Storie

Matilde, Amelia e Clara, tre sorelle e una passione: il tennistavolo

Le ragazze Buzzoni difendono i colori del Valcamonica, società che da sempre sforna talenti
Vincenzo Cito
Amelia Matilde e Clara Buzzoni
Amelia Matilde e Clara Buzzoni

Da tempo le sorelle Buzzoni sfidano e battono avversarie più grandi di loro, la sola che non vogliono mai affrontare è mamma: la ritengono, testuali parole, «troppo scarsa». Come tifosa però per tutte e tre la signora Francesca è considerata la numero 1 perché assieme al marito Gianfranco le segue ovunque e in casa non si parla d’altro: in questa simpatica famiglia di Piancamuno il tennistavolo è considerato una religione.

È l’ennesima magia prodotta dal Vallecamonica, vivaio storico di questo sport in Italia, in particolare nel settore femminile: le prende bambine, molte di loro le trasforma in campionesse e, se continueranno con lo stesso impegno, le sorelle Buzzoni potrebbero seguire la strada di tante altre . La più grande – se così possiamo definirla vista l’età- – si chiama Matilde ed è una delle più promettenti speranze a livello nazionale. Ha debuttato nella scorsa stagione a soli 13 anni in serie A2, ormai il vero campionato italiano perché in quello superiore – formato da sole sei squadre – giocano soprattutto le straniere.

E già dalle prime partite si capì la stoffa della ragazza, capace di chiudere il torneo con 5 vittorie. Quest’anno si è superata con ben 15 successi nella stagione regolare ed è grazie anche a lei se il club camuno è arrivato a un passo dalla A1. Obiettivo, tra l’altro, che per la società conta relativamente e Maurizio Gatti, anima del sodalizio e a lungo ct di successo della nazionale femminile, spiega perché.

Clara in azione
Clara in azione

«A parte i costi e la scarsa visibilità mediatica che ha il massimo campionato, a noi interessa che Matilde, e con lei tutte le ragazze del club, faccia un passo alla volta ed è ancora troppo giovane per confrontarsi con certe atlete, molte delle quali professioniste». Intanto la sua allieva è da tempo nel giro delle nazionali giovanili, una volta le toccò tornare da sola in aereo da una trasferta dalla Tunisia e i genitori erano un po’ preoccupati. «Me la cavai benissimo – ricorda – anche perché viaggiava con me una comitiva di italiani che aveva appena corso una maratona nel deserto. Feci subito amicizia e il volo filò via tranquillo».

Matilde, iscritta al liceo scientifico sportivo, è consapevole delle aspettative che la circondano ma ha un chiaro obiettivo davanti. «Questa disciplina, anche se molti non la conoscono, per me non è solo un gioco e se nel tempo maturasse la possibilità di entrare in un gruppo sportivo militare potrei praticarla a tempo pieno».

Ha cominciato ai tempi del Covid, perché il tennistavolo era tra i pochi sport accessibili durante l’emergenza sanitaria e il suo esempio è stato presto seguito dalle sorelline. Anche Amelia, 12 anni, promette molto bene, è già entrata nel giro delle selezioni azzurre e nella stagione appena terminata ha avuto la soddisfazione di vincere il campionato di serie C assieme a Marcella Delasa e Giulia Monton Escribano. La sua forza è quella di vivere con serenità anche le vigilie più impegnative. «Per me – spiega – il tennistavolo resta soprattutto un divertimento». Intanto nei play off ha dimostrato un carattere di ferro perché proprio a lei è toccato il confronto decisivo contro Parma e lo ha vinto con grande sicurezza.

Ma chi dimostra una maturità fuori dal comune è proprio la più piccola: si chiama Clara e in luglio compirà appena 10 anni. Eppure le senti fare discorsi del genere. «Piangere dopo una sconfitta non serve a nulla. Bisogna semmai imparare dagli errori commessi per non ripeterli». Quest’anno nel campionato di serie D ha vinto ben 10 partite contro avversarie molto più esperte di lei.

Sport e scuola

Allenarsi in un settore agonistico di tennistavolo, soprattutto nel Vallecamonica, richiede un impegno serio, ben 5 le sedute settimanali con Maurizio Gatti e Oana Copaci, tecnico di livello internazionale. Eppure a scuola nessuna delle tre sgarra e ciò che rende orgogliosa mamma Francesca è quanto le ripetono spesso gli insegnanti ai colloqui. «Dicono che Matilde, Amelia e Clara, l’una sull’esempio dell’altra, sanno far rendere il tempo, consapevoli di quanto sia prezioso».

È l’importante valore trasmesso dallo sport, che insegna come ai risultati si arrivi soltanto attraverso il lavoro e con lo stesso approccio i giovani praticanti affrontano gli impegni scolastici. Ma questa storia non è completa, all’appello manca Nicolò Buzzoni, 17 anni, fratello maggiore delle tre ragazze. Anche lui giocava a tennistavolo, poi ha preferito smettere dopo aver comunque ottenuto importanti risultati a livello giovanile. Naturalmente con la maglia del Vallecamonica.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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