Mentre l’Italia si avvicina alle celebrazioni per gli ottant’anni della Repubblica, la Cattolica di Brescia sceglie di riportare dentro il presente una figura rimasta a lungo nelle pieghe della storia. Laura Bianchini, nata a Castenedolo, partigiana, insegnante e madre costituente, da oggi dà il nome a un’aula universitaria.
Una scelta che guarda al passato ma parla soprattutto all’oggi: a un Paese in cui la partecipazione politica si assottiglia sempre di più e dove il rapporto tra cittadini e istituzioni appare spesso distante.
La cerimonia
La cerimonia si è svolta questa mattina, martedì 26 maggio, nella sede di via della Garzetta, dove l’aula 4 è stata intitolata alla bresciana laureata in Filosofia e poi in Pedagogia proprio all’Università Cattolica, insegnante al liceo classico Arnaldo, partigiana e deputata nell’Assemblea costituente.
Il rettore Elena Beccalli, non presente fisicamente per impegni istituzionali, ha affidato il proprio saluto a un messaggio scritto nel quale ha definito l’intitolazione «non un semplice omaggio storico ma un gesto dal forte valore simbolico: da oggi – ha sottolineato – Bianchini entra tra le figure che l’ateneo indica come esemplari, soprattutto per i giovani che quotidianamente abitano i suoi spazi».
I saluti istituzionali
La mattinata si è aperta con i saluti istituzionali di Domenico Simeone, preside della facoltà di Scienze della formazione, del prefetto Andrea Polichetti, dell’assessora comunale con delega a Pari opportunità, Politiche giovanili ed educative, Anna Frattini, e della dirigente del liceo Arnaldo Elena Lazzari.
Polichetti ha richiamato il valore della Costituzione come patto vivo, capace di «camminare sulle nostre gambe», ricordando come «i costituenti, pur appartenendo a orientamenti diversi, seppero trovare una sintesi orientata al bene comune». E ha citato una frase di Bianchini: «Non può esservi educazione dell’essere umano senza educazione sociale», legando così scuola, cittadinanza e responsabilità.
Partecipazione
Frattini ha invece portato il discorso sul presente, osservando come nel 1946 l’affluenza superasse il 90%, mentre oggi in alcuni Comuni fatichi ad arrivare al 50%: «Da qui – ha detto – la necessità di ripartire dalla consapevolezza che chi fa politica ha una storia, competenze e volti, e che anche chi è rappresentato porta una responsabilità».
I lavori sono proseguiti con gli interventi di Chiara Continisio, Daria Gabusi ed Elena Riva, che hanno ricostruito la figura di Bianchini e il ruolo delle madri costituenti: ventuno donne su 556 eletti, poche nei numeri ma decisive nel portare nella Carta temi come uguaglianza, dignità sociale, maternità, lavoro e diritti nella famiglia.
Le conclusioni sono state affidate ad Andrea Canova, preside della facoltà di Lettere e Filosofia. A dare voce alla memoria sono state anche le studentesse e gli studenti del liceo Arnaldo, la scuola in cui Bianchini insegnò. Così il nome di una donna che contribuì a scrivere la Repubblica torna in un luogo di formazione, rappresentando da oggi una domanda aperta rivolta a tutti coloro che entreranno in quell’aula.



