«Gli esami non finiscono mai» scriveva Eduardo De Filippo in una splendida commedia. E si può dire oggi, ad esami iniziati, che questa prova ancora produce tensione e stress.
La maturità è esperienza fondamentale e unica che si sviluppa a partire dall’idea di sentirsi «pesati» per quanto riguarda le competenze raggiunte in 5 anni di studi e valutati per le proprie capacità di ragionamento. Eppure c’è chi dice che oggi questo esame, molto più facile di un tempo, non ponga più rischi di bocciature e non dovrebbe fare emergere ansia e paura di fallire.
Invece preoccupazione e stato di allarme sono sempre presenti. La tensione rimane alta come lo stress che è poi una condizione di allarme! Perché è vero, questo esame scatena emozioni forti, complesse, inimmaginabili e rimane impresso nella mente forse per l’intera esistenza. Nonostante Eduardo ci dica che nel corso della vita ci si dovrà confrontare con innumerevoli esami, questo è il «capostipite» e quello che non si dimenticherà mai. L’unico che si continuerà a sognare ogniqualvolta dobbiamo affrontare cambiamenti importanti, fare scelte impegnative o concludere fasi della vita per entrare in un’altra.
Ai ragazzi e a quegli adulti che si meravigliano di queste eccessive preoccupazioni, va detto che l’ansia non è strana, ma fa parte dell’esistenza stessa. E non è nemmeno paura, perché quest’ultima si prova per qualcosa che si conosce. L’ansia è uno stato psichico che si vive quando ci si trova di fronte a situazioni percepite come minacciose o che, pensiamo, ci mettano in pericolo. La preoccupazione e l’inquietudine che si scatenano sono connessi non a realtà oggettive, quanto alla percezione soggettiva del mondo che viviamo e spesso sono un meccanismo protettivo che ci permette di affrontare la situazione con reazioni tipiche del nostro cervello rettile che d’impulso reagisce all’allarme con la «fuga» o «l’attacco».
L’esame di maturità o che dir si voglia di «stato», non è mai stato un semplice test di cultura e non lo è nemmeno ora che le varie riforme della scuola superiore hanno reso meno severo, continua ad essere percepito come una frontiera di valutazioni diverse da affrontare che sono sia cognitive che emozionali. Rimane la «prova delle prove» per l’elevata carica simbolica, in quanto richiede di mostrare quello che abbiamo appreso nel corso degli studi, ma anche come ce la sappiamo cavare in condizioni particolari e quanto sappiamo gestire le nostre risorse personali.
Ha però a che fare con i riti di passaggio affrontati da ogni essere umano nel corso dell’esistenza e ogni qualvolta ci sono cambiamenti significativi da fare, come in adolescenza. La specificità di oggi però è anche quella che questi passaggi importanti della vita non sono più accompagnati dal sostegno della collettività visto che sono scomparsi i «riti comuni» che davano aiuto. L’ansia allora non diminuisce ma aumenta perché l’adolescenza vive questo momento trasformativo in totale solitudine.




