Entrare nella serra di «Carnosa&Spinosa» è come guardare un quadro della pittrice e naturalista vittoriana Marianne North. La luce, chiara e forte, colpisce le piante appoggiate sui tavoloni, appese a sostegni oppure che svettano dai vasi in coccio. Hanno tutte un fascino esotico con le loro forme e colori inusuali. E i fiori, proprio come nel dipinto dell’inglese «Un cactus colonnare brasiliano», riempiono di meraviglia.
Il vivaio di Manerba è specializzato nella coltivazione di cactacee e piante succulente: specie ornamentali e rare con clienti che arrivano sul Garda proprio per acquistare una delle loro piante tra le quali ci sono euforbie, agavi, ibridi di Echinopsis, Trichocereus ed Epiphyllum. Giusto per fare dei numeri in azienda sono presenti circa 600mila piante, comprese quelle di grandi dimensioni.
Tutto è ordinato: i cactus da una parte, le succulente dall’altra, più all’esterno; le piccole divise dalle grandi. Quelle pronte per le mostre con la ghiaia a coprire il terreno.

Ad accoglierci, in un giorno di particolare fermento per i preparativi necessari al cambio di stagione, sono il titolare Claudio Venturelli e la sua collaboratrice Margherita Banalotti (in tutto la squadra è di cinque).
Da quanto siete nel settore?
CV: Nasciamo negli anni Novanta come azienda di composizione floreale con cactacee, ma dal desiderio di coltivare queste piante abbiamo cominciato ad acquistare piante dal mondo.
MB: Spediamo in tutta Italia, anche al sud come la Sicilia. Siamo piccoli, ma siamo specializzati su cose particolari.
Avete saputo ricavarvi una nicchia di mercato?
CV: L’80% dei clienti sono abituali e vengono anche dall’estero apposta perché qui si trovano piante che difficilmente si trovano altrove. Ieri, per esempio, c’erano dei Polacchi.
Vi muovete molto per mostre-mercato?
MB: Ne facciamo tante, soprattutto nel Nord d’Italia come a Torino, Pavia, Bologna. E poi, oltre all’apertura ordinaria, due volte all’anno facciamo il porte aperte qui in vivaio.
Gli eventi, immagino, servano non solo a farvi conoscere, ma anche ad incontrare colleghi...
MB: Sì, solitamente a fine evento quel che non si è venduto viene preso dai colleghi. Si scambia per poi fare talee.
Veniamo alla parte più «spinosa»: molti pensano che le cactacee siano difficili da coltivare. È così?
CV: No, ma serve tanta luce. I peggiori coltivatori sono quelli bravi con le piante verdi che hanno giardini bellissimi e non riescono a non dare da bere ai cactus.
MB: Faccio sempre questo esempio: nel deserto non piove mai, ma quando piove lo fa seriamente, quindi bisogna usare lo stesso metro. Quando si bagna bisogna affogarla e, poi, dimenticarsela per molto tempo. Un goccino tutti i giorni fa malissimo, la pianta grassa sta bene ignorata.
E poi?
CV: D’inverno non vanno mai bagnate, a parte quelle sudafricane. Possono resistere 4-5 mesi senza essere bagnate.
La concimazione?
CV: Richiedono un concime povero di azoto perché la loro natura è crescere lentamente. L’azoto le fa crescere velocemente, ma la struttura resta debole. Quindi un concime con potassio e fosforo possibilmente naturale, sono le loro vitamine.
Come farle fiorire?
CV: Il segreto è tenerle «a stecchetto» per un po’.
MB: Lo sbalzo termico aiuta, si creano le condizioni nel deserto.
CV: Le piante hanno l’istinto di moltiplicarsi quando sono in difficoltà o in allarme: se stanno troppo bene la fioritura diventa secondaria perché non hanno bisogno di riprodursi. Siccità e sbalzi termici per loro è un allarme.
Vedo movimento per portare al riparo le piante...
MB: Non si fa in tempo a ritirare l’ultima che è già tempo di portarne fuori altre per la primavera (ride, ndr). La maggior parte le portiamo fuori perché la pianta con l’aria sta meglio.
CV: Cerchiamo di coltivarle non in maniera intensiva
MB: Anche ai clienti suggeriamo di portare fuori le piante in primavera e in estate. Dentro c’è poco ricircolo d’aria ed è uno dei motivi per cui la pianta soffre o marcisce.
E contro le scottature del sole dei primi giorni?
CV: A volte succede anche a noi. Poi quest’anno il sole è stato strano, feroce.
MB: Comunque abbiamo dei teli protettivi che quest’anno ci hanno protetto anche dalla grandine.
CV: Bisogna ricordarsi che è vero che nel deserto hanno tanto sole, ma le piante non vengono da lì, ma da un garden. Poi si abituano, ma pian piano. Meglio all’inizio metterle a mezz’ombra.
Per quanto riguarda i terreni pronti?
CV: Spesso sono pericolosi perché di scarsa qualità: la sabbia fine, ad esempio, non va bene, chiude i pori e poi non deve avere l’ammendante, ce ne si accorge perché dopo tre mesi ci si trova con metà del terreno. E poi se non c’è ammendante la malattia si arresta facilmente.
MB: E deve contenere lapilli, inerti e pomici. Le piante vengono bene, e il cliente è contento.
E quando cambiare il vaso?
CV: Il vaso deve stare in equilibrio: non è che allargando il vaso le si faciliti la vita, anzi, si rischia marcisca perché ci mette di più ad asciugarsi.
E come trovate le piante?
CV: Mai su internet e sempre con i documenti in regola. L’importazione è regolata e, anche tra colleghi, ci si passa il passaporto. È inutile rischiare.
Cosa vi guida nella scelta?
MB: Cerchiamo di non avere piante che hanno tutti. Di dare qualcosa in più.




