Valsabbia

Violenza sulla moglie: assolto dopo 14 mesi passati in carcere

Il pm aveva chiesto 9 anni Codice rosso, nell’ultimo anno chiuso con assoluzione oltre il 50% dei processi
Il Tribunale di Brescia - © www.giornaledibrescia.it
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Ha rischiato di rimanere in carcere per altri nove anni. Tanti quanti chiesti dal pubblico ministero nei confronti di un 43enne nato in Albania e residente a Vestone che era in cella già da 14 mesi dopo l’arresto del 30 dicembre 2020. L’uomo è invece tornato in libertà nelle scorse ore dopo che il tribunale lo ha assolto con formula piena dalle accuse di maltrattamenti e violenza sessuale sulla moglie, madre dei suoi due figli.

Il processo

Le contestazioni erano gravissime: «Maltrattava la coniuge attraverso un’attività sistematica di prevaricazione nei confronti della moglie, destinataria di percosse, ingiurie e minacce, anche di morte, nonché di frequenti privazioni della libertà sessuale» era stato scritto dalla Procura nel capo di imputazioni in cui venivano contestati anche quattro episodi di violenza sessuale. Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a nove anni, con una ricostruzione contestata dalla difesa rappresentata dagli avvocati Monica Fassera e Cristian Mongodi. Tesi, quella difensiva, accolta dal giudice Roberto Spanò.

Il 43enne albanese si è sempre proclamato innocente e nel corso del processo sono emerse alcune contraddizioni nel racconto della donna e delle sostanziali differenze tra la denuncia presentata alle forze dell’ordine e la testimonianza in aula. Così come è venuta alla luce una relazione extraconiugale del marito, che avrebbe mandato in tilt la coppia con l’arresto dell’uomo scattato con i tempi e le modalità del Codice rosso. Qualora la sentenza dovesse diventare definitiva, il 43enne potrebbe chiedere un risarcimento allo Stato italiano per ingiusta detenzione, per gli oltre 14 mesi passati dietro le sbarre. Ora però si attendono le motivazioni della decisione di primo grado.

Codice rosso: i dati

Nel frattempo, dati alla mano, dal primo settembre 2021 ad oggi la procura di Brescia ha archiviato 182 delle 569 inchieste aperte per i reati da codice rosso. Il 32% dei fascicoli è stato chiuso senza arrivare davanti ad un giudice. In 214 casi è stata esercitata l’azione penale, mentre negli ultimi sei mesi sono stati 56 gli uomini raggiunti da misura cautelare.

Una volta in aula, superata la barriera quasi impercettibile del gip, sono soprattutto i giudici della prima sezione penale ad occuparsi delle udienze da codice rosso. Nell’ultimo anno su 179 processi a danno di soggetti deboli affrontati, in 74 casi con l’imputato detenuto, più della metà si sono conclusi con l’assoluzione della persona accusata. «Un’elevata ed anomala percentuale di assoluzioni - era stato spiegato nel corso dell’ultima inaugurazione dell’anno giudiziario - che evidenzia del resto l’insufficienza di un efficace filtro nella filiera precedente all’approdo in aula».

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