Ben 450 chilometri di lunghezza e 32mila metri di dislivello. Sono i numeri da brivido del Tor des Glaciers, una delle corse più impegnative al mondo, al via l’11 settembre da Courmayeur. Ai nastri di partenza ci sarà anche «l’alieno della Franciacorta», come è affettuosamente conosciuto il 52enne Stefano Delbarba, già autore di numerose prove al limite della resistenza fisica e psicologica.
Il motore principale della corsa di Delbarba sarà la solidarietà, raccogliendo cammin facendo fondi per le associazioni franciacortine Cistinosi e Angeli per la vita, che da anni si occupano di ricerca scientifica nei confronti di malattie rare infantili.
Filo diretto
Sulle pagine social dei due sodalizi si trovano già i riferimenti per donare online, seguendo nel contempo la preparazione e poi la gara vera e propria di Delbarba. Inoltre, un gruppo di sponsor locali - aziende, privati ed esercenti di Adro, ma non solo - hanno annunciato che doneranno un euro per ogni chilometro percorso in lunghezza; 10 euro, invece, per ogni chilometro di dislivello in altezza.
Se Delbarba dovesse inoltre arrivare tra i primi 50 all’arrivo, dopo un’infinità di saliscendi tra le principali vette alpine, arriveranno altri 1.000 euro extra a testa di bonus. Tutti fondi che serviranno per migliorare la vita dei piccoli pazienti, affetti da malattie rare come la cistinosi e la sindrome di Menkes.
Difficoltà
«Il Tor des Glaciers di Courmayeur - spiega Delbarba - è una delle gare più dure e prestigiose nelle corse a distanza e in montagna, con atleti in arrivo un po’ da tutto il mondo. La cosa che mi rende più orgoglioso è però la collaborazione con le associazioni franciacortine per la raccolta fondi sulla ricerca delle malattie rare, una spinta ulteriore a fare bene e a non mollare».
Delbarba, che nella vita lavora come carpentiere per la Cobresa di Corte Franca e corre sotto l’egida del Rosa Running Team, divide le sue giornate tra il lavoro e la preparazione atletica, spesso di notte, per ambientarsi alle fatiche no stop che lo attendono.
Preparazione
«Per fare una gara di questo tipo - aggiunge l’iron man adrense - non serve solo saper stare in giro tante ore in movimento, lungo sentieri impervi, e fare centinaia di chilometri con migliaia di metri di dislivello. La preparazione è anche mentale, nutrizionale e mirata in modo specifico allo sforzo che si deve affrontare.
Per questo sono affiancato da un gruppo preziosissimo, dal fisioterapista Paolo Mazza alla nutrizionista Federica Gnocchi. Tutto il contesto crea la prestazione che dovrò affrontare», spinto dal tifo di tanti in Franciacorta.


