Storie

La maestra bresciana finita a Milano: «Insegno in periferia e sono felice»

Mariavittoria Guerrini, 27enne bresciana, insegna materie scientifiche in una primaria di Milano dove è stata destinata dopo aver vinto uno dei concorsi Pnrr e racconta le sfide complesse e affascinanti che affronta ogni giorno
Francesca Sandrini

Francesca Sandrini

Vicecaposervizio

Mariavittoria tra i "suoi" bambini
Mariavittoria tra i "suoi" bambini

Felici di fare gli insegnanti. L’88 per cento dei docenti italiani sceglierebbe di nuovo questa professione. Lo dicono i risultati dell’indagine nata dalla collaborazione tra l’Università degli studi di Milano-Bicocca, Be for Education Foundation e Istituto Iard. Dopo le rilevazioni degli anni 1990, 1999 e 2008, l’anno scorso sono stati interpellati 10mila insegnanti di oltre 400mila plessi scolastici dell’intero territorio nazionale. Ne è derivato il volume dal titolo «In costante divenire: insegnare tra molteplici impegni in contesti plurali» (Il Mulino), a cura di Gianluca Argentin, professore associato presso il dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale a Milano-Bicocca. L’insegnamento, secondo i ricercatori, è una scelta precisa, sostenuta da motivazioni di natura vocazionale e relazionale che resistono a innegabili criticità (tra cui l’84% indica il calo di prestigio sociale).

Una vocazione precoce

Passando dai numeri alle storie, è esemplare quella di Mariavittoria Guerrini, bresciana, maestra elementare. A ventisette anni è già di ruolo. Merito di un paio di consigli giusti, un percorso altamente professionalizzante, un concorso vinto e una passione che trabocca da ogni sua parola, quando parla di scuola. Ma nemmeno la sua strada verso la cattedra, che per molti si traduce in un lungo, estenuante percorso a ostacoli, è stata semplicissima.

Si parte da una vocazione: i bambini. «Mi sono sempre piaciuti, tanto che fin da ragazzina ho fatto l’educatrice in oratorio e la babysitter». Dopo il liceo (Scienze applicate al Leonardo), Mariavittoria pensa di studiare ostetricia, ma il test d’ingresso al corso di laurea non va secondo le aspettative. Mentre riflette sul da farsi in attesa di riprovarci, il padre le suggerisce di informarsi su un corso che gli sembra adatto a lei, Scienze della formazione primaria all’Università Cattolica del Sacro Cuore. Anche lì c’è un test, Mariavittoria sostiene la prova di selezione, la supera e presto scopre che quello è davvero il posto giusto per lei.

Un percorso a ostacoli

Il corso di laurea è a ciclo unico con durata quinquennale e abilita all’insegnamento. Così, dopo la laurea, Mariavittoria entra nella scuola primaria. Ovviamente da precaria, non avendo ancora sostenuto alcun concorso. L’occasione arriva durante il suo secondo anno di lavoro, quando viene bandito il primo concorso nell’ambito del Pnrr. «In realtà non sapevo nemmeno se provarlo, credevo di non avere speranze, anche perché tutto mi sembrava piuttosto caotico, disorganizzato». In questo caso è la madre, insegnante a sua volta, a darle la spinta: «Quando ci sono – sentenzia – i concorsi vanno fatti». Anche se si tratta di tour de force: «Mi sono iscritta al concorso Pnrr1 nel gennaio del 2024, ho sostenuto la prova scritta in aprile e l’orale a fine luglio. Due mesi dopo, a fine settembre, sono state pubblicate le graduatorie».

La giovane insegnante
La giovane insegnante

Tutto a posto dunque? Macché. Perché si tratta di una graduatoria regionale: i vincitori di concorso possono indicare delle preferenze tra le province ma la destinazione dipende dalla loro posizione. Mariavittoria, bresciana di Mompiano, indica, nell’ordine: Brescia, Mantova, Cremona, Milano e Bergamo. Viene destinata a Milano. Però non è ancora finita. In un tempo brevissimo perché l’anno scolastico è già cominciato, deve fare una lista di scuole milanesi, anche queste in ordine di preferenza. «Io ne sapevo poco o niente, ho scelto in base alla comodità dei trasporti – racconta – perché ero convinta che avrei lavorato da pendolare». Risultato: a due settimane dall’inizio dell’anno scolastico, Mariavittoria prende servizio in una primaria della zona sud di Milano, sotto i Navigli, quartiere periferico e multietnico. Ma presto si rende conto che già l’impegno dell’anno di prova rende praticamente impossibile il pendolarismo. E in dicembre è costretta a prendere un appartamento in affitto. Nonostante i prezzi altissimi a Milano, di cui molto si sa, e il meno noto ammontare dello stipendio di un insegnante di ruolo a inizio carriera: circa 1.700 euro al mese.

Un’esperienza speciale

Mariavittoria però non è una che si lamenta. Dice che ci saranno gli scatti e che dopo tre anni si può chiedere il trasferimento nella propria provincia. Lei pensa di farlo anche se si trova benissimo nella sua sede attuale, ricca di sfide faticose e affascinanti al tempo stesso. «Quest'anno ho insegnato materie scientifiche in una quarta che ho preso in terza e porterò in quinta, ma, superato l'anno di prova, ho anche svolto una funzione strumentale: con una collega mi occupo della rete scuola-territorio in modo da offrire ai bambini di questo quartiere non facile attività dopo l’orario di lezione, dal doposcuola allo sport». Per fortuna Milano investe sulla scuola. «Solo per fare un esempio: se si organizza una gita, nessuno resta a casa». Invece Mariavittoria punta il dito sui tagli dello Stato: «Da un anno all’altro si sono ridotti sostegno e compresenze, nonostante i molti bisogni dei bambini». Che, da parte loro, rispondono con entusiasmo a tutto quello che gli insegnanti propongono. «Hanno pochissimo, vivono spesso situazioni problematiche ma sentono che gli vogliamo bene e facciamo tutto il possibile per loro. Il gruppo di docenti è giovane e molto motivato e anche per me è di grande stimolo».

Soddisfazioni vere

E gli ex compagni di studio partiti come lei da Brescia dopo il concorso? Mariavittoria racconta di sacrifici diversi. Quelli che hanno resistito a fare avanti e indietro da Milano si sono comunque ritrovati a spendere cifre enormi oltre a passare ore e ore in macchina, altri sono finiti in paesini sperduti di altre province. Ma Mariavittoria assicura che si tratta di un esercito di giovani pieni di forza di volontà e passione per il lavoro che hanno scelto. «Ho addirittura l’impressione che questo sia stato riconosciuto a livello di concorso», dice col suo sguardo positivo sulla realtà. Quanto ai riconoscimenti attuali, alle soddisfazioni dell’insegnamento, non ci sono dubbi: provengono per lo più da dove tutto è cominciato, dai bambini. Come quell’alunna di quarta che «nella sua vita ha già subito tante ingiustizie, eppure a scuola si comporta con una generosità, con una bontà tale nei confronti degli altri, che ogni giorno mi sorprende e mi emoziona».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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