«A Roncadelle troppi centri commerciali? È stata la sua fortuna»

L’ex sindaco Michele Orlando: «Abbiamo gestito gli sviluppi senza farci travolgere e dato lavoro a moltissime persone»
Auto in coda per entrare al centro commerciale Elnòs di Roncadelle
Auto in coda per entrare al centro commerciale Elnòs di Roncadelle
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Città Mercato, Le Rondinelle, Ikea, Elnòs… L’epopea dei centri commerciali di Roncadelle è davvero interessante, anche dal punto di vista di chi questo paese l’ha amministrato. Abbiamo intervistato Michele Orlando, che guidò Roncadelle dal 2005 al 2015.

Michele Orlando, possiamo dire che le amministrazioni comunali roncadellesi, che si sono succedute dagli anni Settanta a oggi, hanno sempre amato particolarmente i centri commerciali e meno i negozi di vicinato?

È una semplificazione che solo apparentemente rispecchia la realtà, ma ci sono molte precisazioni da fare.

Ci spieghi.

Dopo aver aperto nel 1972 a Concesio, la Città Mercato arrivò nel 1975 a Roncadelle, era evidentemente una scelta che puntava al bacino della città e della bassa. Il successo fu immediato e clamoroso.

Al confronto con oggi, quello era un piccolo centro commerciale, ma la strada era tracciata.

Fu una piccola rivoluzione, che si innestava però in quello che era il destino di Roncadelle per la sua posizione strategica vicino alla città, all’autostrada e alle tangenziali. Diciamo così: la vocazione commerciale è nel dna del paese.

L'ex sindaco Michele Orlando - © www.giornaledibrescia.it
L'ex sindaco Michele Orlando - © www.giornaledibrescia.it

Vocazione commerciale da grande distribuzione. E i piccoli negozi?

Se prendessimo il numero di negozi presenti in paese, diciamo dagli anni Novanta a oggi, vedremmo che sono sostanzialmente sempre gli stessi. Non ho memoria di strade particolarmente affollate di negozietti e botteghe.

Forse lo erano prima della Città Mercato.

Beh, fare un confronto con mezzo secolo fa non ha molto senso. Senza i centri commerciali Roncadelle sarebbe la patria dei negozi di vicinato? Non credo proprio.

In altri paesi è così.

Non certo in quelli della zona, se parliamo di grandi centri (come Chiari o Orzinuovi, per fare due esempi) è un conto, ma così non sarebbe comunque stato per Roncadelle, che, in quanto comune dell’hinterland, da questo punto di vista subisce la forte attrazione della città. Tornando alle precisazioni: ritengo che nei decenni sia stato meglio gestire l’evoluzione dei centri commerciali, piuttosto che esserne travolti. Ribadisco: non c’è stata desertificazione commerciale. E poi vorrei aggiungere una considerazione, fuori di retorica.

La parrocchiale di Roncadelle - © www.giornaledibrescia.it
La parrocchiale di Roncadelle - © www.giornaledibrescia.it

Ci dica.

Si parla sempre dei lavoratori dei negozietti, e quelli dei centri commerciali? Quante persone lavorano alle Rondinelle, a Ikea, a Elnòs? Di certo non avrebbero mai lavorato tutti quanti nelle botteghe di Roncadelle.

Nell’immaginario collettivo Roncadelle è un paese travolto dai centri commerciali, è così?

Un immaginario collettivo scollegato dalla realtà. Rondinelle, Ikea ed Elnòs sono lontani dal centro abitato, il traffico verso i centri commerciali non ricade certo su chi vive a Roncadelle. Non solo, anche grazie alle risorse arrivate dai centri abbiamo fatto sì che il paese non diventasse un dormitorio.

Con la popolazione che invecchia, i negozi di vicinato sono presidi che tengono viva la comunità. È d’accordo?

Certo, ma la comunità è viva anche se ci sono attività culturali, se c’è vita sociale. E tutto questo a Roncadelle c’è anche grazie alle risorse arrivate dai centri commerciali.

Non le sembra di esagerare?

No. Faccio alcuni esempi, dove sorgeva l’Ikea prima del trasloco è stata realizzata (con i loro oneri) la casa delle associazioni, lì accanto c’è anche la sede dell’Ats. Prima ancora, il sagrato della chiesa è stato realizzato grazie alle Rondinelle, prima ancora era stato restaurato l’affresco sulla facciata della parrocchiale.

Apriamo una parentesi: la mitologia locale racconta che in quel dipinto ci fosse raffigurato Renato Tobanelli, allora sindaco comunista del paese.

Quello era semplicemente san Bernardino, se poi il patrono assomigliava a Tobanelli non è certo colpa dell’ex sindaco…

Seconda parentesi: si racconta anche che i vialetti del parco Cono ottico disegnino una falce e martello.

Altra leggenda metropolitana, come si diceva un tempo, sfatata da Google Maps: basta vedere le foto dall’alto per rendersi conto che non è così, grazie al cielo!

Il parco Cono Ottico - © www.giornaledibrescia.it
Il parco Cono Ottico - © www.giornaledibrescia.it

Torniamo ai centri, possiamo almeno dire che c’è stato un significativo consumo di suolo?

No, non possiamo dire nemmeno questo. L’Ikea e poi Elnòs sono stati costruiti in un’area dove c’erano una fabbrica e una discarica (che loro hanno bonificato), di più: con l’arrivo dei centri in quella zona è migliorata anche la situazione idrogeologica del paese.

Addirittura?

Certo, la presenza della discarica aveva creato un terreno impermeabilizzato, quando pioveva tutta quell’acqua scorreva verso il paese, creando non pochi problemi; oggi, grazie ai pozzi perdenti, la situazione è migliorata, sembra paradossale, ma è così.

Quindi lei non rinnega di aver portato Roncadelle ad avere il record europeo per il rapporto superficie commerciale/abitanti?

(Ride) Un record che mi avrebbe reso orgoglioso, ma purtroppo non era vero… Detto seriamente, quello è un indicatore che non ha senso, soprattutto per Roncadelle. Come detto, i centri non impattano sui residenti, e poi ovviamente i clienti non sono solo i roncadellesi, altrimenti non ci sarebbe stata storia. Peraltro, oggi dovremmo fare un passo avanti, più che parlare del rapporto centri commerciali/negozi di vicinato, dovremmo chiederci fino a quando la grande distribuzione reggerà l’urto delle vendite online.

La Città Mercato aperta nel 1975 - © www.giornaledibrescia.it
La Città Mercato aperta nel 1975 - © www.giornaledibrescia.it

Lei è stato anche segretario provinciale del Partito democratico, non le manca la politica?

Per anni è stata la mia vita, e sottolineo con orgoglio che io vivevo di politica, un’attività che se fatta bene resta sicuramente tra le più nobili. Non nascondo che un po’ mi manchi, ma è andata così. Si può cambiare, molti politici dovrebbero rendersene conto.

Lei ora vive a Terni, trasferito per amore.

Ho conosciuto mia moglie in vacanza a Rimini, non ci siamo più lasciati.

Anche questo è abbastanza da record. Chi va a fare la spesa in famiglia?

Io ovviamente, ma qui, purtroppo, non è come a Roncadelle! 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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