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Si brucia la vecchia, cos’è e da dove viene il rito di metà Quaresima

Brescia è tra le province che celebrano il giovedì grasso con un falò simbolico per salutare l’inverno e accogliere le festività pasquali: la storia e le peculiarità
Sara Polotti

Sara Polotti

Giornalista

Un rogo della Vecchia in città - Foto © www.giornaledibrescia.it
Un rogo della Vecchia in città - Foto © www.giornaledibrescia.it

Metà quaresima, si brucia la Vecchia. La vecchia vita, la vecchia abitudine, la vecchia stagione che lascia il passo a quella più calda. Il falò del giovedì grasso anche a Brescia e provincia è un rito imprescindibile: dalla Bassa alla Valtrompia, dal centro città ai laghi, i roghi simbolici – spesso ospitati negli oratori, nelle piazze o nei campi – sono davvero tantissimi.

Le origini

Le origini di questa celebrazione cristiana che è allo stesso tempo molto folkloristica sono probabilmente pagane, ma non ci sono certezze. Alcuni la fanno risalire alla preistoria – ipotizzando un rito per scacciare l’inverno – altri ai Celti, che bruciavano fantocci per propiziare la primavera. Prove però non ce ne sono, almeno fino a un paio di secoli fa.

Secondo lo storico Angelo Baronio, i primi riferimenti documentati risalgono al tardo Settecento o Ottocento e sono legati alla tradizione contadina, in particolare alla potatura delle vigne e alla combustione delle sterpaglie. L’elemento del fantoccio potrebbe invece richiamare la caccia alle streghe. Nessun collegamento con il cristianesimo è dimostrato, e il posizionamento del rogo a metà quaresima sembra più legato a motivi pratici che religiosi.

Secondo il Guerrini, però, un riferimento cristiano può esserci. Si tratta della «vecchia» intesa come la suocera di San Pietro (descritta come brontolona e impicciona come stereotipo vuole): il Vangelo – dice l’Enciclopedia bresciana recuperando il Messale romano – ricorda nel giorno del giovedì di mezza quaresima la febbre di questa suocera, guarita da Cristo e dalle preghiere di Pietro. La Vecchia sarebbe dunque letteralmente l’anziana bruciante per la febbre.

La tradizione bresciana

Uno dei carri di Travagliato
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Rogo della Vecchia: i fantocci-simbolo

Un tempo – più o meno possiamo indicare il secolo scorso – la Vecchia veniva esposta per tutto il giovedì grasso, alla mercé di grandi e bambini, come spiega l’Enciclopedia bresciana. Oggi si tende a esporla dal tardo pomeriggio in poi, attendendo il buio per l’accensione.

Spesso c’è tutto un rito che precede questa accensione: proclami, letture, preparazione della pira… E quando le fiamme si sprigionano dalla base salendo su su fino alla testa del fantoccio, grandi e bambini restano sempre affascinati. Il fuoco – controllato e autorizzato – resta anche nella società moderna uno degli elementi naturali più pericolosi e misteriosi. Ecco perché, probabilmente, non perde mai del tutto il suo valore apotropaico.

I fantocci

La Vecchia, nel tempo, ha assunto le sembianze di diversi personaggi o di diversi oggetti a simboleggiare temi sentiti e attuali. Non si trovano dunque, sulle pire bresciane, solo anziane vecchine dai tratti grotteschi.

Spesso a finire sulla graticola sono la guerra (nel caso di temi civili) e i peccati (per le Vecchie negli oratori), ma in passato anche Matteo Salvini e Donald Trump si sono visti bruciare nella loro versione-fantoccio. Non senza polemiche.

Il rogo della vecchia con le sembianze di Salvini
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Il rogo della vecchia con le sembianze di Salvini

A proposito di temi civili: sabato 29 marzo, riprendendo una tradizione della Casa del popolo di via Metastasio, in via Milano si terrà il rogo della Guerra, risposta al rogo della Vecchia per portare i riflettori sul tema delle assurdità belliche. Si partirà dal parcheggio delle Case del Sole e il fantoccio sarà quello di Madama Guerra. Lo scorso anno era stato il signor Caro Vita.

Divieti e attenzioni

In questo periodo storico non si può tuttavia chiudere gli occhi e coprirsi le orecchie: il rogo della Vecchia non aiuta di certo l’ambiente. Al contrario: i falò rilasciano polveri sottili, Pm10 e Pm 2,5, nel caso in cui siano composti da legna, e molte altre sostanze quando comprendono anche stracci o altri rifiuti usati per fare volume.

Una consapevolezza, questa, che è sempre più diffusa e che ha portato anche, negli anni, ad alcuni divieti in periodi nei quali l’aria era particolarmente pesante di inquinanti a causa delle lunghe assenze di pioggia o altre situazioni atmosferiche.

Menzione a sé la merita il rogo della Vecchia del 2020. Quell’anno il giovedì grasso cadde proprio durante il primo lockdown dovuto alla pandemia da Covid-19. Fu uno dei primi eventi popolari a cui si dovette rinunciare: le autorità vietarono gli assembramenti e il falò della Vecchia rientrava esattamente in questa categoria. Proprio come i funerali.

Molti, tuttavia, non accettarono l’imposizione. Quella sera furono decine i roghi abusivi.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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