Cronaca

Una prova estrema di solidarietà: impresa per «l’alieno» Delbarba

Nuova sfida da brividi tra le montagne della Valle d’Aosta per l’atleta di Adro: «Così aiuto i malati rari». Il ricavato a due associazioni del territorio
Daniele Piacentini
Stefano Delbarba durante la corsa Tor des Glaciers
Stefano Delbarba durante la corsa Tor des Glaciers

Ammonta a 20mila euro la raccolta per sostenere la ricerca scientifica sulle malattie rare pediatriche attraverso le associazioni Angeli per la vita e Cistinosi.

Delbarba premiato dopo aver portato a termine l'impresa
Delbarba premiato dopo aver portato a termine l'impresa

È il bilancio di cinque anni di corse estreme, su e giù tra vette alpine dell’«alieno» di Franciacorta Stefano Delbarba, 52enne che nella vita lavora in fabbrica, alla Cobresa di Corte Franca. La sua ultima sfida è stata da brividi: 507 chilometri di lunghezza e 32mila metri di dislivello. Sono i numeri del Tor des Glaciers, la gara di Courmayeur considerata la regina delle sfide estreme, con duecento atleti arrivati da tutto il mondo in Valle d’Aosta.

La gara più dura

Delbarba, supportato dall’Asd Rosa Running Team, è riuscito a portare a termine la sfida, piazzandosi al 75esimo posto.

«La mia gara – spiega Delbarba – è durata 181 ore, dormendone in totale non più di sei. È senza dubbio la gara più dura che ho mai affrontato, devastante fisicamente perché si corre prevalentemente su pietraie. Piedi e gambe sono messi a dura prova e ora che è tutto finito si paga il conto. Sono però contento di aver concluso questa che è stata la mia prima volta al Glaciers e soprattutto perché c’era l’obiettivo di aiutare le associazioni del territorio con questa gara».

Delbarba accolto al traguardo dai genitori e dalla sorella Moira
Delbarba accolto al traguardo dai genitori e dalla sorella Moira

Tra l’11 e il 19 settembre Delbarba è rimasto solo, in mezzo a vette alpine al di sopra dei 3mila metri, principalmente camminando in salita e correndo in discesa, sostenuto a distanza da un pool di sponsor locali e di semplici cittadini, che hanno deciso di accompagnare ogni chilometro effettuando donazioni (ancora aperte, riferimenti sulle pagine social Angeli per la vita e Cistinosi odv) per supportare la ricerca scientifica.

Oltre il limite

«Ascoltando il mio corpo – aggiunge Delbarba – ho notato segni di cedimento. Secondo logica avrei dovuto fermarmi, ma qualcosa nella mia testa mi diceva di andare avanti. È il mio modo di vivere queste avventure e la spinta delle associazioni è una grande motivazione in più. Ora penserò a nuove sfide; per ora, non posso che ringraziare di cuore il fisioterapista Paolo Mazza, la nutrizionista Federica Gnocchi, mia sorella Moira e i miei genitori che ho incontrato al traguardo. Insieme – questo è il mio motto – ce la facciamo. Sempre».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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