Storie

In Val Salarno sulle orme di papà e nonno: a 18 anni apre un nuovo rifugio

Daniele Morgani, figlio del noto alpino Gianni, si prepara a gestire l’Adamello Energy. La struttura, un ex edificio Enel, sarà inaugurata sabato
Giuliana Mossoni
Il giovane rifugista, Daniele Morgani, con il papà Gigi
Il giovane rifugista, Daniele Morgani, con il papà Gigi

Un nuovo rifugio ai piedi dell’Adamello e un gestore giovanissimo, probabilmente il più giovane d’Europa: Daniele Morgani, 18 anni, si prepara a salire in Val Salarno per guidare l’Adamello Energy, una struttura ricavata da un ex immobile Enel, pronta ad accogliere escursionisti e appassionati di montagna. L’inaugurazione è in programma sabato, 6 giugno, alla presenza di sindaci e autorità.

Il rifugio in Val Salarno era un vecchio edificio dell'Enel
Il rifugio in Val Salarno era un vecchio edificio dell'Enel

Storia e progetto

Dietro al progetto c’è la famiglia Morgani, in particolare papà Gianni, alpino molto conosciuto in Valcamonica, insignito nell’agosto 2023 del Premio nazionale Ana Fedeltà alla montagna per l’impegno nel valorizzare le montagne e contrastarne lo spopolamento. Per lui quel luogo non è solo un investimento, ma è un pezzo di vita: «Sono molto legato al mio territorio e ai monti della Valsaviore - spiega -, soprattutto per i ricordi d’infanzia. Quel posto mi ha dato tanto e sentivo il dovere di restituire qualcosa».

La Val Salarno, con la diga e l’Adamello, è stata per anni casa: il padre di Gianni, Daniele, era guardiano della diga. È da qui che nasce un legame così profondo, fatto di estati in quota e di una montagna vissuta in prima persona. Quando l’ex stabile Enel è stato messo in vendita, Morgani ha deciso di acquistarlo.

Come sarà

La struttura, già concepita come alloggio collettivo per gli operai, è stata recuperata senza snaturarne l’impianto originario. Avrà 25 posti letto e sarà aperta da giugno a settembre.

Un'immagine del progetto
Un'immagine del progetto

Il coraggio di Daniele

Ma la spinta decisiva è arrivata da Daniele, che porta lo stesso nome del nonno. Dopo gli studi in termoidraulica e le prime esperienze di lavoro, ha confermato ai genitori il desiderio di fare il rifugista. «Quando abbiamo comprato l’immobile mi ha detto: se mi fai un rifugio, salgo a gestirlo - racconta Gianni -. All’inizio non avevamo preso troppo sul serio la cosa, poi abbiamo capito che era davvero convinto. Per i figli si fa di tutto, non potevamo non accontentarlo».

Energia pura

Anche il nome racconta la storia del luogo: Adamello Energy indica l’energia, come quella prodotta dall’acqua e dalle centrali, ma anche quella che la montagna trasmette e quella di un diciottenne, che sceglie di scommettere sul proprio paese.

Per la famiglia Morgani, costituita anche da mamma Moira e dall’altro figlio Mirko, il rifugio completa un percorso iniziato con l’agriturismo Il Ginepro e con l’attività a malga Bos, a oltre 2mila metri, dove Gianni alleva yak e vacche Highland. È l’idea di montagna che coltiva da sempre e che da sogno diviene realtà.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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