Creatività e ingegno bresciano hanno da sempre fatto scuola, anche nel mondo del design. La tradizione manifatturiera del territorio ha dato vita, nel corso degli anni, a oggetti capaci di coniugare estro, estetica e funzionalità, alcuni dei quali sono entrati a pieno titolo nella storia del design internazionale, diventando vere e proprie icone. Dalle originali caffettiere firmate da Gaetano Pesce e Isao Hosoe, alle celeberrime lampade Flos, passando per le creazioni di Ghidini 1961 e gli elettrodomestici di Casa Bugatti, sono numerosi gli esempi di un felice incontro tra il saper fare delle aziende locali e la creatività di progettisti di fama internazionale.
Ma accanto alle icone più conosciute ci sono anche invenzioni meno celebri, frutto dell’intuizione di imprenditori e artigiani bresciani, eppure entrati a pieno titolo nelle abitudini quotidiane, come il montalatte manuale brevettato da Frabosk, che ha permesso a tutti di preparare anche a casa la schiuma del cappuccino. Un patrimonio che affonda le radici soprattutto nella tradizione metallurgica della Valgobbia, ma che attraversa l’intera provincia e racconta un volto meno conosciuto dell’industria bresciana, nel quale la capacità produttiva si accompagna a una spiccata sensibilità per il progetto e per la bellezza degli oggetti quotidiani.
Serafino Zani, le caffettiere diventano opere d’arte
La storia di Serafino Zani comincia a Lumezzane nel 1963, quando l’omonimo fondatore, dopo aver imparato il mestiere nella bottega del padre Bernardo Lorenzo, avvia un’azienda specializzata nella produzione di pentole e utensili da cucina. Negli anni l’azienda ha affiancato alla tradizione artigianale una particolare attenzione per il design, collaborando con progettisti del calibro di Tapio Wirkkala, Ettore Sottsass e Konstantin Grcic. Tra le creazioni più originali figura sicuramente «Mach», l’iconica caffettiera disegnata nei primi anni Novanta dal giapponese Isao Hosoe con Sam Ribet. La sua forma, ispirata alle forme classiche delle colonne doriche, è composta da due tronchi di cono contrapposti, collegati da un elemento verticale scanalato attraverso il quale risale il caffè. Per Hosoe, il passaggio dell’acqua attraverso la colonna assumeva un significato quasi rituale, evocando la trasformazione dell’acqua in caffè. Proposta inizialmente in sette colori, Mach ha conquistato importanti riconoscimenti internazionali ed è entrata anche nella collezione del Triennale Design Museum di Milano.

A questa storia si intreccia anche quella di Zani&Zani, marchio madernese acquisito da Serafino Zani nel 2016, nel cui catalogo figura un altro oggetto straordinario: «Vesuvio», la caffettiera progettata da Gaetano Pesce tra il 1988 e il 1989 e prodotta nel 1992. Il designer ligure, noto per il suo linguaggio anticonvenzionale, immaginò una moka capace di riprodurre la sagoma del vulcano napoletano, con una colata di resina colorata a simulare la lava. Un ironico (e iconico) omaggio a Napoli e al rito del caffè, concepito fin dall’inizio anche come oggetto da collezione. Non sorprende, dunque, che oggi Vesuvio sia ricercata sul mercato del design, con esemplari proposti da rivenditori specializzati a prezzi che superano i mille euro.
Frabosk, l’invenzione del cappuccino fatto in casa
A ricordare il montalatte Frabosk tra le invenzioni più rappresentative dell’ingegno lumezzanese è stato anche il designer bresciano Stefano Pasotti, che in una recente intervista al Giornale di Brescia ha sottolineato quanto il territorio abbia contribuito alla storia del design, spesso senza averne piena consapevolezza. E proprio Lumezzane è la culla di Frabosk, storica azienda di casalinghi le cui origini risalgono agli anni Trenta. Nata dalla lavorazione di ottone e altri metalli, con una produzione inizialmente legata a pomoli, maniglie e posate, l’impresa si sviluppò nel dopoguerra grazie all’introduzione di nuovi macchinari e all’ampliamento della gamma di prodotti in acciaio.
Negli anni Sessanta arrivarono le posate e il pentolame in acciaio inox, mentre nei decenni successivi l’azienda si distinse per la realizzazione di utensili destinati alla vita domestica. Tra questi spicca il montalatte manuale, diventato uno dei prodotti più riconoscibili del marchio. Il funzionamento è semplice: un bricco in acciaio dotato di uno stantuffo che, azionato manualmente ripetutamente, permette di montare il latte senza ricorrere a dispositivi elettrici. Una soluzione tanto elementare quanto efficace, che ha consentito a tutti di preparare anche a casa la schiuma del cappuccino. Il marchio Frabosk, conosciuto anche all’estero, è stato acquisito nel 2019 dalla Martica di Casalmaggiore, in provincia di Cremona, ma resta legato alla tradizione manifatturiera lumezzanese.
Casa Bugatti, dalle posate agli elettrodomestici di design
Più di cent’anni di storia per Casa Bugatti, le cui origini risalgono al 1923, quando cinque fratelli fondarono a Lumezzane la F.lli Bugatti fu Amadio, dedicata alla produzione di posate in alpacca e ottone argentato. Già nel 1928 l’azienda introdusse in Italia una macchina per pressofusione che rese possibile lo sviluppo di una particolare lega di ottone e silicio, ancora oggi conosciuta come lega Bugatti. Nel dopoguerra, con il nome La San Marco, si affermò nella produzione di posate, prima di ampliare progressivamente il proprio mercato e trasformarsi in un marchio internazionale. La svolta verso i piccoli elettrodomestici arriva però nel 2005 con «Diva», macchina domestica per il caffè espresso disegnata da Andreas Seegatz, caratterizzata da una struttura slanciata e da una particolare silhouette a V.
Un oggetto che conserva un legame diretto con il territorio, essendo prodotto e assemblato a Lumezzane. Porta la firma dello stesso designer anche «Giulietta», il bollitore elettrico presentato nel 2022. Il corpo in acciaio inox ha una forma sferica, interrotta dal beccuccio e da piccoli indicatori luminosi che consentono di controllare il livello dell’acqua. Un progetto nel quale l’estetica non sacrifica la praticità d’uso e che nel 2023 ha conquistato il Red Dot Design Award, prestigioso riconoscimento internazionale dedicato al design di prodotto.
Ghidini 1961, l’ottone incontra la creatività
A Villa Carcina, Ghidini 1961 rappresenta un altro esempio di come una tradizione produttiva possa evolversi attraverso il design. Le origini risalgono, come suggerisce chiaramente il nome, al 1961, quando Giuseppe Ghidini fondò un’azienda specializzata nella lavorazione dei metalli e nella realizzazione di componenti, in particolare per il settore dell’illuminazione. Ma la svolta arriva nel 2016, quando l’azienda decide di mettere le proprie competenze al servizio del design d’autore, affidando la direzione artistica a Stefano Giovannoni. La prima collezione, presentata a Milano, coinvolge alcuni dei più importanti progettisti internazionali, tra cui Andrea Branzi, Nika Zupanc e Studio Job. Proprio a quest’ultimo si deve una delle creazioni più curiose: «Here», un secchiello per champagne che riproduce, in dimensioni gigantesche, un comune ditale da cucito. Realizzato in ottone, trasforma un oggetto umile e familiare in un complemento prezioso, giocando con le proporzioni e con l’ironia.
Flos, la luce che ha conquistato il mondo

Un capitolo fondamentale della storia del design italiano e internazionale è quello scritto da Flos, marchio di illuminazione nato a Merano nel 1962 e legato a Brescia fin dai primi anni della sua attività. Il trasferimento nel territorio fu, infatti, favorito dall’ingresso di Sergio Gandini, che assunse la guida dell’azienda e ne accompagnò lo sviluppo industriale. Prima a Nave e successivamente a Bovezzo, Flos trovò un ambiente produttivo capace di sostenere le sperimentazioni dei grandi progettisti con cui collaborava, a partire dai fratelli Achille e Pier Giacomo Castiglioni e da Tobia Scarpa. Da questo incontro tra industria e ricerca nacquero lampade destinate a rivoluzionare il modo di illuminare gli ambienti. Tra le sue creazioni più celebri spicca «Arco», progettata nel 1962 dai fratelli Achille e Pier Giacomo Castiglioni e considerata da molti la lampada più iconica e leggendaria dell’intera storia del design. Con la caratteristica base in marmo e il lungo braccio ricurvo, rivoluzionò il concetto di illuminazione domestica, permettendo di illuminare un tavolo dall’alto senza ricorrere a un punto luce sul soffitto.
Altrettanto ingegnosa è «Parentesi», l’iconica lampada ideata da Achille Castiglioni nel 1971 a partire da un progetto di Pio Manzù, scomparso prematuramente due anni prima. I due designer non si incontrarono mai. Fu la vedova di Manzù a mettere a disposizione di Castiglioni i disegni del marito, tra i quali compariva l’idea di un corpo illuminante mobile lungo un’asta verticale. Castiglioni ne sviluppò il principio, arrivando a una soluzione essenziale: un cavo teso tra soffitto e pavimento, un contrappeso e una struttura metallica che permette alla lampada di scorrere e fermarsi all’altezza desiderata. Un progetto premiato con il Compasso d’Oro nel 1979, tuttora presente nel catalogo Flos e divenuto uno dei simboli del design italiano del Novecento.


