Storie

«Imparare l’inglese non per i voti, ma per entrare in contatto col mondo»

Davide Patron, il «prof» veneto-scozzese di TikTok e Instagram che insegna pronuncia e grammatica, è stato a Brescia per i Trinity Days: «Il consiglio? Buttarsi sempre»
Lara Minelli
Davide Patron ai Trinity Days di Brescia
Davide Patron ai Trinity Days di Brescia

«Hello everyone, how are you? Ciao a tutti, come state?». Saluta così il social-prof veneto-scozzese di TikTok e Instagram, volto Forbes Under 30 (la nota classifica dei giovani talenti più influenti dell’anno), a Brescia per i Trinity Days. «Se fossi una belva (in riferimento alla trasmissione di Francesca Fagnani, ndr) sarei un gufo»: così ha risposto alla domanda provocatoria del responsabile del Trinity College per l’Italia e l’Europa centrale, Emiliano Valtulini, martedì mattina al Centro Paolo VI per il ciclo di incontri Trinity Days. Davide Patron, il 27enne di Mogliano Veneto, si definisce «quell’amico che insegna le sfumature dell’inglese». Dopo la prima pillola video su Tik Tok nel 2020 durante il lockdown da una terrazza di Barcellona è diventato una star dei social media. Oggi con oltre 2,6 milioni di follower è uno dei divulgatori linguistici più seguiti in Italia, punto di riferimento per chi vuole imparare l’inglese in modo semplice, diretto, ma soprattutto realistico. «Perché non basta studiare, serve un approccio che funzioni davvero». E il metodo Patron pare contagiare studenti di ogni fascia di età: rivoluzionario, empatico ed autentico, perfetto per chi vuole diventare un vero brit.

Arrivato da Edimburgo, dove vive, era a Brescia per la prima tappa lombarda dei Trinity Days, prima di Torino. La sua pronuncia è impeccabile. Sorriso smagliante sul volto, simpatia e spontaneità «with a little drama», quel tanto di spettacolarità necessaria. Perché «mi raccomando – ha spiegato durante l’esercitazione a una platea curiosa di accademici di ogni ordine e grado – same sound, but exaggerate. Stesso suono, ma esagerate. E ora dite: “draw” con quel “ooh sound” come allo stadio».

Da una laurea in Economia ad uno dei più influenti content creator e docenti di inglese. L’avrebbe mai immaginato? Qual è stata la chiave del successo?

Alle scuole superiori ho frequentato quella che fino a qualche anno fa era la vecchia ragioneria. Ho studiato economia, inglese, spagnolo e russo. Amavo le lingue, ma mi appassionava anche la finanza, cercavo un modo per coltivare entrambe. Al tempo mia cugina viveva in Scozia ed ecco l’illuminazione: iscrivermi al corso di economia e finanza all’Università di Dundee.

Come nasce la prima clip nel 2020?

Anche questa in parte per casualità. Era Il 6 giugno, eravamo in lockdown. Al tempo mi trovavo in Spagna per l’Erasmus, volevo coltivare anche lo spagnolo. Ho sempre desiderato realizzare video YouTube sulle lingue. Ogni volta che rientravo in Italia, sentendo parlare in inglese, mi rendevo sempre più conto dell’enorme differenza tra la lingua didattica e quella reale. Dopo Barcellona mi sono detto: «Ho così tanti spunti, perché non farci dei video?», ma non avevo l’attrezzatura necessaria. Arriva TikTok e improvvisamente potevo fare tutto: pillole di inglese il più divertenti possibili, ma pensate per imparare davvero.

L'incontro con Davide Patron a Brescia
L'incontro con Davide Patron a Brescia

E fin da subito hanno avuto un successo incredibile.

Inaspettato, direi. I follower sono cresciuti velocemente: dopo un anno ho aperto una startup, poi i corsi, il podcast e il libro, «English survival kit. Dall’insegnante più simpatico del web l’inglese antistress per sopravvivere in ogni situazione» (Mondadori Electa, 2021).

Il punto forza è l’essere riuscito a rappresentare la vita reale, un modo per dire: «alla grammatica ci pensano i libri»?

Sì, niente grammatica, ma vita quotidiana. L’inglese non è una lingua da imparare per prendere un bel voto, ma per entrare in contatto con il mondo. Espressioni idiomatiche, situazioni reali, pronuncia, tantissima pronuncia soprattutto, tutto ciò che a scuola purtroppo spesso non si impara. E noi in Italia ne abbiamo molto bisogno.

Si dice che lo studente italiano sia tra i peggiori a parlare inglese, è vero?

Siamo tra i peggiori in Europa, perché lo studio è staccato dalla realtà. Ci si rende conto solo quando si viaggia, si lavora o si conosce persone. Parlare bene è importante, ma non vuol dire comunicare bene. Si può conoscere benissimo tutti i tempi verbali e avere difficoltà in una conversazione. E al contrario, commettere qualche errore grammaticale, ma essere una persona con cui è facile interloquire. Una conversazione non è un test di grammatica, è incontro e scambio.

Se dovesse riassumere in uno slogan per chi si ritrova impacciato con l’inglese?

Buttarsi sempre, non esiste il momento perfetto. E soprattutto non aver paura: chi non sbaglia, non impara. Io ho sbagliato tantissime volte, ancor oggi, anche se meno, spero – ride Patron –. Non si può imparare una lingua senza commettere errori.

Oltre all’inglese parla ancora anche lo spagnolo e il russo?

Mi considero un triplo madrelingua: italiano, inglese e catalano. Russo livello intermedio e per non farmi mancare nulla, ho aggiunto anche il francese. Mi piacerebbe studiare anche una lingua orientale, giapponese o cinese. E tra quelle europee mi manca il tedesco, a volte mi dico: «perché no?».

Una passione per le lingue, tutta di cucina veneta della famiglia Patron o è puro merito di Davide Patron?

Direi più mia, i miei genitori conoscono l’inglese, ma a livello lavorativo. Ho sempre amato le lingue fin dalle superiori, di più da quando mi sono trasferito in Scozia. Ne è passato di tempo da quel primo approccio in estate con la musica del tipo «I love Rock’ n ‘Roll». L’inglese e le lingue in generale mi hanno cambiato la vita.

Parlando dell’esperienza di Dundee: qual è stata la più grande difficoltà e come l’ha superata?

La pronuncia. Più che l’accento, il dialetto scozzese. Arrivava l’idraulico per sistemare la lavatrice e non capivo niente di quello che mi diceva. Oppure ricordo quella cena con amici, alla domanda «Cosa hai fatto ieri sera?» io provai a cavarmela con un «Oh, yeah». Ma esiste un 50% di casi che non basti: quello era tra quel cinquanta per cento.

A parte quella cena, l’errore che non scorderà mai?

Ne ho fatti tanti. La peggiore figuraccia, la prima: avevo i capelli bagnati e continuavo a chiedere ai miei coinquilini un phon. Loro mi rispondevano: «Ma non ti sei portato il tuo?». Naturalmente si riferivano al cellulare, io intendevo l’hair dryer.

Dal phon ne è passato di tempo, chi la sente parlare oggi cosa le dice?

Pronuncia inglese con inflessione scozzese. Al lavoro British, ma con gli amici molto meno.

Dove si vede Davide Patron domani, sempre in Scozia?

Sì, non penso proprio di tornare. La Scozia mi piace, mi trovo bene, dopo otto anni è diventata la mia seconda casa. La prima resterà sempre la famiglia e gli amici in Italia, ma ci sentiamo sempre, non vedo difficoltà. E poi ho tanti progetti in mente, essere fuori dall’Italia mi offre un punto di vista importante.

Progetti, tipo? Prima o poi ci saranno anche pillole video Patron anche nelle altre lingue che conosce?

Non lo escludo, anzi, in realtà ci sto già pensando. Ma prima voglio riprendere il progetto del podcast e sperimentare di più: format nuovi, video più lunghi. Per un metodo più efficace, semplice e accattivante in linea con i tempi. Perché imparare inglese diventi davvero accessibile a tutti.

E per concludere: «Bella lì», come in tutti i suoi video. Per dirla all’inglese?

«Nice one». O «that’s all».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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