Nelle acque reflue di Verziano presente il 30% di Omicron
Si chiama «epidemiologia delle acque reflue»: attraverso l’analisi di campioni prelevati all’ingresso dell’impianto di depurazione di Verziano è possibile delineare un profilo dei contagi da SarsCov2, includendo contemporaneamente le infezioni sintomatiche e asintomatiche della popolazione di riferimento.
Con l’ultima analisi, effettuata dall’Istituto superiore di Sanità, è stato osservata la costante crescita della positività dei campioni infettati da variante Omicron. Assente nelle prime settimane dello scorso dicembre, nel nostro territorio aveva già superato il 30% di presenza nelle acque reflue nel periodo di Natale, anche se nel vicino Veneto negli stessi giorni si era già all’80%.
Comprendere con due settimane di anticipo l’evoluzione della pandemia non è un puro esercizio accademico, ma un’opportunità per mettere a punto strategie a difesa della popolazione in generale e, in particolare, a tutela del nostro servizio sanitario che dovrebbe continuare ad essere universale - per tutti e per tutte le patologie - malgrado il SarsCov2. Ora lo strumento c’è, ed è il monitoraggio del virus in campioni prelevati regolarmente nelle fognature e in ingresso agli impianti di depurazione. La funzione strategica è quella di individuare precocemente e monitorare la circolazione del virus nei vari territori: integrare questi dati con quelli provenienti dalla sorveglianza epidemiologica, consente di monitorare con precisione l’evoluzione di Omicron e di altre varianti di SarsCov2.
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Dunque, Omicron è in crescita, ma non è ancora prevalente. Per questo non bisogna incorrere nell’errore di dimenticare con troppa facilità che Delta esiste ancora. A sottolinearlo anche il fisico Roberto Battiston, coordinatore dell’Osservatorio epidemiologico dell’Università di Trento e analista dei dati della pandemia, intervistato da Repubblica. Afferma: «Assistiamo a una sorta di rimozione collettiva della variante Delta, ma non c’è nessuna prova che sia scomparsa. Anzi, probabilmente è la principale responsabile dei decessi e dei ricoveri in terapia intensiva. In questo momento, in realtà, è come se ci fossero due epidemie diverse: quella dovuta appunto alla Delta e quella riconducibile a Omicron, con effetti meno gravi sulla salute ma così contagiosa da farci rischiare un lockdown di fatto. Per poter affrontare efficacemente questa fase, è fondamentale avere chiara tale distinzione. E magari adoperarsi per distinguere chi si ammala di una variante piuttosto che dell’altra».
Quello dell’analisi delle acque reflue, dunque, consente di prendere opportune misure di potenziamento delle strutture di emergenza, si rischia il collasso del sistema ospedaliero nei prossimi trenta giorni».
Senza contare che Omicron può bloccare il Paese perché è molto più rapida nella sua espansione. Per questo, avere la fotografia in anticipo del profilo dei contagi è uno strumento prezioso in una fase in cui, oltre a far fronte ad un’«attempata emergenza» (dopo due anni difficile ancora definirla tale) ci permette di salvare le vite e la vita. Gli ultimi dati di previsione dell’andamento del contagio e della diffusione delle varianti sono frutto del sondaggio-flash con il quale si identificano i positivi ad Omicron con un test molecolare rapido e che viene ripetuto ogni mese dal gruppo di lavoro dell’Istituto superiore di Sanità coordinato da Giuseppina La Rosa del Dipartimento e Salute e da Elisabetta Suffredini, del Dipartimento sicurezza alimentare, nutrizione e Sanità pubblica, con la collaborazione della rete Sari, sorveglianza nazionale di SarsCov2 nelle acque reflue (per Brescia i componenti sono Barbara Bertasi dell’Istituto zooprofilattico e Giorgio Bertanza dell’Università degli Studi di Brescia).
A livello nazionale l’analisi attesta Omicron ad una media del 28,4 per cento dei campioni delle acque reflue raccolti in 98 punti di campionamento di 16 regioni e province autonome. I campioni, per Brescia, vengono prelevati al depuratore di Verziano, impianto che, oltre alle acque reflue di Brescia, raccoglie la quasi totalità degli scarichi di Collebeato, Gussago, Bovezzo, Cellatica e Rezzato, oltre ad una piccola parte di quelli di Castenedolo, Roncadelle, Concesio e Nave. Il metodo che permette di anticipare di 7-14 giorni la curva epidemica, noto come «epidemiologica delle acque reflue», è stato sviluppato nel 2005 dall’Istituto Mario Negri per stimare il consumo di sostanze e aggiornato all’analisi del SarsCov2 nei reflui urbani.
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