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Brescia e Hinterland

LA GIORNATA INTERNAZIONALE

Il «Cerchio della luna» contro la violenza sulle donne


Brescia e Hinterland
26 nov 2021, 19:40
IL CERCHIO DELLA LUNA

Il cerchio, figura accogliente, che a modo suo fa diventare ogni presunta fine un nuovo inizio. La luna, necessaria per non perdersi nel buio. Da questi elementi nasce a Brescia il nuovo polo per l’accoglienza e l’ascolto delle donne vittime di violenza «Il cerchio della luna», che affiancherà i due centri già esistenti Casa delle Donne e Butterfly. Una novità e al tempo stesso una conferma della solida rete che si sta costruendo sul territorio per combattere la violenza di genere e aiutare le donne che ne sono vittime.

Circa 430 quelle che nei primi undici mesi del 2021 hanno fatto accesso ai centri cittadini, un trend stabile rispetto allo scorso anno, ma, precisa la presidente di Butterfly Moira Ottelli, «se la pandemia non ha aumentato i casi, ha però acuito la violenza già esistente». Sono 73 le segnalazioni arrivate ai centri attraverso i Pronto soccorso e le Forze dell’ordine, che però hanno avuto a che fare con numeri ben più alti: da inizio anno la Squadra Mobile di Brescia si è occupata di 143 episodi, con l'applicazione di 11 misure cautelari, mentre i carabinieri hanno eseguito 75 arresti e denunciato 580 persone nell’ambito degli interventi di «Codice Rosso» (la specifica normativa introdotta nel 2019).

Quanto ai provvedimenti urgenti previsti dalla legge, da inizio 2021 sono stati effettuati 30 ammonimenti, 42 allontanamenti dalla casa familiare, 67 divieti di avvicinamento e 2 divieti di dimora. L’età media delle donne maltrattate è 35 anni, sono in prevalenza italiane e più della metà ha figli. Proprio a loro il nuovo centro, diretto da Laura Fochesato, dedicherà un’attenzione particolare: «L’obiettivo è svolgere un’azione integrata e complementare rispetto a quella degli altri poli cittadini - precisa Fochesato -, nello specifico ci occuperemo della presa in carico anche dei bambini vittime di violenza assistita, e degli uomini maltrattanti, che restano sempre i loro papà». Sono previste musicoterapia, pet therapy, attività di gestione della rabbia e di recupero, per i piccoli, di un rapporto sereno con la figura maschile finora associata alla violenza.

Le persone accolte negli appartamenti protetti potranno portare con sè i propri animali domestici, per sentirsi, almeno in parte, a casa. Saranno inoltre attivati uno sportello al Pronto soccorso dell’ospedale di Esine e un progetto formativo con gli studenti dell’istituto Dandolo di Leno. E ancora, percorsi di formazione, alfabetizzazione e inserimento nel mondo del lavoro, in collaborazione con la cooperativa Essere: proposte rivolte soprattutto alle straniere, ma anche alle tante donne italiane che non riescono a sganciarsi dal partner violento per mancanza di indipendenza economica.

La fiaccolata delle amiche di Giusy de Luca ad Agnosine - © www.giornaledibrescia.it

Il Cerchio della luna, che nasce dall’esperienza di Fochesato e dei suoi collaboratori alla Casa delle donne, aggiungerà due case rifugio alle 10 esistenti, arrivando a un totale di 75 posti in città: ancora pochi se si considera che nei primi undici mesi dell’anno sono state collocate 37 nuove vittime con i loro bambini. A questo tipo di accoglienza, che richiede una protezione totale, può seguire un livello maggiore di autonomia negli appartamenti di secondo livello di Casa delle donne, che proprio in queste settimane, guidata dalla neo presidente Viviana Cassini, ha lanciato un progetto di accompagnamento al lavoro attraverso il bando di Fondazione Cariplo.

Il sostegno h 24 è invece gestito dal centro Butterfly, fondato nel 2019, a cui afferirà da gennaio una nuova casa rifugio (la tredicesima a Brescia) ottenuta dai beni confiscati alla mafia. All’appello mancano (ancora) gli uomini. Circa trecento quelli transitati in otto anni dall’associazione «Il Cerchio degli uomini», ma, commenta il presidente Bruno Barbieri: «Se all’inizio i partecipanti venivano volontariamente, oggi sempre più arrivano senza reale motivazione, ma per evitare misure più restrittive. I giudici non ci chiedono una relazione finale, ma solo il numero di sedute frequentate. Per fortuna il 30% dei nostri utenti riesce a migliorare il proprio rapporto con le donne».Giornata contro la violenza sulle donneUn territorio che dice «no»

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