Storie

Il palestinese cristiano a Betlemme: «Verrò a Brescia per vendere presepi»

La testimonianza dalla Terra Santa di Iskandar Salameh: «La città è deserta, i turisti non si vedono e il mio negozio è chiuso. Per due settimane girerò tra eventi e feste nella vostra provincia»
Antonio Borrelli

Antonio Borrelli

Giornalista

Iskandar con don Osvaldo Resconi alla festa di San Pietro e Paolo in Castello - © www.giornaledibrescia.it
Iskandar con don Osvaldo Resconi alla festa di San Pietro e Paolo in Castello - © www.giornaledibrescia.it

Il suo negozio – nuovo di zecca e dentro illuminatissimo – è all’ombra del checkpoint 300, il posto di blocco militare vicino al Muro di Separazione tra Betlemme e Gerusalemme. È qui che sotto l’occhio vigile delle forze di sicurezza israeliane migliaia di lavoratori palestinesi si spostano ogni giorno dalla Cisgiordania verso Israele. A Hebron Road, su uno degli imponenti pilastri in cemento che dividono due mondi, qualcuno ha dipinto una Madonna. È a pochi passi da qui che Iskandar Salameh, palestinese cristiano di 31 anni, ha deciso di sfidare le difficoltà e di aprire uno spiraglio sul futuro.

Lui – che è nato e cresciuto nella centralissima Piazza della Mangiatoia, dove tutti lo conoscono – ha scelto la periferia per vendere prodotti artigiani e oggetti sacri, dedicati soprattutto ai pellegrini. Non avrebbe mai immaginato che di lì a poco si sarebbero abbattuti prima la più grave emergenza sanitaria mondiale dell’era moderna e poi il momento più drammatico della storia del suo Paese. Due eventi catastrofici che l’hanno portato a mettere piede prima a Roma e ora a Brescia. «Oggi il negozio esiste ancora ma è chiuso perché ovviamente non ci sono più turisti. Dovevo aprirlo per la Pasqua nel 2020 ma poi è arrivato il coronavirus. L’apertura è stata rimandata al 2022, ma poi è arrivata un’altra tragedia».

Prima di riuscire ad aprire il negozio, cos’hai fatto nel frattempo?

Ho scelto di andare a Roma per frequentare un master in teologia alla Pontificia Università Antonianum, specializzandomi in spiritualità francescana. Venire in Italia era sempre stato il mio sogno ma quando ero studente a scuola non ero riuscito a partire col programma Erasmus. A Roma sono stato due anni: ho imparato bene la lingua italiana e ho acquisito la vostra mentalità. Questo è stato fondamentale quando ho aperto la mia attività, perché lavoro all’80% con italiani. Credo che tutto sia stato organizzato da Dio.

Oggi il negozio di Iskandar è chiuso - © www.giornaledibrescia.it
Oggi il negozio di Iskandar è chiuso - © www.giornaledibrescia.it

Cosa ricordi dello scoppio del conflitto?

Le luci nel cielo e gli allarmi. Sono stato fortunato perché l’ultimo gruppo che è partito da Betlemme era nel mio negozio. Erano i primi giorni dopo il 7 ottobre e loro erano bloccati nel Paese. C’erano tanti italiani e anche bresciani che compravano alcuni oggetti con la paura di chi non si sente al sicuro. Dall’11 ottobre del 2023 tutti sono fuggiti, i turisti non sono più tornati e la città è deserta. Dall’inizio del conflitto sono andate via da Betlemme più di 200 famiglie cristiane.

Invece un ricordo piacevole degli ultimi tempi?

È passato in negozio il cardinale Matteo Maria Zuppi. Abbiamo parlato della situazione che stiamo vivendo. Io e mia moglie abbiamo fatto una foto con lui.

Il cardinale Zuppi con Iskandar e la moglie - © www.giornaledibrescia.it
Il cardinale Zuppi con Iskandar e la moglie - © www.giornaledibrescia.it

Come hai fatto a sopravvivere finora?

(fa un ghigno amaro) È stato difficile, è ancora difficile. Nessuno crede più nel turismo ormai. Sopravvivo con spedizioni di oggetti e prodotti, anche in Italia. Ho diversi debiti ma sono fortunato. Ringraziando Dio sono ancora in piedi.

Cosa ti ha spinto a venire a Brescia?

Viviamo in difficoltà economiche assurde. Grazie al mio negozio vivono più di 45 famiglie, tramite una cooperativa che gestisce l’attività. Ma siamo chiusi da troppo tempo. Ho deciso quindi di trasformarlo in un negozio itinerante. Per due settimane girerò tra eventi e feste in provincia di Brescia con un banchetto dove vendo i miei oggetti sacri. È l’unico modo per aiutare la mia famiglia e tutte le famiglie che lavorano con me.

Dove metterai il tuo banchetto?

Ho cominciato alla festa di San Pietro dai Saveriani a Brescia, poi sarò alcuni giorni al Conad delle Rondinelle a Roncadelle e al Conad di Palazzolo. Ringrazio padre Aldino dei Carmelitani e le due attività commerciali per avermi accolto.

Come hai scoperto Brescia?

Grazie a don Osvaldo Resconi. Era venuto nel mio negozio durante un pellegrinaggio organizzato da Brevivet. Mi ha aiutato ad organizzare questo viaggio.

La popolazione di Betlemme e della Cisgiordania come vive questi mesi?

Betlemme non è stata coinvolta dai bombardamenti, ma vedere tutte le sere il cielo illuminato dalle bombe non è facile. Negli anni scorsi quando succedeva qualcosa poi si finiva tutto dopo uno o due mesi, questa volta è veramente molto pesante. Gli anziani delle famiglie ripetono che questo tempo è il peggiore della nostra storia. Oggi aspettiamo un accordo finale che ancora non c’è. Il popolo palestinese di Betlemme vuole vivere in pace. Libertà e pace sono fondamentali per avere una vita normale.

A Betlemme prima della nuova escalation com’erano i rapporti tra palestinesi cristiani e musulmani?

Oggi in tutta la Terra Santa i musulmani sono la maggioranza e noi cristiani siamo meno dell’1%, ma abbiamo sempre provato a trovare accordi. Ogni tanto succede qualche tensione ma di solito viviamo in pace e c’è tolleranza reciproca.

Un dettaglio dei presepi che Iskandar vende - © www.giornaledibrescia.it
Un dettaglio dei presepi che Iskandar vende - © www.giornaledibrescia.it

Da palestinese cristiano cosa pensi di questo conflitto?

Vivo a Betlemme da quando sono nato e sono cresciuto in mezzo ai muri che dividono palestinesi e israeliani. Per me la città divisa è normale. Ma non mi interessa molto, quello che mi interessa molto è avere una vita normale e un futuro di pace e di gioia per la mia famiglia.

Rivendichi il tuo diritto ad essere palestinese?

Sì, certo. Sono molto onorato di essere un palestinese, la Palestina non può essere cancellata perché esiste dai tempi di Gesù. Non si può togliere dalla Storia.

Se chiudi gli occhi e immagini il futuro, nel 2027 vedi il tuo negozio aperto?

Non riesco a immaginare il futuro, ma spero che nel 2027 ci siano di nuovo turisti. Per dare speranza a me stesso, a mia moglie, al mio primo figlio in arrivo e a decine di altre famiglie.

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