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Se vostro figlio ha il profilo Instagram vuoto, forse ha un Finsta: cosa è

La tendenza non è nuova: i giovani, ma anche le star, preferiscono pubblicare contenuti privati e leggeri sul profilo «finto», spesso lasciando quello principale completamente vuoto
Alice Resconi
I profili dei ragazzini sono pieni di foto sfocate o con il volto nascosto: quelle normali probabilmente si trovano sul Finsta
I profili dei ragazzini sono pieni di foto sfocate o con il volto nascosto: quelle normali probabilmente si trovano sul Finsta

Guardando su Instagram capita sempre più spesso di imbattersi in account spogli. Oltre al nome e all’immagine di profilo, pochi post, nessuna didascalia e ancor meno storie pubblicate durante il giorno. Osservando ancor meglio il fenomeno si scopre che questa apparente tendenza a usare Instagram il meno possibile riguarda soprattutto i giovani e i giovanissimi. Ma non è così: «Abbiamo un altro account per postare le nostre cose, non usiamo il principale», rivela qualcuno. «Usiamo il finsta».

Il profilo «falso» dove si è se stessi

Il finsta è un account secondario che gioca su una curiosa contraddizione. Il termine nasce dalla fusione di fake e Instagram e si contrappone al cosiddetto rinsta (real Instagram). Eppure, nella pratica, il finsta non è affatto «falso». Anzi, per molti adolescenti è il luogo in cui condividere gli aspetti più autentici della propria vita: foto spontanee, stati d’animo, momenti quotidiani e contenuti destinati esclusivamente agli amici più stretti. La denominazione è dunque volutamente paradossale.

L’account “ufficiale” è spesso quello più costruito mentre l’account definito «fake» diventa lo spazio in cui si svolge la vita reale. Per molti giovani, dunque, non è bastata la funzione «amici stretti» messa a disposizione da Meta per limitare la visibilità delle storie. Hanno preferito creare uno spazio parallelo, accessibile soltanto a una cerchia selezionata di persone, nel quale mostrarsi senza filtri.

L’account Instagram principale, quello a cui hanno accesso parenti, insegnanti, conoscenti e un pubblico più ampio, viene utilizzato con cautela: «Mostriamo poco e niente di quello che facciamo sul real Instagram», spiegano alcuni ragazzi. Sul profilo principale si pubblicano contenuti più selezionati mentre è sul finsta che trovano spazio le uscite con gli amici, le serate, gli episodi divertenti accaduti a scuola, i momenti di noia, le foto poco curate e gli aggiornamenti estemporanei. In altre parole, la vita quotidiana.

Le foto con gli amici finiscono sul Finsta
Le foto con gli amici finiscono sul Finsta

Tanto che anche molti vip hanno un finsta (a volte noto, a volte sconosciuto). Kim Kardashian, per esempio, ma anche Marc Jacobs. E lo stesso vale per i brand di moda, come per esempio Balenciaga: da poco, il direttore creativo Pier Paolo Piccioli ha lanciato @keeppprolling, l’account meno serio e più scanzonato della maison.

Da Twitter a Instagram: la storia del finsta

La storia del finsta non è una novità. Nel 2017 il termine entra nell’Urban Dictionary e, a partire da quel periodo, inizia a essere raccontato anche dai media tradizionali. Negli anni successivi la parola si diffonde al punto da essere registrata anche dal Merriam-Webster tra le espressioni informali dell’inglese contemporaneo.

Al di fuori degli Stati Uniti, dove il fenomeno si è sviluppato inizialmente, è frequente imbattersi invece nell’espressione «spam account». Pur con alcune differenze locali, questi profili condividono caratteristiche simili. Nella maggior parte dei casi sono privati. I nomi utente possono essere una variazione del nome proprio accompagnata da suffissi come «.spam», «.priv» o «.finsta», oppure nickname riconoscibili soltanto dalla cerchia ristretta di amici. Anche l’immagine del profilo tende spesso a essere poco identificabile e il numero dei follower rimane contenuto.

Una risposta alla pressione dei social

Ma perché allora non utilizzare il profilo principale nello stesso modo? Da dove nasce la necessità di avere un account finsta? La risposta più immediata è che si tratti di una moda. Ma dietro il fenomeno si nasconde anche qualcosa di più profondo: il desiderio di controllare il proprio pubblico e di proteggersi dal giudizio di persone esterne alla propria cerchia di fiducia.

I profili Instagram dei giovanissimi sono sempre più spogli e privati
I profili Instagram dei giovanissimi sono sempre più spogli e privati

Il finsta nasce come risposta alla crescente pressione percepita sui profili principali. Un sondaggio del Pew Research Center pubblicato nel 2024 ha rilevato infatti che circa sei adolescenti statunitensi su dieci utilizzano Instagram e che il 12% dichiara di essere sulla piattaforma «quasi costantemente». Diversi studi evidenziano inoltre come molti giovani sentano la necessità di curare attentamente la propria immagine online e percepiscano una pressione costante nella gestione dei contenuti.

Il finsta rappresenta quindi una valvola di sfogo: uno spazio meno esposto dove condividere contenuti senza l’ansia di dover apparire sempre interessanti, divertenti o perfetti.

Non meno condivisione, ma più controllo

Negli ultimi anni la logica dell’account secondario ha iniziato a diffondersi anche oltre il mondo adolescenziale. Sempre più adulti utilizzano profili separati: gli account di nicchia di sottocomunità, ad esempio, condividono lo stesso meccanismo di base. A farne maggior uso rimangono comunque soprattutto gli adolescenti e i giovani adulti della Generazione Z.

Per molti di loro il finsta permette di raccontare sia i momenti divertenti sia quelli più delicati della propria vita, è uno spazio relativamente sicuro, non perché sia privo di giudizi, ma perché consente di scegliere a chi esporsi. Forse è proprio questo l’aspetto più interessante del fenomeno. In un’epoca in cui i social sembrano premiare la massima visibilità, il successo del finsta suggerisce che molti giovani non cercano più pubblico, ma più controllo. Non vogliono condividere meno: vogliono semplicemente decidere con chi farlo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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