Storie

A Gargnano i 102 anni di Nina, la sarta delle nobili e dei Mussolini

Domenica Campetti: «Le contesse di Milano e Brescia volevano i miei abiti da sposa»
Franco Mondini
La festeggiata
La festeggiata

«Gli anni? Non li conto più da tempo. Tanto tempo... Da quando ho festeggiato gli 80. Adesso sono 102 e sto già ricevendo gli auguri. Arriveranno anche le torte, lo so». Sprizzante, lucidissima, senza peli sulla lingua: «Quello che va detto esce da questa bocca» rimarca infatti. Una memoria d’acciaio. Domenica Campetti è per tutti la «Nina di Villa».

Ci tiene a sottolinearlo che lei è nata «e qui morirò, nella mia casa al Poggio a Villa» frazione incastonata tra il lago e il monte, tra Bogliaco e Gargnano. Non si è mai sposata, così come il fratello Agostino, «Ago», maestro d’acqua scomparso di recente e la sorella Teresa. Insieme, per anni, hanno lavorato allo stabilimento tessile Gladys di Bogliaco e poi alla Rondine in zona Foro Boario.

La storia

«Sono stata 10 anni alla Gladys e 10 a Brescia, ma la città non mi piaceva. Mi mancava il mio lago, i suoi suoni meravigliosi – ricorda –. Appena ho potuto, quando La Rondine ha chiuso, sono tornata a Villa continuando a fare la sartina, come avevo iniziato». «Ho iniziato da ragazzina a cucire. Mia grande insegnante fu Tina Pelizzari. Se sono diventata brava lo devo a lei. Ho insegnato a tante ragazze negli stabilimenti e molte mi chiamano ancora e mi vengono a trovare. Evidentemente ho lasciato buoni ricordi».

La casa della Nina è un continuo via vai. Se si passa dal Poggio o da Villa non si può non fermarsi a salutarla, rimanendo incantati dai suoi ricordi. Ha sofferto prima per la scomparsa di Teresa e di recente per il suo «Ago». Ma ha superato il dispiacere, o quantomeno lo nasconde bene. «Mio fratello badava al cimitero dei frati di San Tomaso, qui vicino, da anni chiuso, abbandonato. Teresa faceva la sacrestana e io l’aiutavo. Molto caro il nostro padre Bruno, l’ultimo a lasciare».

Tempi lontani

I ricordi del suo lavoro fanno un notevole salto indietro. «Ero brava nel preparare abiti da sposa. Contesse e donne nobili di Brescia e Milano volevano me. Ho cucito abiti da sposa per Marina, la figlia di Bruno Mussolini, e per sua moglie Gina. Ricordo Romano, altro figlio del Duce e donna Rachele, che mi salutava, mentre con suo marito, il sior Benito, non ho mai parlato, ma l’ho visto da vicino», racconta tenendo per mano il lasciapassare che le permetteva di raggiungere la villa del Duce ai tempi della Repubblica di Salò, verso San Giacomo.

«Con gli occhi potrei ancora cucire, ma sono le mani che danno problemi» conclude la centoduenne. Nina, il segreto della longevità? «Lavorare tanto e camminare. Abbiamo passato momenti brutti, con la fame. Quando tutti e tre noi fratelli abbiamo iniziato il lavoro, è andata bene».

Terra di centenari

A Gargnano, nella speciale classifica dei centenari, la precede Angelo Zanini di Navazzo, anni 104 fatti a novembre. Sua moglie Cinzia Domenica ne ha due di meno. Dietro ai magnifici 3, si piazza Francesca Bertolini: il secolo lo taglierà il prossimo 1° novembre.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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