Non si è commosso a Lourdes, né a Santiago, né a Fatima. Neppure a Lisbona, dopo poco meno di 3mila chilometri in bici, 33mila metri di dislivello positivo e venti giorni passati a pedalare tra Francia, Spagna e Portogallo. Claudio Scalvini, 55 anni, calcinatese, si è commosso quando è tornato a casa e ha trovato il cartellone preparato dalla famiglia: «Bentornato pellegrino».
L’impresa
Era partito da Calcinato il 29 agosto ed è arrivato a Lisbona il 17 settembre. Una media di 150 chilometri al giorno, con tappe da oltre 200 e altre da 110. In mezzo, Lourdes, il Cammino di Santiago in bici con timbri e certificato finale, Finisterre, Fatima.
«Sono cattolico, ma non praticante – racconta –. Però sono affascinato dai luoghi di culto e pellegrinaggio. Vedi persone che arrivano in ginocchio, con mezzi di fortuna: sono posti che lasciano qualcosa».

Per Scalvini non è il primo viaggio di questo tipo: nel 2023 aveva attraversato le Alpi, da Trieste a Ventimiglia, in sella alla sua Gravel. Stavolta la sfida è cambiata: «Quello era un viaggio improntato sulle salite, questo sulla lunga percorrenza».
Ci aveva già provato l’anno scorso, ma al quarto giorno, in Francia, un furgone lo aveva investito: «Non mi ha visto, frontale secco». Poi si è rimesso in sella: la Francigena da casa a Roma, quindi Calcinato-Santa Maria di Leuca-Lecce, 1.200 chilometri in quattro giorni.
Caldo e intoppi
Il meteo stavolta lo ha aiutato solo in parte. Un po’ d’acqua sulle Alpi, poi giornate bellissime e anche troppo calde: «Nella parte centrale ho trovato 43 gradi al sole. Partivo presto, con due ore al buio, per evitare le ore peggiori».
I problemi non sono mancati: irritazioni da sella, scarpe da sistemare, un pedale rotto al buio e altri 50 chilometri prima di sostituirlo. Nel viaggio c’è stato poco svago, ma molti incontri. Una cena con pellegrini spagnoli, svedesi e belgi, tutti con «poco inglese» e abbastanza voglia di capirsi. Qualche ora in strada con un gruppo di ciclisti pensionati francesi.

Un valtellinese conosciuto lungo il Cammino, partito per la moglie scomparsa: «Capisci che il mondo è grande», dice Scalvini. E che in 3mila chilometri possono stare dentro cose piccole: un panino, un ostello trovato all’ultimo, un menu portoghese impossibile da tradurre, l’aiuto da casa per prenotare un letto. Perché a casa, intanto, c’erano la moglie Katiuscia e i due figli.
«Mi sentivo un po’ in colpa a partire, ma non me l’hanno mai fatto pesare». Poi il ritorno: «Non mi sono commosso alle mie destinazioni. Mi sono commosso a casa».
Il prossimo viaggio? «In mezzo alla fatica dici sempre: è l’ultima volta. Ma non è mai così».



