Una torre di 131 metri, a pianta rettangolare ma esagonale in cima. Oppure due torri, gemelle, collegate da un passaggio aereo. In un mondo alternativo lo skyline di Brescia sarebbe dominato da una di queste costruzioni, che sorgerebbe nel punto dove ora svetta invece il Crystal Palace. Icona del paesaggio cittadino, simbolo stesso di un’intera zona della città – Brescia Due –, il grattacielo inaugurato nel 1992 per arrivare alle sembianze attuali è passato attraverso una storia progettuale complessa: quello che si vede ora non è la realizzazione del progetto originale immaginato dall’architetto Bruno Fedrigolli, che sul palazzo aveva investito molto del suo estro, con intuizioni visionarie alcune delle quali rimaste poi sulla carta.
Una storia, quella del Crystal Palace, che emerge dalle carte dell’archivio dell’architetto, su cui ora uno dei figli sta lavorando per riportarne alla luce l’eredità. Un archivio che racconta anche un pezzo dello sviluppo recente di Brescia.

La nascita del progetto
Tutto comincia alla fine degli anni Ottanta, in una città molto diversa da quella di oggi, ma in cui cominciavano a prendere corpo suggestioni urbanistiche nuove. Tra i fautori del cambiamento c’è Bruno Fedrigolli, uno dei più importanti architetti di Brescia, scomparso nel 1995: «Il tema urbanistico è sempre stato al centro del suo interesse: spesso ha denunciato su questo argomento — non senza polemiche — le molte occasioni perse dalla città di Brescia», racconta Davide, uno dei figli, che da circa un anno sta lavorando con la professoressa di storia dell’architettura e dell’urbanistica Sissi Cesira Roselli alla riscoperta, catalogazione e valorizzazione dell’opera del padre.
Nelle idee di Fedrigolli, il Crystal doveva essere l’emblema di una certa visione di città: «A metà degli anni 80 Brescia ha necessità di una viabilità piu capillare che possa collegare la città vecchia con quella nuova e le strade di grande percorrenza a sud. Il Crystal Palace nasce in questo contesto storico dove Brescia vuole ergersi a capitale produttiva e del terziario avanzato della Lombardia orientale». E niente meglio di un grattacielo poteva rendere in modo plastico questa tensione allo sviluppo: «Spingersi in altezza significa dimostrare una capacità tecnologica, finanziaria e amministrativa adeguata al futuro di una città come Brescia. Il grattacielo sarebbe stato il simbolo del nascente polo industriale e tecnologico che poi sarebbe diventato Brescia Due, che all'epoca era ancora una zona poco edificata».
Il primo modello: la torre di 131 metri
Il primo progetto, risalente al 1987, è il più ardito: «La proposta iniziale prevedeva una torre alta 131 metri, antisismica e all'avanguardia che partiva con base rettangolare per poi sfaccettarsi a diverse altezze e finire a pianta esagonale alla sommità. Un edificio ben più affascinante e slanciato rispetto all'attuale», dice il figlio dell’architetto. Si trattava, racconta, della «soluzione che indubbiamente mio padre avrebbe voluto realizzare». Una torre «con i quattro lati sfaccettati come una pietra preziosa, che salendo verso il cielo si sarebbero dovuti assottigliare».

L’abbassamento della torre
L’attuale Crystal palace, però, è alto 110 metri, non 131 come da progetto iniziale. Perché? Fedrigolli fu costretto ad abbassare il grattacielo per cause di forza maggiore: «Da un lato con questa misura avrebbe superato il primato del Pirellone a Milano, che è alto 127 metri, un sorpasso simbolico e fisico non gradito dalle autorità regionali dell'epoca. E infatti in seguito al dibattito e a un'ordinanza restrittiva della Regione Lombardia, i lavori subirono uno stop che costrinse a ridimensionare i volumi e l'altezza finale a 110 metri».
Ma non fu solo Milano a interferire con i piani dell’architetto. Anche in città sorsero degli ostacoli: «Oltre a questa motivazione c'era anche la preoccupazione per lo skyline di Brescia che con quell'altezza avrebbe rischiato di banalizzare il Castello e il fatto che, con il restringersi in planimetria andando in altezza, si sarebbe persa una cubatura importante proprio per gli ultimi piani, i più ambiti».
L’aureola e il grattacielo «ferito»
A Bruno Fedrigolli, però, la riduzione in altezza del suo progetto non andò giù. E così lasciò dei segni di questa «ferita» nell’edificio attuale. Così si spiegano la banda rossa che corre nella parte alta del grattacielo, ma anche la piattaforma per gli elicotteri, che dovrebbe simboleggiare un martirio: «La vicenda delle bande rosse venne cosi descritta da mio padre in un articolo sulla rivista Contatto del giugno 1991 – racconta Davide Fedrigolli –: "La prima versione era più slanciata e gli interni risultavano affascinanti. Ho dovuto rassegnarmi all'amputazione, però mi sono preso la rivincita: sulla sommità ho messo due linee rosse che indicano la ferita inferta dalla mannaia, e la piattaforma degli elicotteri l'ho voluta rotonda, come un'aureola di martirio».
Sulla caratteristica piattaforma per gli elicotteri, tuttavia, va detto che «le normative dell'epoca era obbligatoria per un edificio che superasse l'altezza di 80 metri».

Le due torri
Ma i retroscena e le storie dietro alla realizzazione del Crystal non finiscono qui. «Abbiamo a disposizione una quantità talmente enorme di documenti che siamo solo all'inizio della loro scoperta», raccontano Davide Fedrigolli e la docente Sissi Cesira Roselli. Tra le riscoperte, anche progetti poi accantonati di cui si è persa la memoria: «L’iter progettuale per arrivare al disegno finale del grattacielo è stato complesso e ricco di varianti, tra le quali la proposta di due torri gemelle di diversa altezza che si toccano con un passaggio aereo».

La fontana sonora
E poi la vicenda della fontana sonora, costruita ma non più in funzione, ancora visibile però sul lato est del grattacielo: «Si presenta come una struttura in metallo con quattro campane di grandezze differenti, ciascuna legata a uno dei quattro elementi naturali: fuoco, acqua, terra e aria. A farle suonare sono battacchi mossi da grandi cucchiai: una volta riempiti dall'acqua, questi si piegano sotto il peso accumulato, percuotono la campana e infine riversano il flusso nella vasca sottostante. In realtà, nelle intenzioni di mio padre, l'opera non doveva essere solo una fontana, ma anche una sorta di campanile laico in grado di scandire il tempo».

Oggi, come detto, non è più in funzione: «Il progetto fu abbandonato a causa delle evidenti difficoltà nel sincronizzare il flusso dell'acqua con l'ora esatta. Rimane una testimonianza interessante di come un progetto architettonico possa esplorare territori anche molto diversi come la musica e la percezione del tempo. Nei sui appunti Fedrigolli l’aveva definita “l’ultimo atto di gentilezza” nei confronti della sua città».
La suggestione della metropolitana
Un’altra curiosità riguarda la metropolitana. Sarebbe stata inaugurata quasi 30 anni più tardi, ma già alla fine degli anni Ottanta a Brescia se ne parlava. Fedrigolli avrebbe voluto che una stazione fosse proprio vicino al Crystal Palace: «Come già detto, il tema urbanistico per mio padre era una fissazione; aveva previsto già ai tempi dell’università che il traffico sarebbe diventato sempre più insostenibile e che la soluzione ideale sarebbe stata la metropolitana. Due linee; una sull'asse nord sud che avrebbe per lo meno unito Marcheno in Val Trompia a Bagnolo Mella nella bassa e una sull'asse est ovest da Ospitaletto a Mazzano».

L’edificio attuale
Il grattacielo che si vede oggi fu inaugurato il 26 giugno 1992. Per ideare la struttura attuale Fedrigolli si ispirò anche ai grattacieli statunitensi. «Ricordo che mio padre si recò a New York agli inizi degli anni 80 per studiare le strutture dei famosi edifici presenti nella città statunitense – racconta Davide Fedrigolli –. Il Crystal Palace ha una struttura centrale in cemento armato antisismico che ne rappresenta la spina dorsale centrale. Il sistema di climatizzazione è a tutta aria con tre stazioni una a piano terra, una a metà e una in alto. Sulla sommità è presente una gru per gli ingombri pesanti e la manutenzione ordinaria. I sistemi di sicurezza prevedono sistemi ad estinzione automatica tipo sprinkler. due scale a tenuta fumo per tutta l'altezza e un montacarichi a funzionamento garantito per gli interventi di emergenza».
Lo stile di Fedrigolli
Oltre al Crystal Palace, Fedrigolli ha realizzato molti altri edifici che hanno lasciato un impronta forte nell’aspetto della città, come, ad esempio, il palazzo della Camera di Commercio. «In generale, l’opera di Bruno Fedrigolli si inscrive all’interno di un periodo di grandi cambiamenti formali e tecnologici dell’architettura italiana, coprendo un arco temporale vasto e densissimo che va dal Dopoguerra alla metà degli anni Novanta – spiegano Davide Fedrigolli e la profesoressa Roselli –. Le sue architetture, realizzate e non, incarnano alla perfezione questo desiderio di sperimentazione e ricerca a tutti i livelli, con un linguaggio che sa essere al tempo stesso identitario e mutevole. Per quanto riguarda il Crystal Palace, basti ricordare che il celebre critico Bruno Zevi, già estimatore delle primissime opere di Fedrigolli, dedicò nel 1987 tra le pagine de “L’Espresso” un articolo intitolato Il paradiso di cristallo».

I progetti sull’archivio
Dal lavoro sull’archivio, Davide Fedrigolli e la professoressa Sissi Roselli stanno traendo molti spunti per approfondire e divulgare l’eredità dell’architetto: «I progetti che vorremmo realizzare sono molteplici, poiché riteniamo che l'eredità artistica e tecnica che Fedrigolli ci ha lasciato sia fondamentale per comprendere meglio la nostra città, un patrimonio collettivo che non può essere ignorato».
Una prima iniziativa coinvolge l’Università: «Considerando il Crystal Palace un’architettura fortemente iconica per la città, c’è in corso un’interlocuzione con lo spin off universitario Citislab, che si occupa di comunicazione inclusiva della cultura, che ha proposto una postazione visuo-tattile per comunicare a tutti, comprese persone non vedenti o ipovedenti, l’aspetto formale delle volumetrie del complesso architettonico e la distribuzione planimetrica del piano terra, così da consentire un orientamento più agevole per tutti i visitatori».




