Storie

Paola, dalla dipendenza alla rinascita: «I miei 13 anni senza alcol»

La storia della donna che ha ritrovato la serenità anche grazie agli incontri degli Alcolisti Anonimi: «Per anni ho cercato nell’alcol quello che mi mancava»
Francesca Marmaglio
Un incontro degli Alcolisti Anonimi., foto rappresentativa
Un incontro degli Alcolisti Anonimi., foto rappresentativa

Paola era la principessa di papà, la terzogenita dopo due maschi. Quando nacque, suo fratello maggiore aveva 17 anni, quello di mezzo 14. Paola non è il suo vero nome, ma quello utilizzato per garantirle anonimato e consentirle di raccontare la sua storia senza paura. «Sono nata a Brescia in una famiglia dove sono stati sempre importanti determinati valori. Mio padre aveva amici sia nel mondo cattolico sia in quello dell’educazione, mia mamma invece era la classica donna di quegli anni, una casalinga, cresciuta in un contesto di un certo tipo».

Paola arrivò per ultima, la sua nascita non era prevista. Sua madre non glielo nascose: «Mi ripeteva che quando era rimasta incinta di me aveva pianto tanto». Questa cruda realtà ha posto un piccolo seme nel cuore di Paola, che crebbe sentendosi non voluta, non desiderata, non amata. Per questo ha sempre cercato di diventare la figlia perfetta: brava a scuola, brava a casa, obbediente.

La scoperta della verità

Fino ad un episodio, che cambiò la vita sua e del padre, che fino a quel momento, malgrado fosse poco presente, Paola aveva amato in modo sviscerale. «Ad un certo punto mi ribellai. Avevo 19 anni e cominciavo a non reggere tutta la confusione emotiva che mi circondava. Una sera, rientrata tardi senza dirlo, mio padre mi aspettava fuori dalla porta di casa, mi portò dentro e mi raccontò che aveva sposato mia madre solo perché era rimasta incinta. Non c’era amore».

Paola soffriva e cominciò così a ricordare episodi passati: «Da bambina avevo assistito ad una scena davanti alla chiesa. Mia madre si picchiava con un’altra donna. Un’altra volta mio papà mi portò a casa di una signora, che mi fece anche dei regali». Paola scoprì così, nel più crudo dei modi, che come aveva sempre sospettato la sua famiglia aveva dei problemi. Si sentì tradita da quel padre che tanto amava, ma la vita non le diede il tempo per sistemare i pezzi: «Non ho avuto tempo di reagire perché lui si ammalò e morì. Non ho avuto tempo di concentrarmi su queste cose. Poi stette male mia mamma, poi mia suocera, quindi restai incinta, ma persi il bambino. Sono stati 10 anni in cui non ho avuto tempo per pensare. Avrei voluto studiare chimica o farmacia, ma papà era morto e dovevo lavorare».

La dipendenza

Paola si è sposata presto: «Mi sono sposata con una persona che in quel momento mi dava un senso di sicurezza e stabilità. So che non è stato un matrimonio d’amore, ma dopo la morte di mio padre mi è crollato mondo e avevo bisogno di equilibrio». Paola affrontò tutto in silenzio, proseguendo quel copione che fin da piccola le aveva permesso di essere una brava bambina, obbediente e forte. Il peso da sopportare, però, diventava sempre più grande

«Quando ho compiuto 30 anni è morta mia suocera. Quel pomeriggio ho trovato una birra in casa. Ho bevuto e mi sono sentita finalmente placare tutto questo dolore, la rabbia, la confusione che mi portavo dentro. Da quel momento, per 15 anni la dipendenza è stata molto blanda. L’apice l’ho raggiunto quando da una birra sono passata a berne diciotto in un pomeriggio: gli ultimi due anni ho avuto un tracollo spaventoso».

E così una birra diventarono due, fino a diventare decine. L’alcol anestetizzava i pensieri, le sensazioni difficili da gestire, ma mentre l’alcol aumentava, Paola spariva. Non esisteva più. C’era solo la vita da dimenticare, e con essa anche chi quella vita la stava vivendo accanto a lei. Gli altri non esistevano più: c’era solo lei con il suo dolore. Lei che, però, mentre pensava di aiutarsi, si stava distruggendo.

«Gli ultimi due anni bere era un rito quotidiano. Finivo alle 14 di lavorare, andavo al supermercato compravo 18 lattine di birra, ma per evitare sospetti compravo sempre altro e cambiavo spesso negozio. Andavo a casa e mi tracannavo la mia dose. Quando arrivava mio marito io o dormivo o vomitavo, avevo sempre una scusa: ho fatto indigestione, sono stanca, mi hanno rovinato giornata, ma era evidente che avessi un problema».

La svolta

Nel 2012 Paola investì con la sua automobile una signora, che fortunatamente non si fece male. Ma nemmeno quello la fece desistere dal proseguire il suo percorso nella dipendenza. L’apice lo toccò solo quando le conseguenze del bere cominciarono a intaccare la sua reputazione. «L’ultima settimana prima di entrare negli Alcolisti anonimi sono caduta tre volte, perdevo l’equilibrio. Cadevo in avanti e sbattevo la faccia, ero segnata, avevo labbra gonfie, tagli, lividi. Al lavoro ricordo che hanno cominciato a fare battute sulla violenza domestica. Non riuscivo più a mantenere la reputazione». Così, finalmente, Paola trovò la forza per chiedere aiuto e cominciò a frequentare gli incontri dell’associazione Alcolisti anonimi.

«Alcolisti anonimi mi ha aiutato con il metodo dei 12 passi, un programma che fa lavorare su sé stessi. Il fine non è cambiare la persona, ma migliorarla, cercare di imparare a vivere nel mondo esterno con dolori e problemi, come per chiunque. Quello che ho passato io è capitato a milioni di persone, mi sta insegnando a vivere senza farmi sopraffare».

Rinascita

Paola non beve da 13 anni e ogni giorno si impegna per mantenere la promessa che ha fatto a sè stessa: amarsi di più: «Finalmente ho ritrovato la serenità, c’è differenza fra provare dolore e provare dolore con rabbia. Oggi p difficile che io guardi a quello che non ho. Guardo quello che ho e sono contenta».

E così, ascoltando Paola, e pensando al marito che le è sempre rimasto accanto, mi viene in mente una poesia di Alda Merini. «C’è un posto nel mondo dove il cuore batte forte, dove rimani senza fiato per quanta emozione provi; dove il tempo si ferma e non hai più l’età. Quel posto è tra le tue braccia in cui non invecchia il cuore, mentre la mente non smette mai di sognare».

«Ho capito che mio marito, senza tante parole, ha preso in mano la situazione. Ora so di avere un compagno e spero di essere diventata una compagna. Questa mancanza d’amore non c’è più, e la dipendenza da alcol maschera sempre una dipendenza dalle persone. Ora so che mi basto da sola, di questo sono sicura».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Buongiorno Brescia

La newsletter del mattino, per iniziare la giornata sapendo che aria tira in città, provincia e non solo.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...