Storie

«Io staffetta partigiana 103enne, al voto ai referendum del ’46 e del 2026»

Gina Forcella resta oggi la partigiana bresciana più anziana: fu arruolata nel ’41 in Duomo. Portava messaggi a memoria per salvare la vita di sconosciuti
Postina senza lettere: così si racconta la staffetta Luigina Forcella - © www.giornaledibrescia.it
Postina senza lettere: così si racconta la staffetta Luigina Forcella - © www.giornaledibrescia.it
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Riacquista vitalità ed energia quando sente una sola parola: «Resistenza». Come potrebbe essere altrimenti? Anche con una mente e un corpo segnati da oltre un secolo di vita, quell’esperienza è diventata l’essenza stessa della sua persona. Proprio come avviene per chi non è rimasto a guardare (dalla parte giusta) durante quegli anni terribili.

Luigina Forcella, giovanissima staffetta della Resistenza bresciana, il prossimo 30 dicembre compirà 103 anni. Negli ultimi tempi ha perso un po’ di quella sorprendente lucidità che ha tenuto come un vessillo sugli abiti eleganti per l’intera esistenza, eppure nella sua memoria i pilastri culturali, sociali e politici restano indissolubili. Lei, che il 2 giugno del 1946 era in cabina elettorale per far nascere la Repubblica italiana, nel marzo scorso - 80 anni dopo - è voluta tornare alle urne per un altro referendum. Perché lo spirito civile non svanisce mai, perché i «patrioti» - come tra loro si chiamavano i partigiani - restano tali.

Arruolata

È nel 1941 che la vita di Gina cambia per sempre. Ha 18 anni quando in Duomo monsignor Luigi Fossati la arruola nella Resistenza. Diventa una «postina senza lettere». «Informavo le persone in pericolo che dovevano scappare. Il mio compito era un po’ pericoloso, perché suonavo ai campanelli sui quali non c’era il nome e potevo anche sbagliare. Però mi è sempre andata bene».

Lo definisce «un po’ pericoloso», nulla di più. Ma lei era solo una 18enne che rischiava la vita per salvare quella di altri sconosciuti. «Non portavo biglietti, non potevo. Dovevo avere tutto in testa: ricordare a mente gli indirizzi e comunicare a voce. Ricordo che facevo tre viaggi ogni sera. Una volta un professore non credeva alle mie parole, in quel momento ebbi paura. Dopo qualche attimo di tensione ci capimmo, ma lui non mi credette lo stesso e non scappò. Finì in carcere».

Continuò per anni, fino alla fine della guerra. Ma l’impegno di Luigina Forcella non si è mai interrotto: per decenni ha incontrato i ragazzi delle scuole per instillare loro i principi di libertà e per non dissipare la memoria.

Nella sua casa a Sant’Eustacchio piena di ricordi della Liberazione, con umiltà e garbo d’altri tempi ha sempre raccontato anche di quando lavorava negli uffici della Om e copriva i partigiani che rubavano le armi nello stabilimento.

Gina Forcella resta oggi la partigiana bresciana più anziana. «Non mi sembra di aver vissuto un secolo, è passato molto in fretta», aggiunse tre anni fa in occasione del suo centenario. 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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