Scuola

Quanto son preparati gli alunni bresciani? Bene l’inglese, non l’italiano

I dati del 2024/2025: le seconde generazioni migliorano e agganciano gli studenti italiani, ma per le prime c’è ancora molta strada da fare
Giovanna Zenti

Giovanna Zenti

Giornalista

Le prove Invalsi misurano la preparazione degli studenti
Le prove Invalsi misurano la preparazione degli studenti

Ci sono competenze che faticano a recuperare il terreno perso con la pandemia. E ce ne sono altre che, invece, dopo la battuta d’arresto del Covid non solo hanno ripreso a crescere, ma oggi stanno meglio di prima. Il risultato è una forbice che si allarga tra i banchi delle scuole bresciane.

Da una parte l’italiano, il grande malato, che continua a perdere terreno. Dall’altra l’inglese, che corre nella direzione opposta.

A misurare la distanza sono le prove Invalsi. Nell’anno scolastico 2024/25, alla fine della terza media, ha raggiunto il traguardo previsto in italiano il 59,4% degli studenti bresciani: meno di sei su dieci. Erano il 69,7% nel 2017/18. Dieci punti percentuali persi in sette anni. In matematica il calo è stato più contenuto, ma non c’è da gioire: dal 67,3 al 60,4%.

La traiettoria dell’inglese va invece nella direzione opposta. Nel «reading», la lettura, la quota al traguardo è salita dall’81,9 all’86,7%; nel «listening», l’ascolto, dal 68,4 al 78,2%. Quasi dieci punti guadagnati proprio mentre l’italiano ne perdeva altrettanti.

Dopo il Covid

La pandemia resta insomma uno spartiacque, soprattutto per italiano e matematica. Ma a cinque anni di distanza non basta più a spiegare quello che vediamo.

La matematica, dopo il tonfo del 2020/21, si è sostanzialmente assestata attorno al 60%. L’italiano non ha invece mai davvero invertito la rotta: dopo un piccolo recupero nel 2021/22 ha ricominciato a scendere e nell’ultimo anno ha toccato il minimo dell’intera serie. L’inglese, al contrario, ha recuperato e superato i livelli precedenti alla pandemia. Più che una scuola che nel suo complesso «va peggio», quindi, i dati mostrano competenze che si stanno muovendo in direzioni diverse.

Alle superiori

Il segno lasciato dal Covid è ancora più evidente alla fine del percorso scolastico. In quinta superiore raggiunge il traguardo previsto in italiano il 62,3% degli studenti bresciani: nel 2018/19, ultimo anno prima della pandemia, era il 79%. Quasi 17 punti in meno, un calo molto deciso.

In matematica si è passati dal 78,7 al 64,4%. Il recupero iniziato dopo il crollo del 2020/21 non è quindi bastato e nell’ultimo anno entrambi gli indicatori sono tornati a scendere.

Anche qui, però, l’inglese segue un’altra traiettoria: nel listening la quota al traguardo è cresciuta dal 49,2 al 57,4%, mentre il reading è al 65,3%, poco sotto il 67,8% del pre-Covid.

Il divario

Dentro la media provinciale si nasconde poi un’altra forbice, ancora più larga. Alla fine della terza media raggiunge il traguardo in italiano il 69,6% degli studenti «nativi», come vengono definiti nelle classificazioni, contro il 40% degli stranieri di seconda generazione e appena il 21,5% di quelli di prima generazione. Significa che quasi quattro studenti di prima generazione su cinque arrivano alla fine della terza media senza raggiungere il livello previsto in italiano.

Basta però cambiare materia perché la fotografia cambi considerevolmente.

Nell’inglese reading le seconde generazioni arrivano all’86,4%, appena due punti sotto l’88,8% dei nativi. Nel listening fanno persino meglio: 81% contro 79,2%. Il divario legato all’origine, dunque, non si presenta allo stesso modo in tutte le competenze: enorme in italiano, quasi inesistente tra nativi e seconde generazioni quando si passa all’inglese.

Le seconde generazioni

La distanza emerge sotto un’altra luce guardando al rischio di dispersione implicita, l’indicatore che intercetta alla fine della terza media gli studenti con livelli molto bassi contemporaneamente in più competenze valutate dall’Invalsi.

Nel complesso Brescia migliora. Dopo il picco dell’11,95% registrato nel 2020/21, la quota è scesa fino all’8,72% del 2024/25, il valore più basso dell’intera serie. Ma sotto la media provinciale le strade si dividono.

Tra i nativi il rischio riguarda il 6,67% degli studenti. Per le seconde generazioni è sceso dal 15,3% del 2017/18 al 9,12% di oggi, riducendo sensibilmente la distanza. Non succede invece per gli studenti di prima generazione: erano al 20,48% sette anni fa e sono oggi al 21,42%. Più di uno su cinque.

È forse questa la distanza più interessante che ricostruiscono i dati: mentre le seconde generazioni stanno accorciando il divario, superando in alcuni casi gli studenti di famiglie italiane, per le prime generazioni la situazione è rimasta sostanzialmente immutata.

E capire quanto pesino l’età di arrivo in Italia, la lingua, il contesto familiare e il percorso scolastico è la domanda a cui i numeri, da soli, non possono rispondere.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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