Storie

La vita vorace di Paneroni, il bresciano che fu il primo terrapiattista

L’eccentrico gelataio astronomo di Rudiano a inizio Novecento girava l’Italia per contestare Galileo Galilei. Tra i suoi ammiratori ci fu anche Indro Montanelli
La morte di Giovanni Paneroni sulla Domenica del Corriere del gennaio 1950
La morte di Giovanni Paneroni sulla Domenica del Corriere del gennaio 1950

Quando Mino Martinazzoli definì Umberto Bossi il «Paneroni della politica» in pochi capirono il senso di quell’accostamento. Non era certo un complimento, anzi. Il senatùr leghista stava conquistando trionfalmente la ribalta nazionale, ma lo faceva con modi (e idee) che non potevano certo fare breccia nel cuore dell’ultimo segretario della Democrazia cristiana. L’avvocato orceano, famoso per le sue battute taglienti, andò così a ripescare la mitologica figura bresciana di cui i più avevano perso memoria. Appunto quel Giovanni Paneroni da Rudiano che nei primi decenni del Novecento girava la provincia (e l’Italia) predicando le sue strampalate teorie astronomiche geocentriche, il suo principale slogan era «la Terra non gira, o bestie».

Ma negli anni Novanta delle sue strabilianti gesta (fu anche arrestato e portato in manicomio) più nessuno si ricordava. Ci voleva l’intellettuale già Guardasigilli per riportare quell’ambulante, a suo modo geniale, sulla scena che meritava. Perché in un attimo i giornalisti nazionali iniziarono a chiedersi, nel solco di don Abbondio, «Paneroni chi era costui?». Del resto, Martinazzoli era un manzoniano appassionato, e in quel suo spunto c’era sicuramente anche della compiaciuta perfidia.

Chi era costui?

Giovanni Paneroni mentre divulga con veemenza le sue teorie
Giovanni Paneroni mentre divulga con veemenza le sue teorie

Ma, quindi, chi era Paneroni? Come al tempo fece Gian Antonio Stella del Corriere della Sera, siamo partiti alla volta di Rudiano per incontrare colui che con eccesso di enfasi possiamo definire il biografo ufficiale del terrapiattista prima dei terrapiattisti (oppure dell’ultimo dei tolemaici), ovvero Enrico Mirani.

«Paneroni un anticonformista, per lui l’empirico prevaleva sulla realtà», ci racconta, «il suo bersaglio preferito era l’Osservatorio astronomico di Brera». La moglie di Mirani (scrittore, già inviato del Giornale di Brescia) si chiama Rosanna e di cognome Paneroni, «non sono però parente» precisa subito. In ogni caso, su una parete del loro soggiorno fa bella mostra un’opera paneroniana: al centro il sole (che per lui pesava quattro chili) e attorno dei pezzi di carta disegnati e incollati, una specie di pop art insomma.

Una mostra a Milano nel 1983 mise un’opera di Paneroni accanto a una di Picasso. Perché Paneroni, convinto che Galileo Galilei non avesse capito nulla, era un artista straordinario, bravissimo nel disegno, ne sono testimonianza le illustrazioni a supporto delle sue teorie che poi dava alle stampe. Una marea di straordinario materiale che si è salvato dall’oblio grazie al collezionista Emanuele Cominelli; ora una larga parte (già messa in mostra) è custodita dal Comune di Rudiano.

La vita

La storia di Paneroni sul settimanale Oggi nel 1950
La storia di Paneroni sul settimanale Oggi nel 1950

Spirito ribelle per natura, esponente estremo di una cultura popolare che crede solo all’evidenza, per usare ancora le parole di Mirani, Paneroni non poteva mandar giù l’idea che la terra fosse tonda e girasse.

Giovanni Paneroni era nato a Rudiano, nel quartiere Castello, il 23 gennaio 1871. La sua vita fu segnata fin da subito, perché quello era il borgo dove viveva la gente più povera (e svillaneggiata, precisa Mirani) del paese, le case erano costruire con i sassi del fiume e le strade lastricate di ciottoli. Il padre Battista, un commerciante di frutta e verdura, vedendo in Giovanni una vivace intelligenza individuò l’unico modo per far studiare il figlio: entrare in seminario.

E così, terminate le elementari, per lui si aprirono le porte del collegio vescovile di Bergamo. Ma Giovanni guardava le stelle senza andare oltre, e non scorgendo il trascendente ben presto se ne tornò a casa.
Quei due anni gli avevano comunque dato una cultura che fu sufficiente per costruire gli sbilenchi castelli del suo pensiero nei decenni a venire. Non di sola teoria vive però l’uomo, e quindi una professione bisognava pur trovarla. Arrivato il tempo della leva militare scelse i carabinieri. Figuriamoci se quello poteva essere il suo mondo. Una volta venne mandato ad arrestare un ladro, ma se ne tornò in caserma da solo: era stato intenerito dalle lacrime dell’uomo, della moglie e del figlio. Niente da fare, si doveva riprendere la strada per Rudiano.

Ambulante

Una tipica opera di Giovanni Paneroni
Una tipica opera di Giovanni Paneroni

La nuova (e definitiva) professione era all’altezza del personaggio: venditore ambulante di gelati. Non dimentichiamo che siamo nei primi decenni del Novecento, i frigoriferi avevano già fatto la loro comparsa, ma solo nei palazzi nobiliari, non certo sul carretto di Paneroni.

Come racconta Mirani nel suo libro «Vita, memorie e avventure di Giovanni Paneroni», «la scienza deve proprio ai sorbetti il contributo teorico dell’ultimo tolemaico. In estate egli aveva il suo bel da fare nello scansare il sole per evitare che gelati e dolciumi si squagliassero. Giovanni si spostava col carretto all’inseguimento dell’ombra: proprio il movimento di quest’ultima costituiva la prova inequivocabile che il sole si muove e la terra sta ferma».
L’originale terrapiattista, quando aveva le risorse, prendeva il treno e portava le sue idee in giro per l’Italia. Spesso anche a Firenze, tra il pubblico c’era un giovane Indro Montanelli che subito si appassionò a quell’uomo dalla «prosa sgangherata ma d’una efficacia lapidaria».

Ammaliante

Giovanni Paneroni era un vorace della vita che si poneva continuamente domande, a cui dava le risposte che poteva. O, forse, che voleva, anche per ammaliare il suo pubblico. Tra i suoi scritti sono infatti emerse delle audaci lettere d’amore (licenziose, si sarebbe detto in quegli anni) che il tolemaico scriveva alle sue amanti o presunte tali. Anche di alto lignaggio, e pare di vederle sorridere ammiccanti e maliziose dietro preziosi ventagli mentre ascoltavano (e segretamente ammiravano) quell’irruente omone baffuto.

Nei suoi tour milanesi conquistò pure la simpatia della famiglia Crespi, già proprietari del Corriere della Sera; e chissà se c’era anche la futura fondatrice del Fai, l’allora piccola Giulia Maria (ovviamente già elegantissima senza ostentazione) ad ascoltare quel geniale gelataio, magari seduta a terra su un antico tappeto Tabriz.

Bestie!

La morte di Paneroni sulla Domenica del Corriere del 15 gennaio 1950
La morte di Paneroni sulla Domenica del Corriere del 15 gennaio 1950

Ma gli elitari salotti erano destinati a sparire presto dalla vita di Paneroni, il fascismo non poteva certo avere simpatia per lui. Quando finalmente quella tragica e spietata stagione si concluse, per Paneroni era ormai troppo tardi per trovare un riscatto. Morì alle 9 di mattina di lunedì 2 gennaio 1950.

Attorno a lui era rimasta solo quella famiglia che incredibilmente era riuscito a creare nella sua folle esistenza, e che incredibilmente gli era sempre restata accanto, nonostante tutto. La moglie Angela e i figli Giovanni, Pietro, Battista, Alberto, Maria, Giuditta e Laura, Luigi era morto in guerra sul fronte greco-albanese. Leggenda vuole che prima di spirare nel letto dell’ospedale di Rudiano abbia urlato «bestie!». Non sarà vero, ma è bello crederlo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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