La montagna ha sete: invasi alpini semivuoti e i rifugi chiudono prima

Secondo il Cai un rifugio su quattro dovrà terminare anzitempo la stagione
In una foto d'archivio, la diga al rifugio Garibaldi sotto l’Adamello - © www.giornaledibrescia.it
In una foto d'archivio, la diga al rifugio Garibaldi sotto l’Adamello - © www.giornaledibrescia.it
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La montagna rimanda a un’idea di frescura. Il concetto si materializza non solo sullo sfondo restituito da un panorama alpino con la scintillante estensione delle sue aree nivali e glaciali, ma tangibilmente per effetto del gradiente termico, con la temperatura in diminuzione di circa 6 gradi centigradi e mezzo ogni 1.000 metri di dislivello. È consuetudine quindi, nel corso della stagione estiva, alzarsi di quota per approfittare di ambienti che offrono un piacevole maggiore refrigerio.

In sofferenza

In queste settimane però anche la montagna è in sofferenza. Le temperature rilevate, nettamente superiori alla media, stanno provocando dalla prima settimana di giugno un rapido scioglimento della riserva idrica conservata dal manto nevoso, che mostra una forte riduzione delle sue superfici e della sua altezza. Rispetto alla media delle scorse stagioni siamo in anticipo sullo scioglimento di circa un mese. A risentirne è la disponibilità di acqua negli invasi alpini e più in generale nei bacini idrografici che alimentano i grandi laghi.

Dati allarmanti

In pianura: la poca acqua rimasta nel fiume Oglio - © www.giornaledibrescia.it
In pianura: la poca acqua rimasta nel fiume Oglio - © www.giornaledibrescia.it

Per quelli della nostra provincia, secondo i dati che sono stati forniti dall’ultimo bollettino dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, la diminuzione rispetto alla media del periodo compreso tra il 2006 e il 2020 è molto rilevante sia per il bacino dell’Oglio (-68,4%) sia per quello del Chiese (-85,4%), e sostenuta anche per quello del Sarca-Mincio (-45 per cento).

Anche gli ambienti montani quindi, in una evidente correlazione, presentano condizioni particolari che a valle si riflettono nell’arsura dei campi e nelle temperature roventi delle città.

Responsabilità

Il Club alpino italiano (Cai), che gestisce numerose strutture ricettive in quota, prevede che un rifugio su quattro sarà costretto a chiudere prima della fine della stagione estiva per difficoltà derivanti dall’approvvigionamento di acqua.

I richiami che a più voci si diffondono per un uso oculato della risorsa idrica coinvolgono anche questi presidi della montagna. I gestori si stanno impegnando per garantire al meglio la funzionalità dei servizi igienici, la ristorazione e il pernottamento. È necessario che anche tutti i fruitori prendano coscienza delle difficoltà di questo momento. Un rifugio non è un ristorante e nemmeno un albergo. È lo spazio accogliente in cui si può fare esperienza di essenzialità, risparmio e attenzione nei confronti dell’ambiente, un tesoro da mettere nello zaino e da portare a valle.

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