Opinioni

Invecchiare con «lentezza» allunga la vita

Renzo Rozzini*
Tra buone abitudini e attitudini genetiche ecco i (non) segreti della longevità
Anziani (simbolica) -  © www.giornaledibrescia.it
Anziani (simbolica) - © www.giornaledibrescia.it
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Il tema della durata della vita e della sua qualità non ha una definizione precisa, ma è certo che oggi rappresenta un grande interesse sia scientifico sia sociale. L’Italia ha una popolazione di persone molto anziane in rapido aumento ed è, dopo il Giappone, il secondo Paese al mondo per longevità. Al 1° gennaio 2025 i centenari residenti erano 23.548, più del doppio rispetto al 2009. Circa l’83% sono donne e circa il 90% vive ancora in famiglia.

Dal punto di vista della salute, i centenari costituiscono un gruppo particolare: non hanno un unico profilo, ma mostrano alcune caratteristiche comuni che aiutano a capire come si possa raggiungere un’età così avanzata. In generale, chi arriva a 100 anni ha avuto una vecchiaia più sana rispetto ai coetanei e tra i 70 e i 90 anni tende a sviluppare più tardi malattie tipiche come cardiopatie, diabete o tumori. Questo non significa che a 100 anni sia senza problemi: la maggior parte convive con diverse malattie croniche, ma una minoranza - circa un quinto - raggiunge questa età con poche o nessuna diagnosi importante.

Anche sul piano funzionale la situazione è varia. Molti centenari hanno bisogno di assistenza nelle attività quotidiane, soprattutto nel movimento, nel vestirsi o nel lavarsi. Esiste però un gruppo non irrilevante che mantiene una buona autonomia, cammina con poco aiuto ed è ancora socialmente attivo. Altri disturbi tipici di età così avanzata sono la perdita della vista e dell’udito, la debolezza muscolare e un maggiore rischio di cadute.

Riguardo alle capacità mentali, circa la metà dei centenari conserva funzioni cognitive soddisfacenti, a volte sorprendentemente buone, e molti riportano un benessere emotivo migliore del previsto, grazie alla capacità di adattarsi e di trovare senso nella vita quotidiana.

In queste persone si osserva la cosiddetta «compressione della morbidità»: anni relativamente buoni seguiti solo da un breve periodo di declino finale.

I centenari non sono persone «sempre giovani», ma individui che invecchiano più lentamente. Accumulano malattie e limitazioni come tutti, solo più tardi. La longevità estrema non significa salute perfetta, ma capacità di rimandare il declino e mantenere una qualità di vita accettabile fino agli ultimi anni.

Fino a che punto sarà possibile allungare la vita? E quante altre persone potranno raggiungere età così elevate? Le ricerche suggeriscono che, sebbene le condizioni sociali e la medicina moderna abbiano permesso a molti di arrivare fino a 90 anni, un aumento diffuso della vita oltre i 100 anni rimane molto poco probabile.

* Fondazione Poliambulanza

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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