Quando, sabato scorso, Chiara Lombardi, quarantenne del Nigoline femminile, ha sollevato al cielo l’ennesimo trofeo della carriera, ossia lo scudetto di serie B, si è trovata accanto tutti i parenti, nel segno di una tradizione che ha fatto della propria famiglia una vera e propria dinastia nel mondo del tamburello italiano.
Sport di famiglia
Aveva cominciato che era poco più di una bambina, «perché in casa non si parlava d’altro», seguendo le partite di serie A di papà Sergio nel Malavicina (Mantova), e da allora la passione è cresciuta sempre più. Per un certo periodo ha avuto come compagna di squadra e di allenamenti la sorella Manuela (oggi consigliere regionale della Lombardia dopo aver conquistato, col team virgiliano del Grazie, lo scudetto indoor da Allieva nel 1998 e quello Juniores la stagione successiva).
Ha visto in campo il fratello Marco e il cugino Andrea (che gioca ancora, ed è stato vincitore nel 1998 dell’Oscar dello sport bresciano), mentre lo zio Angiolino (in A col Madone dal 1983 al 1987) è tuttora presidente del Gussago. Come si potrà capire, in paese non ci sarebbe questo sport senza i Lombardi, custodi ed eredi di un passato felice, ma altrettanto tenaci nel tenere vivo l’amore per una disciplina che negli ultimi tempi aveva visto Brescia ai margini dell’impero dopo lo storico scudetto del 2001 colto dal Borgosatollo.

La promozione in A
Ma grazie anche a Chiara, dopo anni di attesa la nostra provincia ha riconquistato la ribalta con la promozione in serie A femminile del Nigoline (frazione di Corte Franca), al termine di un’esaltante stagione coronata anche dalla conquista del titolo nazionale cadetto.
Artefice del progetto un’altra bresciana, Martina Camanini, nata proprio a Corte Franca, giovanissima e fiera capitana di una squadra nata sulla spinta del proprio entusiasmo. Stanca di giocare sempre fuori provincia, la ventenne mezzovolo ha posto le basi per la formazione di una squadra femminile in paese, completata da altre giocatrici di talento e presto diventata l’assoluta protagonista del torneo.
Una sola sconfitta nella stagione regolare, cinque vittorie su cinque nei play off prima dell’apoteosi finale. «Partivamo da favorite – spiega Lombardi –, e questo ha aumentato le nostre responsabilità. Tra l’altro la squadra è nata da zero, anche se molte di noi già si conoscevano. Al di là dei valori tecnici espressi in campo, è stata l’unione, soprattutto fuori, a cementare il gruppo».
La carriera di Lombardi
Lombardi, in A, ha già giocato con Sacca, Dossena, Ciserano e San Paolo d’Argon, fino a quando ha dovuto fermarsi perché diventata mamma di Nicole e poi perché gli impegni di lavoro non le consentivano di allenarsi con costanza. In estate il grande ritorno, dopo due anni di stop, suggerito anche dalla volontà di rimettersi in gioco non più giovanissima dopo aver vinto anche lei, nel 2012, l’Oscar dello sport bresciano come miglior giocatrice del tamburello nostrano. Due anni dopo col Dossena centrò uno storico tris in serie B: vinse scudetto, Supercoppa e Coppa Italia
Ora, col Nigoline, ha la possibilità di ripetersi, completando l’opera alla ripresa della stagione dopo la pausa estiva, quando si assegneranno gli ultimi due trofei.
Palmares
Gli ori in casa Lombardi non finiscono mai e non hanno età. Fra i precursori anche Giovanni (salito in A prima col Flero nel 1964 e poi col Gussago nel 1970) e Mauro (vincitore, nel 1968, di uno scudetto Juniores con la squadra del paese), ma quanto caratterizza questa ormai storica famiglia è l’entusiasmo con cui ancora oggi vive questo sport, anche se ora la squadra maschile gioca solo in D.
Il sabato, quando c’è la partita, difficile che manchi qualcuno. C’è chi si occupa della manutenzione dell’impianto di gioco, chi dell’accoglienza della squadra avversaria. Frequenti i consigli ai giocatori in campo. Tra le tifose più accanite c’è proprio Chiara, assieme alla sorella Manuela. I rapporti con gli avversari e gli arbitri sono cordiali, si accetta ogni risultato e ogni decisione senza fare drammi, perché così è stato insegnato a ogni componente della famiglia quando ha cominciato a giocare.
E alla fine, immancabile, il terzo tempo con la formazione rivale, ospitata nella sede del club, a poche decine di metri dall’impianto di gioco. Fioriscono aneddoti, si stringono nuove amicizie, si fanno progetti per il futuro. La tavolata è unica, senza distinzioni di maglie, ruoli o compiti. Le grandi storie di sport spesso nascono da piccole realtà e quasi sempre sono quelle che durano più a lungo.



