Perché non ha denunciato prima? È una domanda che si sente ripetere spesso quando si parla di femminicidi o di violenza sulle donne. Uno dei casi che ha sollevato più polemiche di recente è stato il video pubblicato da Beppe Grillo per difendere il figlio dalle accuse di violenza sessuale di gruppo. «Una persona che viene stuprata la mattina e al pomeriggio va in kitesurf, e dopo otto giorni fa una denuncia, è strano» ha detto Grillo. Sostenere che una persona dovrebbe denunciare subito una violenza o atti persecutori è un argomento diffuso nei discorsi stereotipati sulla violenza di genere, che finisce per minare la credibilità di chi denuncia e trasformare anche un femminicidio in un delitto annunciato, in cui la vittima diventa corresponsabile della sua morte.
Questo meccanismo si chiama «vittimizzazione secondaria», spiegano i centri anti-violenza, perché trasferisce parte della responsabilità dell’accaduto sulla persona che quel fatto l’ha subito e così la costringe a rivivere le condizioni di sofferenza in cui si è trovata.




