardia. Il governatore Attilio Fontana, insieme all’assessore regionale agli Enti locali Massimo Sertori, farà il punto della situazione sull’emergenza oggi, anche alla luce delle misure da attuare sulla scia del decreto. «Credo di poter dire che sia stato fatto tutto il necessario, anche nel rispetto di accordi raggiunti con le associazioni degli agricoltori, per consentire almeno il primo raccolto» ha sottolineato il presidente.

Sulle scorte in esaurimento per il 15 luglio, vale a dire domani, Fontana ha aggiunto: «Ho dato una visione sulla quale ero certo. Grazie a tutti questi utilizzi con il misurino, forse riusciamo a tirare ancora in là qualche settimana, ma è chiaro che il problema di fondo c’è e che la situazione è molto grave. Stiamo affrontando questa emergenza con grandissima attenzione e cura, ma speriamo che piova perché purtroppo il vero concetto è che se l’acqua non cade dal cielo, non si riesce a creare». Il presidente lo dice chiaro e tondo: «La situazione è estremamente preoccupante: non ci sono quelle riserve determinate dall’accumulo invernale della neve, perché quest’anno non ha nevicato. E stiamo utilizzando fino all’ultimo litro di acqua disponibile».

Nei giorni scorsi sono state messe a punto le prime manovre per cercare di salvare il raccolto degli agricoltori. «Da mesi stiamo lavorando per salvare almeno il primo raccolto - ha spiegato Sertori -. Importantissimo è l’ultimo accordo che abbiamo stretto con i gestori idroelettrici», intesa che ha portato «un milione di metri cubi fino alla fine di luglio per quanto riguarda il lago d’Iseo, quindi il bacino dell’Oglio. Questi sono importanti accordi che ci consentono di sfruttare al massimo la poca acqua che c’è».

Effetto burocrazia

Con le riserve idriche che continuano a restare al di sotto del 60 per cento rispetto agli anni passati (il periodo di riferimento è quello dal 2006 al 2020) e senza precipitazioni significative, l’agricoltura lombarda può contare attualmente solo sull’acqua presente nei bacini idroelettrici montani. La sola produzione di base dell’agricoltura vale in Lombardia 10 miliardi di euro a cui vanno aggiunti il valore della trasformazione e dell’indotto. Un crollo nei raccolti avrebbe quindi conseguenze inimmaginabili, soprattutto sulla zootecnica regionale: basti pensare che oltre il 50 per cento del latte italiano arriva dalle stalle lombarde. L’emergenza siccità è ormai diventata strutturale. Per questo è necessario mettere in campo un carnet di investimenti tempestivi, parallelamente al lavoro sulla rete per evitare la dispersione dell’oro blu.

Uno dei progetti sul tavolo da tempo è il recupero e la riconversione delle cave dismesse (sono almeno 37, a Brescia, quelle immediatamente convertibili), una strada che vede d’accordo anche Anbi: «Recupero delle cave per la creazione di bacini di accumulo e laminazione, efficientamento consortile dei metodi irrigui, utilizzo delle acque depurate in piena sicurezza, sviluppo delle tecnologie: questi sono i principali filoni da perseguire» ha chiarito il presidente regionale dell’Associazione dei consorzi, Alessandro Folli. Come mai, allora, è tutto fermo? Lo spiega l’assessore lombardo all’Agricoltura, Fabio Rolfi: «Abbiamo innovato il nostro comparto legislativo con una norma che riconosce e individua le cave dismesse, laddove ne hanno le caratteristiche tecniche, come invasi e bacini di pianura per l’accumulo dell’acqua. Tuttavia, le procedure autorizzative sono veramente lunghe e farraginose, quindi se l’obiettivo è infrastrutturare il territorio dobbiamo trovare modalità differenti ed eccezionali».

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