Ha risalito i sentieri di uno dei simboli del territorio quaranta volte, camminato 29 ore consecutive, senza cedere al caldo ancora mordente e alla fatica, sommando quei 225 metri di dislivello tante volte quante ne servivano per raggiungere quello di 8.848 metri dell’Everest. Con l’obiettivo forte in testa, e una causa benefica da sostenere. Sabato 19 e domenica 20 settembre, Roberto Greotti, 46enne agente di commercio di Gussago, ha tentato e conquistato l’Everesting alla Stella.
«L’idea – racconta – è nata l’anno scorso, dopo un periodo complicato. Ho letto di Stefano Delbarba, primo italiano a completare il triplo Everesting alla Corna Trentapassi, ho saputo del mio amico Fabio Scalvinoni, che ha fatto i 330 km del Tor des Géants, e mi sono detto che sarebbe stato bello fare qualcosa di così particolare. Ho guardato quindi dove potessi tradurre l’idea in concreto in casa, a Gussago».
E la Stella, luogo simbolo, con il suo dislivello e il percorso tutto nel territorio gussaghese, si è rivelata l’ideale. Greotti ha preso carta e penna e si è scritto tutto, titolo dell’obiettivo, data ipotetica, programmazione meticolosissima, per punti via via spuntati. «Io non sono un atleta. Ho scelto un personal trainer, ho chiesto consiglio al mio nutrizionista, in casa ho fisioterapista, massoterapista e osteopata, e da lì sono partito».
Costanza
Sveglia ogni giorno alle 3.30 per allenarsi e poi rientro per la colazione in famiglia che precedeva la giornata lavorativa, così per un anno. Sabato, alle 10, la partenza, con la prima delle 40 risalite a piedi, ciascuna accompagnata da un rosario benedetto fissato poi a un chiodo, in cima. L’indomani, dopo oltre 240 chilometri macinati, le discese in bici, i 30 gradi pomeridiani e i 12 della notte, poco dopo le 15, si è conclusa l'ultima.
«Il caldo è stato tosto, ma mi ero preparato bene. Non ho mai avuto momenti di calo per i quali pure avevo preparato dei ganci. Avevo previsto di essere sempre accompagnato nelle ore notturne, che reputavo le più ostiche, invece, non c’è stato un solo giro che abbia fatto da solo. Ho avuto un sostegno incredibile: mi sono ritrovato attorno famigliari, amici, compaesani, una signora che incontravo durante gli allenamenti e alla quale, l’ultimo giorno, avevo raccontato cosa stessi preparando, ma anche sconosciuti, e l’incitamento, la pacca sulla spalla di ciascuno mi hanno dato una grande spinta». Fino al giro finale: «Bellissimo, con mia moglie Stefania, nostra figlia Camilla, e il cagnolino: all’obiettivo, siamo arrivati insieme. Ho ringraziato tutti, e mi sono detto che le idee, le motivazioni sono più forti di qualsiasi cosa».

E, come in questo caso, possono fare del bene: la vendita delle maglie create per l’occasione sosterrà l’associazione Mov che, con programmi di attività fisica ad hoc, si prende cura di adulti e bambini con disabilità o patologia cronica. «Ne sono davvero felice. Ho dimostrato a me stesso che nulla è impossibile e, una volta di più, ho avuto la conferma che i legami forti, veri, possono smuovere le montagne». Forse non è un caso che, mentre Greotti scalava, il suo nipotino Giorgio si affacciava alla vita: «Mia sorella è entrata in ospedale sabato alle 10, ha partorito domenica nei minuti in cui tagliavo il traguardo: una coincidenza davvero incredibile».

