Cronaca

Viaggio in Terra Santa: il tempo fermo di Betlemme, la corsa di Gerusalemme

Se nella prima il tempo sembrava essersi fermato, nella seconda invece diventa frenetico
  • Viaggio in Terra Santa, la terza tappa
    Viaggio in Terra Santa, la terza tappa - © www.giornaledibrescia.it
  • Viaggio in Terra Santa, la terza tappa
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Prosegue il viaggio in Terra Santa organizzato da Brevivet. L’obiettivo è verificare se esistano le condizioni per riaprire la via dei pellegrini, dopo oltre due anni di guerra, incertezza e tensione continua. Dopo il collegamento via WhatsApp con padre Gabriel Romanelli, i pellegrini hanno visitato il Terra Sancta College e la Hogar Niño Dios, per poi lasciare Betlemme alla volta di Gerusalemme.

Le ultime immagini che portiamo a casa da Betlemme sono quelle delle centinaia di bambini e ragazzi in fila nell’ampio cortile del Terra Sancta College, l’istituto scolastico gestito dai francescani dove studenti cattolici e studenti musulmani – la maggioranza – studiano sugli stessi banchi.

È l’ennesima testimonianza del servizio della comunità cristiana in Terra Santa, che mettiamo nel bagaglio da riportare a casa accanto ai volti e ai sorrisi incontrati solo dodici ore prima a non più di 200 metri di distanza: quelli di suor Maria Allegri, delle sue consorelle del Verbo Incarnato e dei volontari che le affiancano.

Accanto ai più fragili

E soprattutto dei giovani e giovanissimi ospiti della loro casa, la Hogar Niño Dios: 38 bambini e ragazzi con gravi problemi, chi fisici, chi psichici. Creature – tutte palestinesi – che le famiglie non sanno o non possono tenere. Le suore li accolgono come fossero un’unica grande famiglia.
«Diamo cure e amore, come è giusto che sia – dice suor Maria – siamo a due passi dalla Natività. Anche questi bambini sono figli dello stesso Dio e hanno il diritto di essere accuditi, di essere amati».

La visita al refettorio racconta meglio di ogni parola il coraggio e la forza di queste religiose, che hanno sfidato l’isolamento imposto dalla guerra senza perdere il sorriso. E ora, con l’arrivo dei primi pellegrini e il ritorno dei volontari da tutto il mondo, il futuro appare meno plumbeo.

A Gerusalemme

Con questo bagaglio di carità incarnata lasciamo Betlemme alla volta di Gerusalemme. Superato il checkpoint, il paesaggio muta radicalmente: compaiono nuovi, imponenti insediamenti realizzati su terreni che erano di proprietà dei cattolici palestinesi, proprietà non riconosciuta da Israele. Anche l’accesso alla città rivela una periferia fortemente urbanizzata.

Attraversando la Hebron Road emergono due elementi evidenti: escavatori e gru a lato della strada; e, all’interno, solo veicoli con targhe gialle. A Betlemme il tempo sembrava essersi fermato, a Gerusalemme invece diventa frenetico. Non solo per le code di auto, pullman e minibus: i cantieri sono ovunque. Chi torna in Terra Santa dopo un paio d’anni trova un accesso alla città profondamente trasformato, con grattacieli spuntati come funghi dopo la pioggia.

A questo si aggiungono gli scavi per la nuova e moderna metropolitana leggera diretta verso il centro città. E poi ci sono le targhe. A Betlemme se ne vedevano di due tipi: a sfondo bianco, per le auto dei cittadini palestinesi; a sfondo giallo, per quelle a guida israeliana. A Betlemme circolavano entrambe. A Gerusalemme no: le targhe bianche qui sono interdette, salvo permessi speciali. Circolano quindi quasi esclusivamente quelle gialle. Tempi e colori diversi per due comunità sempre più distanti. In mezzo i cristiani ed in particolare i cattolici, in netta minoranza che si acuisce di anno in anno. Comunque impegnati a testimoniare Gesù e a fare la
differenza con la loro disarmante e disarmata presenza.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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