Due sorelle che si trasformano in presunte assassine della mamma, con la regia del fidanzato di una che nascondeva pure una relazione con la seconda. Per chi indaga si tratta di un «trio criminale». Così il Gip del tribunale di Brescia Alessandra Sabatucci definisce le sorelle Silvia e Paola Zani e Mirto Milani, compagno della maggiore e amante della minore. Tutti e tre arrestati e da questa mattina in carcere a Brescia con l'accusa di aver ucciso Laura Ziliani, l'ex vigilessa di Temù, 55 anni e vedova dal 2012, scomparsa l'8 maggio in Alta Vallecamonica e il cui cadavere è stato trovato esattamente tre mesi dopo, l'8 agosto, sempre nel paese bresciano, nascosto tra la vegetazione vicino al fiume Oglio.

«È un'inchiesta indiziaria. La nostra è un'ipotesi che al momento riteniamo fondata grazie anche all'individuazione delle tracce di sostanze che probabilmente hanno determinato la causa della morte o contribuito alla sua determinazione» ha spiegato il procuratore capo di Brescia Francesco Prete. Secondo le indagini già a metà aprile i tre avevano cercato di avvelenare Laura Ziliani con una tisana al termine di una cena. «L'episodio in questione - scrive il Gip - altro non è che il prodromo dell'omicidio».
Tra gli indizi a carico delle due figlie di Laura Ziliani e del fidanzato della maggiore, il più pesante è quello relativo al rinvenimento della scarpa sinistra della vittima dopo che il 23 maggio i soccorritori trovarono la destra vicino ad un torrente, poco distante da dove ad agosto è stato rinvenuto il cadavere. Il 25 maggio un residente di Temù vede Silvia Zani e il fidanzato Mirto Milani addentrarsi in una zona boschiva. Scatta la segnalazione ai carabinieri che il giorno stesso trovano nella boscaglia la seconda scarpa di Laura Ziliani e restringono il cerchio delle indagini. Fino all'arresto di oggi, scattato per il pericolo di reiterazione del reato da parte degli indagati «che - si legge agli atti - hanno dimostrato una non comune freddezza a dispetto della giovane età e dell'incensuratezza».



