A guerra finita da poco più di un anno, ancora tra le macerie, si trattava di decidere in che Paese vivere, come ricostruirlo, come rimarginare ferite sanguinanti, verso quale orizzonte rivolgere gli sguardi. Nel Bresciano il mondo cattolico era determinante, non solo per la massiccia adesione popolare, ma perché aveva alimentato da sempre, anche nei periodi più foschi e truci del regime, idee e progetti, speranze e azioni.
Ricostruire come i cattolici hanno vissuto i mesi e i giorni nevralgici che hanno portato alla nascita della Repubblica, il 2 giugno di ottant’anni fa, significa cogliere lo spirito di quei tempi. E inevitabilmente, seppur indirettamente, paragonarli ai nostri e alla strada che abbiamo fatto.
«I cattolici bresciani e le elezioni del 2 giugno 1946» è il titolo del volume edito da Ce.Doc che sarà presentato domani, venerdì 22 maggio, nel Salone Libretti del Giornale di Brescia. L’appuntamento è alle 18 con il presidente del Ce.Doc, Michele Busi, curatore del volume, il vicesindaco Federico Manzoni, i professori Lucio Valent e Federica Paletti.
Il progetto
Continua quindi il corposo lavoro di ricerca che il Ce.Doc sta conducendo sull’immediato dopoguerra, sotto la presidenza di Michele Busi e la direzione di Luca Ghisleri. La raccolta di testi e documenti che sarà presentata attinge soprattutto alla stampa del tempo — Il Cittadino, La Voce del Popolo, Il Giornale di Brescia, La Madre, La Fionda, La Valcamonica, Humanitas — e agli archivi storici del Ce.Doc, dell’Azione cattolica, della Diocesi e della Fondazione Civiltà bresciana.
Il volume inizia con l’inquadramento generale delle vicende nazionali, seguito da due corposi capitoli sui fatti locali. Il primo riguarda il vivace dibattito interno al mondo cattolico prima delle elezioni: la scelta fra repubblica e monarchia, l’adesione a un partito che unisca i cattolici, la composizione delle liste, ma soprattutto idee e valori che possano dare forza nel confronto con altre impostazioni ideologiche e politiche.
Il secondo capitolo riguarda invece la discussione successiva al voto e i primi passi dell’Assemblea costituente. A stupire – visti i nostri tempi – è la partecipazione appassionata e aperta, la franchezza del dibattito, il coraggio delle posizioni.
I cattolici
A prendere una direzione ferma è da subito la gerarchia ecclesiastica. Il vescovo monsignor Giacinto Tredici lancia l’appello a costruire «la società civile» fin dalla lettera pastorale annuale. E a maggio, in occasione della Giornata di preghiera per la Costituente, invita a fondare il nuovo Paese sui cardini della giustizia, della libertà e della collaborazione sociale.
Padre Giulio Bevilacqua, su Humanitas, scrive: «La religione non è chiamata a dare alla vita strutture politiche, economiche, sociali, ma lo Spirito che tutte le invada».
La Voce del Popolo, di fronte al bivio fra repubblica e monarchia, non pone vincoli, anche se lascia intendere simpatie per la repubblica. È la scelta, anche se non troppo ribadita, della Democrazia cristiana, che per tenere uniti i cattolici tiene distinte la questione costituzionale da quella istituzionale: «Non interessa tanto la repubblica o la monarchia in sé — scrive La Voce — quanto la forma che all’una o all’altra si vorrà dare».
Il settimanale diocesano fotografa la realtà dei cattolici: in buona parte per la repubblica, tutti per una nuova Costituente. Con rispetto per i monarchici: ce ne sono anche fra i partigiani.

La stampa
La campagna della Dc trova la punta di diamante negli articoli di Carlo Bresciani su Il Cittadino. Il mondo femminile, finalmente chiamato alle urne, viene coinvolto da La Madre, che in quei tempi entra in quasi tutte le famiglie. Il Giornale di Brescia dà ampio spazio ai comizi che invocano di chiudere la stagione dei Savoia «per carità di Patria». Anche se negli ultimi giorni rimonta chi pensa la monarchia come male minore, barriera alla «repubblica dei comunisti».
Emilio Ondei, in un editoriale a commento del risultato referendario, scrive: «Lo spettacolo di un Paese nel quale la repubblica fosse rimasta in soccombenza per colpa prevalente dei repubblicani timorosi di aver coraggio, sarebbe stata veramente la prova autentica di quella immaturità politica che viene invocata come comodo pretesto per arrestare l’inevitabile moto riformatore».
Su La Valcamonica, voce di una valle sempre un poco repubblica autonoma, Gianfranco Camadini fa eco: «È nata la nuova Costituente italiana. L’abbiamo attesa, ne abbiamo parlato e discusso, ed essa sorge per volontà di tutto il popolo... Se una prova era necessaria della vitalità di questa Italia tanto martoriata e distrutta, ora noi tutti l’abbiamo data».
Il voto
Il popolo sceglie, senza lacerarsi. Vincono la repubblica (54,3% in Italia, 62,6% nel Bresciano) e la Dc (35,2% a livello nazionale; 49,11% nel collegio Brescia-Bergamo).
In dieci giorni, tesi e delicatissimi, l’Italia cambia volto. Il saggio dà conto di candidati ed eletti, dei risultati Comune per Comune. E offre la documentazione nitida di una stagione da non dimenticare, di un testimone ideale da raccogliere.




