Come funzionano le denunce per violenza sulle donne

Perché non ha denunciato prima? È una domanda che si sente ripetere spesso quando si parla di femminicidi o di violenza sulle donne. Uno dei casi che ha sollevato più polemiche di recente è stato il video pubblicato da Beppe Grillo per difendere il figlio dalle accuse di violenza sessuale di gruppo. «Una persona che viene stuprata la mattina e al pomeriggio va in kitesurf, e dopo otto giorni fa una denuncia, è strano» ha detto Grillo. Sostenere che una persona dovrebbe denunciare subito una violenza o atti persecutori è un argomento diffuso nei discorsi stereotipati sulla violenza di genere, che finisce per minare la credibilità di chi denuncia e trasformare anche un femminicidio in un delitto annunciato, in cui la vittima diventa corresponsabile della sua morte.
Questo meccanismo si chiama «vittimizzazione secondaria», spiegano i centri anti-violenza, perché trasferisce parte della responsabilità dell’accaduto sulla persona che quel fatto l’ha subito e così la costringe a rivivere le condizioni di sofferenza in cui si è trovata.
La questione dei tempi per la denuncia solleva però un problema di fondo. Perché è vero che spesso i tempi della legge e quelli della vittima non coincidono. E per questa ragione non è facile affrontare il percorso delle denunce.
I tempi della legge e i tempi della vittima

Per una persona vittima di violenza comprendere cosa le è accaduto e decidere cosa fare potrebbe non essere immediato. Possono volerci anni prima di riuscire ad ammettere con sé stessa di aver subito violenza e a raccontarlo ad altri, così come per denunciare dalle forze dell’ordine.
In Italia il reato di violenza sessuale viene perseguito a querela, mentre nei casi aggravati è perseguibile d’ufficio (per esempio, se la vittima è minore). Significa che spetta alla vittima stessa di violenza rivolgersi alle forze dell’ordine, tranne che in circostanze aggravate per le quali carabinieri e polizia possono intervenire direttamente. La legge italiana prevede anche un limite entro il quale è possibile sporgere querela: «Nel 2019 la riforma nota come codice rosso ha esteso a 12 mesi il termine di querela per le violenze sessuali, mentre fino a prima era di sei mesi, come nei casi di stalking – spiega Cristina Guatta, avvocata che ha seguito numerosi casi legati alla Casa delle Donne, il centro antiviolenza con sede in via San Faustino, in centro storico –. La questione della procedibilità a querela è stata mantenuta per salvaguardare l’autodeterminazione della donna, cioè la possibilità di decidere se intraprendere la via giudiziaria o no». Ma non è così semplice denunciare. «Se una vittima di violenza arriva dalle forze dell’ordine, significa che spesso ha già fatto una parte del percorso, anche solo di presa di consapevolezza, che non è facile e potrebbe non avvenire subito dopo i fatti», prosegue Guatta.
C’è poi la paura a fare da deterrente: di non sapere cosa accadrà dopo la querela, delle ritorsioni da parte del violento, di finire per strada, per l’incolumità dei figli, di una risposta non adeguata dalle istituzioni. Su quest’ultimo punto Guatta rassicura: «Negli ultimi anni la Procura di Brescia ha fatto un grande lavoro per attivarsi immediatamente per aiutare la vittima. Con il codice rosso si sono inasprite le sanzioni e anche a Brescia sono aumentate le misure cautelari in carcere o agli arresti domiciliari presso parenti nei confronti degli uomini violenti, cosicché non sono più le donne a doversene andare da casa».Le stanze tutte per sé nelle caserme
Nei casi di violenza sulle donne, le forze dell'ordine possono essere coinvolte in due modi: la vittima si reca in caserma di persona oppure telefona al numero di emergenza 112 chiedendo l'intervento nella propria abitazione. «Sono due situazioni diverse, ma in entrambe le circostanze la vittima è una persona molto fragile, che chiede aiuto e ha deciso di prendere un provvedimento contro il reo. Alle forze dell'ordine spetta la ricostruzione della dinamica di quanto è successo, conoscere i pregressi e il contesto familiare - spiega il capitano dei Carabinieri di Brescia Federica Annalisa Burzio -. Va sempre tenuto conto che la vittima di violenza subisce una violenza anche psicologica: non è facile scegliere di denunciare qualcuno che spesso è un congiunto, un marito, un ex partner o un figlio».
Per riuscire ad accogliere nel modo migliore possibile le vittime che scelgono di rivolgersi alle forze dell'ordine, negli ultimi anni le caserme di Brescia hanno molto investito nella formazione di tutti i reparti. «L'attenzione dell'Arma alla violenza di genere è massima - dice il tenente colonnello Francesco Tocci -. In tutti i presidi del comando provinciale il personale riceve una formazione specifica, comprensiva di un aggiornamento sulle ultime novità legislative e sulle procedure di intervento».

Grazie alla collaborazione con l'Associazione «Soroptimist», il Comando provinciale ha inaugurato presso le Compagnie Carabinieri di Brescia, Salò, Breno e Desenzano quattro stanze protette dedicate, chiamate «La Stanza tutta per sé», locali predisposti proprio per accogliere le vittime di violenza che scelgono di denunciare. «Sono locali all'interno delle caserme accessibili a qualsiasi ora, ogni giorno, ai quali garantiamo il massimo di riservatezza», illustra Burzio. Qui le persone hanno la possibilità di raccontare alle forze dell'ordine quanto accaduto e chiedere di essere immediatamente tutelate tramite la rete con cui si interfaccia i carabinieri, che comprende servizi sociali e centri anti-violenza.
Da qualche tempo inoltre, l'Arma si avvale di un importante strumento, si tratta dell'applicativo interforze Scudo, un programma che consente agli operatori di consultare i dati, integrando i sistemi operativi e multimediali e informativi già in uso alle forze di Polizia, di evidenziare i precedenti interventi degli equipaggi nei confronti delle vittime di liti, o violenza, anche in casi in cui non sia stata proposta denuncia o querela. Saranno in questo modo monitorati sempre di più episodi rientranti nel cosiddetto «Codice Rosso».
La Casa delle Donne
Uno dei punti di riferimento per le donne che subiscono violenza è la Casa delle Donne in via San Faustino 38, in centro a Brescia. Nel 2020 hanno chiesto aiuto 413 donne, dall’inizio dell’anno a oggi 241. «Metà sono italiane e l’altra metà di origine straniera: un dato che dovrebbe far cadere il pregiudizio che la violenza sulle donne sia una prerogativa degli immigrati e della loro cultura. Purtroppo è un problema che riguarda tutti - spiega Viviana Cassini, presidente della Casa delle Donne -. Sorprende, nell’analisi dei fatti, che vengano colpite soprattutto le donne che si ribellano e che se ne vanno. Gli uomini violenti non accettano di perdere il potere su quella che considerano una loro proprietà. È un problema atavico, lo so».
Il centro antiviolenza è nato nel 1989 e dal 2014 lavora in rete con altre associazioni. «Le donne si rivolgono a noi per richieste di aiuto, anche se non riescono a prendere la decisione di rottura con un ambiente domestico tossico e violento - dice ancora Cassini -. La risposta non può che essere corale, in una babele di lingue e di diritti negati perché subordinati ad una regolarità di soggiorno che spesso non c’è».
Chi si rivolge alla Casa delle Donne trova un gruppo di donne che mette a disposizione esperienza e professionalità per aiutare donne che subiscono molestie, stalking, maltrattamenti, violenze, oppure si trovano in un momento di difficoltà. I servizi offerti sono l’ascolto, l’accoglienza e l’assistenza psicologica e legale, per quanto riguarda abusi sia in ambito familiare che extra familiare. Il centro è aperto dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 18. Per avere un colloquio bisogna chiamare prima allo 0302400636 – 0302807198 o scrivere a casa@casadelledonne-bs.it. La segreteria telefonica è comunque sempre attiva anche nel weekend.
Chi chiamare e dove andare in caso di emergenza
Il numero Antiviolenza Donna 1522 risponde 24 ore su 24 gratuitamente da tutta Italia. Per emergenze c’è il 112. In città dà consulenza sul tema della violenza di genere il Telefono Azzurro-Rosa (030350301, 337427363, numero verde 800001122, email info@azzurrorosa.it) sul cui sito ci sono anche indicazioni su come comportarsi in caso di bisogno (https://www.azzurrorosa.it/informazioni-caso-bisogno/).
Oltre alla Casa delle Donne a Brescia c’è il Centro antiviolenza Butterfly in via Ferdinando Bertoni 6(0302352018 oppure 3924886330, email butterfly2019@outlook.it). In Valcamonica ci si può rivolgere a Terre Unite (0364536632, centroantiviolenza@terreunite.it) o al centro antiviolenza Il cerchio della Luna (3311256117, ilcerchiodellaluna@libero.it). In Val Trompia il centro VivaDonna (3357240973, antiviolenzavalletrompia@gmail.com). Sul Garda opera Chiare Acque (3349713199, chiareacque.cavsalo@gmail.com). In Franciacorta la Rete di Daphne (030653455, email associazione.daphne@libero.it).
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
