Gps, Gae, Graduatorie d’istituto, concorsi ordinari e Pnrr: 1, 2, 3… Per i non addetti ai lavori il reclutamento dei docenti è un rompicapo. Vale la pena di capirci qualcosa? Sì, per sapere da dove vengano gli insegnanti, ovvero quale strada abbiano percorso per arrivare alla cattedra e che cosa succede dopo.
Perché spesso non è finita, il posto non è quello definitivo. E questo importa tanto ai diretti interessati quanto alla scuola nel suo insieme.
Il personale docente
Ma facciamo un passo indietro, cominciando dai dati. Al 31 luglio scorso gli insegnanti a Brescia erano ufficialmente 15.399: un numero che colloca la nostra provincia al secondo posto in Lombardia dopo Milano, dove i docenti erano 40.441. Va detto che il dato è parziale, se si considera che i nuovi insegnanti di ruolo prendono servizio in agosto.
Si tratta però di un utile punto di partenza, in particolare per quanto riguarda la distribuzione dei docenti: di questi oltre 15mila insegnanti bresciani, 1.107 sono in servizio nella scuola dell’infanzia, 3.932 nella primaria, 2.148 nella secondaria di primo grado e 4.564 nella secondaria di secondo grado. I posti di sostegno sono 3.100, quelli che rientrano nell’organico di fatto 548.
A fornire la fotografia più recente delle dotazioni organiche di personale docente nella scuola bresciana è l’Ufficio scolastico regionale, ma c’è un’altra fonte preziosa per comprendere la situazione: il Portale unico dei dati della Scuola del Ministero dell’Istruzione.
Purtroppo i dati sugli insegnanti sono fermi all’anno scolastico precedente, il 2024/2025, quando nel Bresciano è stato registrato un numero complessivo di 17.972. Qui però è evidenziata - oltre a una dimensione del corpo docente che tiene conto di tutte le componenti - la distinzione tra i docenti a tempo indeterminato (13.378) e quelli a tempo determinato (4.594); e considerando in particolare questi ultimi, tra supplenti annuali (1.253) e supplenti «a fine termine» (3.341).
In generale, in provincia di Brescia gli insegnanti a tempo determinato risultano il 10,7% del totale.
«È evidente che per far funzionare la scuola bresciana servono i precari», sottolinea Attilio Boldini, segretario generale di Cisl scuola di Brescia, precisando che «questi sostanzialmente provengono dalle Gps».
I canali d’entrata
Gps significa «Graduatorie provinciali per le supplenze» ed è solo una delle sigle che s’incontrano addentrandosi nel complesso sistema di reclutamento del personale docente nella scuola italiana.
Proviamo allora a fare un po’ di chiarezza. Innanzitutto: le assunzioni a tempo indeterminato avvengono attraverso due graduatorie, quelle di merito dei concorsi per titoli ed esami e le Graduatorie a esaurimento (Gae), alle quali sono iscritti gli insegnanti in possesso di abilitazione, distribuiti in tre diverse fasce a seconda della loro condizione specifica. A ciascuna di queste graduatorie è destinato il 50% dei posti conferibili annualmente.
Dalle Gae si attinge anche per le supplenze annuali e temporanee fino al termine delle attività didattiche; ma a tal fine ci sono anche le Gps citate da Boldini: con validità biennale, comprendono una fascia di personale abilitato/specializzato e una di personale non abilitato.
In caso di esaurimento o incapienza delle Gps o per altri tipi di supplenze temporanee, infine, ci sono le Graduatorie d’istituto, a loro volta con tre fasce: per docenti iscritti alle Gae, per abilitati iscritti nella prima fascia delle Gps e per non abilitati ma in possesso di titolo di studio valido per l’accesso all’insegnamento, iscritti nella seconda fascia delle Gps. Davvero un rompicapo, e – d’accordo con gli esperti - stiamo semplificando.
L’assunzione
Anche l’assunzione a tempo indeterminato tramite concorso, però, non è semplicissima.

Gli ultimi tre concorsi sono stati banditi tre-quattro anni fa nell’ambito del Pnrr ma, riferisce Boldini, il terzo non si è ancora chiuso: si stanno svolgendo gli ultimi orali. Seguirà la formazione delle graduatorie regionali previste da questo tipo di concorso che, pur meno farraginoso di quelli passati dal punto di vista dello svolgimento delle prove, soffre nella fase della presa in servizio.
Perché i vincitori devono indicare le province dove preferirebbero prendere servizio, ma senza la certezza di esservi destinati: dipende dalla loro posizione in graduatoria. Poi ci sono gli idonei non vincitori, il 30% dei quali (percentuale destinata ad aumentare) è recuperato pure a livello regionale. Da qui la richiesta di Cisl Scuola di «un reclutamento più snello ed efficace».
I concorsi
Intanto Boldini guarda già ai concorsi ordinari, cui si potrà passare una volta conclusi tutti i concorsi Pnrr. Anche qui, però, le criticità non mancano. Per partecipare a un concorso ordinario, infatti, bisogna essere abilitati dalle università, acquisendo sessanta crediti formativi tra lezioni e tirocinio (fanno eccezione i laureati in Scienze della formazione primaria, che con la laurea ottengono anche l’abilitazione).
«Di solito ci vuole un anno – spiega Boldini – da aggiungere ai cinque di università e ovviamente ai tempi del concorso».
Non solo: i corsi di abilitazione sono a pagamento, «si va dai 2,500 ai 3mila euro». Insomma: quello per diventare insegnanti è diventato una sorta di percorso a ostacoli. Ne fanno le spese (letteralmente) gli aspiranti docenti ma anche la scuola stessa, che ha bisogno di personale stabile.
Gli insegnanti oggi
Le classi di concorso più scoperte? Quelle delle discipline Stem, come Fisica ed Elettrotecnica, che richiedono lauree in grado di offrire sbocchi alternativi e più remunerativi.
Quanto ai docenti attualmente in servizio, il Portale del Miur dice che sono soprattutto donne: 14.358 contro 3.614 uomini.
Mentre, osservando le fasce d’età, si nota la prevalenza di over 50: 3.022 hanno fino a 34 anni, 4.074 dai 35 ai 44, 5.477 dai 45 ai 54 e 5.399 oltre i 54.



