Università

Indecisi sull’università? Come scegliere senza paura, ma con serietà

Tra le future matricole c’è chi si è mosso con largo anticipo e chi deve ancora scegliere a quale corso di laurea iscriversi. All’allarme delle famiglie rispondono gli esperti: diversi percorsi restano aperti fino all’autunno, serve però uno spazio in cui i ragazzi siano aiutati a prendere la decisione migliore
Francesca Sandrini

Francesca Sandrini

Vicecaposervizio

Il confronto tra pari è molto importante
Il confronto tra pari è molto importante

La Maturità è già un ricordo, il futuro è qui. Eppure non tutti sanno in che direzione andare. Nel caso dell’università – scelta in Italia un diplomato su due - c’è chi si è mosso con largo anticipo (alcuni atenei danno la possibilità di sostenere i test di selezione addirittura in quarta superiore); ma anche chi si ritrova in agosto senza avere ancora idea del corso di laurea al quale iscriversi. La buona notizia, per studenti e genitori in allarme, è che per diversi corsi il tempo non è scaduto: le immatricolazioni sono possibili fino all’autunno, i Tolc-Test on line Cisia (laddove previsti per l’accesso) pure. L’importante è utilizzare queste settimane per una riflessione che porti a decidere con la massima consapevolezza possibile.

Il vademecum

Nei giorni in cui 500mila studenti italiani (9.500 bresciani) erano alle prese con l’esame di maturità, la Conferenza dei collegi universitari di merito (Ccum) ha diffuso un vademecum con sette consigli rivolti alle famiglie per aiutarle a supportare i figli nella scelta del percorso universitario. Il primo è non fare riferimento alla propria esperienza perché «il sistema accademico contemporaneo è in rapida evoluzione – nell’offerta formativa, nelle metodologie didattiche e negli sbocchi occupazionali». Secondo: non condizionare le scelte dei figli con stereotipi, attribuendo, anche in modo inconsapevole, un valore differente ai diversi percorsi di studio (un grande classico: meglio giurisprudenza o economia «che offrono sbocchi lavorativi» rispetto a lettere o filosofia). Terzo: non guardare solo alla questione economica, informandosi sugli strumenti – agevolazioni, borse di studio - che esistono per sostenere le famiglie in un investimento obiettivamente impegnativo. Il Ccum suggerisce poi di non farsi ingannare dal mercato del lavoro di oggi: non è possibile prevedere quali saranno le professionalità richieste fra tre o cinque anni, come dimostra l’impatto delle nuove tecnologie che se da un lato necessitano di profili ancora inesistenti, dall’altro valorizzano competenze umanistiche. Ancora: affidarsi a terzi (anche all’interno della cerchia familiare) ed essere pronti a veder partire i propri figli verso sedi universitarie lontane dal luogo in cui si vive.

No alla competizione

Particolare attenzione viene infine rivolta al confronto con i pari, che per la Conferenza dei collegi universitari di merito «rappresenta spesso un motore prezioso nello sviluppo del talento: osservare i percorsi degli altri, riconoscerne le differenze e misurare le proprie inclinazioni in un contesto collettivo può stimolare consapevolezza e motivazione. Perché questo confronto sia costruttivo, tuttavia, è essenziale che avvenga un clima di riconoscimento reciproco, in cui il valore del singolo non venga misurato in termini competitivi, ma anche come espressione di un potenziale unico da orientare e valorizzare». È singolare e significativo che questa raccomandazione arrivi proprio da una realtà che ha a che fare con l’eccellenza, un contesto al quale verrebbe spontaneo associare forme di competizione più o meno accentuate.

Anticipare è positivo?

Anche Emanuela Confalonieri, professoressa ordinaria di Psicologia dello sviluppo e dell’educazione all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttrice del Cross (Centro di ricerche sull’orientamento e lo sviluppo socio-professionale) dello stesso ateneo, invita innanzitutto a non giudicare i ragazzi, riferendosi in particolare a quello che non hanno ancora preso la loro decisione: «è importante non etichettare i figli, consentendogli invece di avere spazi in cui riflettere».

La professoressa Emanuela Confalonieri
La professoressa Emanuela Confalonieri

Certo la professoressa capisce la preoccupazione delle famiglie, anche perché col passare del tempo le possibilità di scelta si riducono; ma oltre al fatto che restano diversi percorsi universitari senza test d’accesso, «l’anticipazione che da una decina d’anni sta riguardando molte università non è necessariamente una buona cosa perché tiene poco in considerazione che a diciotto anni anche pochi mesi possono essere fondamentali per maturare e diventare più consapevoli di interessi e prospettive”.

Capire cosa c’è dietro al «ritardo»

Piuttosto bisogna capire che cosa c’è dietro al “ritardo”: un lavoro di ricerca ai fini della decisione o una fatica più profonda. In ogni caso e in qualsiasi momento, è necessario che i ragazzi trovino uno spazio di riflessione. Confalonieri suggerisce di fermarsi, cercare il dialogo con i figli, avviare con loro un percorso e accompagnarli nella conoscenza del mondo universitario (peraltro facilitata dall’abbondanza di informazioni online) e delle professioni anche attraverso incontri con familiari e amici, colleghi e studenti universitari. Soprattutto, però, i ragazzi vanno aiutati a capire chi sono, a fare il punto delle loro caratteristiche personali e delle loro competenze: più trasversali che scolastiche.

I ragazzi vanno aiutati a guardare dentro di sé
I ragazzi vanno aiutati a guardare dentro di sé

La domanda fondamentale

Una delle domande cruciali è «che cosa ti piace?». Una domanda forse banale all’apparenza, ma dalla risposta spesso difficile e non sempre attendibile: «al genitore tocca comprendere la fondatezza di una motivazione – spiega la professoressa -. Se però il ragazzo ha capito davvero, è giusto supportarlo». Anche perché, alla fine, «è lui a doversi assumere la responsabilità della decisione».

No, invece, alle forzature della scelta da parte dei genitori, che possono essere causa di frustrazioni e abbandoni - secondo la Conferenza dei collegi universitari di merito uno studente su dieci lascia l’università.

L’utilità degli specialisti

In questo percorso di conoscenza di sé, può essere utile rivolgersi a specialisti. Anche a Brescia ci sono molte possibilità in tal senso, in ambito pubblico e privato. In generale, come orientarsi? Confalonieri suggerisce di privilegiare proposte che non contemplano solo test psico-attitudinali ma anche uno o più colloqui. In questo modo lavora da oltre trent’anni il Cross da lei diretto, che offre un servizio di consulenza nel contesto di un’articolata serie di attività finalizzata alla promozione della cultura e delle pratiche dell’orientamento in ogni sua forma.

Ma, in casi «estremi» di indecisione, può avere un senso anche la sospensione della scelta, ovvero un anno sabbatico? «Dipende dalla situazione individuale – risponde la studiosa -. Niente è da demonizzare e quel che conta è che un anno sabbatico non corrisponda a un anno di stagnazione. Ancora una volta si tratta di prendersi un tempo, uno spazio per riflettere».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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