Don Angelo, 100 anni e 33.400 messe: «Il segreto? La fede, anche juventina»

Il totale delle messe celebrate è 33.403, aggiornato al 16 marzo 2022. Dopo quella data don Angelo Chiappa è andato in pensione. A 96 anni. Fino a quel giorno il sacerdote, originario di Ospitaletto, ha segnato, con una meticolosità che definire certosina appare quasi eufemistico, tutte le sue celebrazioni: data, luogo, se con lui c’era un altro sacerdote e le cosiddette intenzioni, ovvero se durante quella specifica messa si pregava per qualche defunto.
A voler essere precisi il conteggio andrebbe aggiornato con un «più uno», perché lo scorso gennaio i suoi cento anni sono stati festeggiati (anche) con una messa comunitaria. Il traguardo del secolo lo ha tagliato il 9 gennaio, due giorni giorno dopo, appunto, la celebrazione a San Giacomo, il pranzo con (ovviamente) la torta. «Buonissima» sottolinea don Angelo, la sorella Claudia lo guarda sorridendo sorniona, la dieta del centenario concede poco agli amati dolci.
Quindi 33.404, giusto don Angelo?
(ride) Giusto, ma attenzione, dopo il 2022 non ho smesso di celebrare messa; oggi però lo faccio la domenica nella cucina di casa. Poi consacro per tutta la settimana e ogni giorno faccio la comunione.
Un secolo sulle spalle portato in ottima forma e con una lucidità da fare invidia. Qual è il suo segreto?
Nessun segreto, semplicemente in tutti questi decenni non ho mai perso la mia serenità, ancora oggi mi sveglio sempre contento.
Facile immaginare che tutto questo poggi sulla sua fede.
Senza dubbio, una fede solidissima che dopo 76 anni da prete mi fa dire che quella è stata la scelta che rifarei ogni giorno.
Mi dicono però che lei abbia un’altra fede, altrettanto radicata.
Ah certo, la Juve. Quando vince sul divano espongo le mie sciarpe che rimangono per alcuni giorni. Diciamo che le soddisfazioni non sono più quelle di un tempo, ma non lamentiamoci. Sono stato anche allo Juventus Stadium: una grande emozione.
Lei è diventato prete nel 1949, cosa ricorda degli anni del Seminario?
Sono entrato alle medie, a quel tempo il Seminario era in città, a palazzo Santangelo, quello che oggi è il centro pastorale Paolo VI. Nella mia classe eravamo in 22, li ricordo ancora tutti. Nel tempo ci siamo ritrovati ogni anno a giugno per ricordare la nostra ordinazione. Ma ormai sono rimasto solo io, fino a qualche settimana fa c’era anche don Andrea Ferronato.
La salute come va?
Non ho nessuna malattia, ho un po’ di male al ginocchio, ma riesco ancora a camminare anche senza bastone (e si alza per dimostrarcelo). Faccio anche un po’ di ginnastica la mattina, ma non è che mi appassioni molto. Comunque se sono ancora in forma lo devo alla bicicletta.
Mi sembra di vederla in bicicletta come don Camillo.
Ma io non giravo solo in paese. Soprattutto quando ero curato a Erbusco o a Travagliato capitava che si partisse anche per lunghi viaggi. D’estate, quando mia sorella era a Ponte di Legno, salivo in sella verso l’alta Valcamonica.
Oltre cento chilometri, non proprio uno scherzo.
Ma mica mi fermavo lì. Da Ponte di Legno si andava al Tonale, poi in Trentino, dormivamo in seminario a Trento e poi tornavamo passando dal lago di Garda.
Immagino che poi avrà anche comprato un’auto.
Certamente, la mitica Simca 1000, l’ho anche prestata a un mio nipote per il viaggio di nozze.
La sua è una famiglia da sempre molto unita.
Da me all’ultimo nipote Nicolò sono cinque generazioni di Chiappa. In passato abbiamo fatto viaggi bellissimi.

Dall’album fotografico che le hanno regalato i suoi nipoti per i 100 vedo una marea di mete.
Partivamo con il pulmino, e ovviamente ci fermavamo per celebrare la messa. Ma con noi in viaggio c’erano anche le galline ripiene pronte per il pranzo.
Le mangia ancora le galline?
In verità mangio un po’ di tutto, sempre accompagnato da un buon bicchiere di vino.
Chi si occupa di lei?
Il mio angelo custode è mia sorella, lei è più giovane: ha solo 97 anni. Poi certo c’è una signora che ci aiuta, e i nostri nipoti non ci lasciano mai, non possiamo certo lamentarci.

Le sue agendine sono mitologiche in famiglia.
La notte di santa Lucia era ovviamente un momento di festa per tutta la famiglia, ci ritrovavamo a casa e si cercava la chiave che apriva la stanza dei regali. Il mio era sempre lo stesso: l’agendina elettronica, quello che io chiamo il mio computer, che in realtà è una semplice agendina in carta (ride).
Dal 1967 al 2001 lei è stato parroco a Casaglia, poi è arrivata la pensione, almeno sulla carta.
Il vescovo mi ha chiesto se potevo andare per un anno a celebrare messa a Bornato: ci sono rimasto fino al 2022.
Recita ancora il breviario ogni giorno?
Ovviamente, lodi al mattino, vespri la sera, anche a tardissima sera, quasi notte.
Avrà un breviario ormai molto consumato.
In realtà lo leggo sul tablet, così posso ingrandire le lettere. Sul tablet guardo anche le partite della Juve. E ogni mattina sfoglio il Giornale di Brescia nella versione digitale. Lo leggo da sempre.
Quando lei è nato c’era Pio XI, oggi Leone XIV, qual è il suo papa preferito?
Ho incontrato Paolo VI quando siamo andati in Vaticano per i 25 anni di ordinazione sacerdotale; anni dopo Giovanni Paolo II. Ma non ho preferiti, ho voluto bene a tutti i papi che si sono alternati durante la mia vita.

Le posso chiedere se le piace il suo parroco don Adriano?
(sorride beffardo) È sicuramente il migliore, con lui presente non potrei dire altro.
Prima di andarcene ci mostra orgoglioso il suo giardino, «devo andare a prendere i fiori da mettere attorno alla statua della Madonna». Eccolo il segreto: non smettere di coltivare la vita con passione.
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