Ospedali a livello di guardia: sanitari assenti perché positivi

Circa il 5% è contagiato. Intanto la rete bresciana si riorganizza in attesa di ricoveri record
Uno degli ingressi dell'ospedale Civile - © www.giornaledibrescia.it
Uno degli ingressi dell'ospedale Civile - © www.giornaledibrescia.it
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La scorsa notte da un ospedale di Mantova hanno telefonato al Civile chiedendo se potevano trasferire una paziente ancora in giovane età molto grave che doveva essere operata d’urgenza in una struttura iperspecialistica. Da Brescia sono stati costretti a rifiutare il ricovero perché, dopo una ricerca quasi disperata, non è stato trovato nessun posto libero in terapia intensiva necessario dopo l’intervento chirurgico. «Speriamo che abbiano trovato posto altrove» è il commento sconsolato e arrabbiato dei chirurghi.

La rabbia è trasversale e comune a tutte le strutture: «Questo è il risultato di chi non si vuole vaccinare: abbiamo sempre più posti in terapia intensiva occupati dai no vax, molti dei quali discutono con i medici intensivisti perché non vogliono essere intubati, non vogliono l’ossigeno, non vogliono... Ecco, in compenso ci sono persone che muoiono, o che rischiano di morire, perché i posti sono occupati. Certo, tutti hanno diritto di essere curati, ma sarebbe anche opportuno che tutti evitassero l’aggravarsi di una malattia quale il Covid ricorrendo ai mezzi ad oggi disponibili». Una contrapposizione dolorosa, ma che è realtà.

Sanitari positivi

A questo scenario già di per sè drammatico, si aggiunge la difficoltà legata al numero di medici, infermieri e operatori sociosanitari che non possono andare al lavoro perché positivi - circa il 5% del totale dei dipendenti - o, anche se in misura minore, sospesi dal servizio in quanto non vaccinati. Il tutto in una situazione pandemica molto preoccupante che vede aumentare in modo vertiginoso il numero di ricoveri, sia in area medica sia in terapia intensiva.

Una crescita che continuerà almeno per due settimane - l’esperienza lo ha insegnato - anche dopo che la curva dei contagi raggiungerà il suo apice e inizierà a scendere. Si lavora in emergenza: ferie sospese e turni massacranti per garantire la cura di tutti i malati, non solo di quelli che hanno la Covid-19. Questi ultimi, peraltro, proprio per la complessità assistenziale causata dalla loro patologia, richiedono un numero superiore di persone a loro dedicate.

I dati

 Alcuni dati: agli Spedali Civili le persone in malattia sono 250, soprattutto tra infermieri ed operatori sociosanitari ed i reparti chirurgici hanno ridotto il numero dei letti. All’Asst Garda sono un centinaio «con infezione contratta al di fuori del contesto lavorativo» come precisano dall’azienda ospedaliera, dal momento che si tratta di casi isolati nei diversi reparti. In Franciacorta sono a casa in malattia 150 sanitari, molti positivi asintomatici. In Poliambulanza le assenze sono una sessantina. Un resoconto in linea con quello che sta accadendo nel resto del Paese e che, se sommato all’emergenza sanitaria, sta mettendo in crisi la funzionalità degli ospedali.

La crisi

«Siamo in crisi con il personale, ma non riusciamo nemmeno ad assumere perché proprio non lo troviamo - spiega Mauro Borelli, direttore generale Asst Franciacorta -. Ci sono 150 persone a casa perché positive ed una decina sospese tra infermieri e operatori sociosanitari perché non vaccinati su 1.800 dipendenti, amministrativi compresi. La soluzione? Riduciamo i servizi, non abbiamo alternative, abbiamo già iniziato con la Neurologia. Dalla Regione le indicazioni sono chiare: dare priorità alle vaccinazioni e garantire i livelli essenziali di assistenza. I ricoveri Covid li dobbiamo fare. Il resto aspetta».

Alessandro Triboldi, direttore generale Fondazione Poliambulanza, parla «dell’accumulo di stanchezza e stress psicologico presente in tutto il personale che lavora in ospedale». «Nessuno si risparmia, sia chiaro. Tuttavia, se all’inizio della pandemia le energie erano tantissime, dopo due anni la fatica si fa sentire - continua -. Ad oggi sono a casa sessanta persone positive, ma non è un problema di focolai nei reparti perché i contagi sono avvenuti in più aree dell’ospedale. Molti sono stati contagiati dai figli piccoli».

Per ricoverare i pazienti Covid Poliambulanza ha limitato la parte chirurgica d’elezione. Ricoveri regolari in medicina e geriatria. Conclude il dg: «Le assenze per Covid si sommano ad un organico già assottigliato nei mesi scorsi quando un centinaio di infermieri si è dimesso perché assunto nel pubblico e solo in parte rimpiazzato dai neolaureati della nostra scuola».

Scala 4

«Il nostro ospedale ha una dimensione tale che, pur aumentando il numero di ricoverati Covid, riesce ad assorbire il colpo e garantire, ad oggi, un buon livello di operatività - spiega Massimo Lombardo, direttore generale dell’Asst Spedali Civili -. La prossima settimana apriremo anche il quinto piano di Scala 4, il padiglione in cui sono ricoverati solo pazienti Covid e per il quale non finiremo mai di ringraziare chi ha avuto l’idea di realizzarlo e chi ha permesso di portarlo a termine, perché ci permette una significativa elasticità nel garantire anche lo svolgimento delle altre attività di cura e assistenza. Ad oggi, i malati Covid più gravi sono al Civile - Scala 4 e Infettivi - e quelli più leggeri sono a Montichiari e a Gardone Val Trompia in letti dedicati. Sono quei pazienti che venivano ricoverati negli altri presidi della rete ospedaliera bresciana prima che questa, su indicazione della Regione in seguito all’aumento dei malati, dovesse anch’essa dedicare posti letto ai Covid».

Ed aggiunge: «Ad oggi siamo al livello 4 dei cinque previsti dal piano regionale sull’occupazione dei posti letto Covid. Livello che prevede di avere 180 posti letto dedicati e ne abbiamo 200 includendo anche quelli in terapia intensiva. Se oggi la situazione è sostanzialmente sotto controllo con un buon livello di operatività sia chirurgica sia medica, cosa diversa sarà se dovremo passare al livello 4 che prevede 270 letti dedicati solo in area medica. In quel caso, inizieremo ad aprire stecche di 26 posti nelle Medicine, riducendo di molto le attività non Covid».

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