Alessandro Bertini, 24 anni il prossimo 26 dicembre, guardia-ala, cresciuto nelle giovanili della Pallacanestro Brescia (e aggregato alla rosa della Germani 2020-2021, guidata prima da Vincenzo Esposito e poi da Maurizio Buscaglia) ha firmato per l’Aquila Trento e dalla prossima stagione giocherà in serie A (e in Eurocup). Un traguardo niente male per un ragazzo che ha rischiato di non fare neanche il giocatore di basket.
«Quando ero in Under 18 non giocavo molto e non dovevo essere aggregato alla prima squadra perché c’erano tanti ragazzi più pronti di me fisicamente, e più bravi. Ma poi è arrivato il Covid e molti sono andati in altre giovanili oppure direttamente in una squadra Senior – ha raccontato con grande sincerità Alessandro –, quindi essendo praticamente l’unico 2002 rimasto mi hanno aggregato e così ho iniziato a vedere un po’ come funziona il mondo dei professionisti».

I piani di Bertini, infatti, erano ben diversi. «Io avevo deciso di andare in America a fare una prep school per imparare bene la lingua e poi fermarmi a fare il college, ma poi è arrivato il Covid che ha sconvolto tutti i miei piani e ha fatto sì che io non andassi negli States e restassi qui a Brescia – ha proseguito il ventitreenne –. Marco Abbiati, a fine stagione, mi ha dato una mano, mi ha trovato un agente e anche una squadra, sono andato a San Severo in A2, mi sono messo in gioco e a fine stagione ho capito che potevo provare a considerare questo sport anche come un lavoro».
Sliding door
Ma quella del Covid non è stata la prima sliding door della carriera di Bertini. «Era l’anno dell’Under 16, non me lo scorderò mai, perché io fisicamente sono sempre stato quello più indietro di tutti essendo nato il 26 dicembre. Non giocavo neanche. Eravamo tanti e ci dovevano dividere in due squadre, quella A e quella B, e lì Matteo Cotelli, che all’epoca era l’allenatore, mi ha tenuto con la squadra A. Io non me l’aspettavo, pensavo di essere scartato. Invece, il mio percorso è cominciato proprio lì».
Grandi l’istinto e la lungimiranza dell’ex capo allenatore della Germani, che seppe riconoscere il talento di Bertini. Ma fu necessario anche l’intervento di un’altra figura chiave nella carriera di Alessandro dopo l’anno d’esordio tra i Senior. «Dopo San Severo non trovai squadra, mi ero trovato male col procuratore e l’unica che mi prese fu Brianza, che era retrocessa in C Gold, ma poi venne ripescata e quindi giocai in B. Mi volle Nazario Lombardi (attuale vice allenatore della Verona neopromossa in serie A), che è stato il primo a darmi fiducia, mi ha fatto capire come utilizzare le mie doti atletiche e mi ha dato maggiore consapevolezza nei miei mezzi tecnici. Lo ringrazierò sempre».
Incontri giusti
Fondamentale, per l’ascesa del giocatore bresciano, anche l’incontro con Andrea Grossi. «Ho cambiato il procuratore, ho scelto Andrea, tuttora al mio fianco. Abbiamo tracciato un percorso perché lui fin dal primo giorno mi disse: "Ognuno ha la sua strada e secondo me tu, in 3-4 anni, arrivi in serie A". E così è andata». Complimenti, dunque, anche a Grossi, il giovane procuratore che meglio si sta muovendo in questi anni con i maggiori talenti italiani (Niang, Mannion, Ferrari e Diouf, ad esempio).
Il resto per l’ascesa in serie A l’ha messo l’esterno bresciano, che ha disputato una grande stagione a Pesaro, in una delle piazze cestistiche più importanti dello stivale. «È stata un’esperienza bellissima ed è stata una sfida personale mettermi in gioco in una squadra in cui avevo più responsabilità, in una piazza importante, dove ogni giorno si parla di pallacanestro, con quel tifo, in un posto in cui tutti, ma proprio tutti, vedono la partita. Ci sono 9mila persone al palazzetto. È andato tutto per il meglio, a parte il finale di stagione (eliminazione ai quarti dei play off in gara-5 contro Rimini), quando, purtroppo, siamo crollati fisicamente. È un’annata che non dimenticherò mai anche se non è finita con la ciliegina sulla torta».
La svolta
Ora, però, la testa è già alla prossima avventura, anche se Bertini (che dal 2023 al 2025 ha giocato anche nel Bresciano, a Orzinuovi), all’inizio, aveva un’altra idea. «Tra dicembre e gennaio ho contattato la società di Pesaro per rimanere, per allungare il contatto. Ma non c’è stata la possibilità per loro di farlo e quindi tempo due o tre mesi è arrivata Trento». Parliamo di una società stabilmente nella zona play off del campionato italiano e con licenza pluriennale in Eurocup, che ha scelto una filosofia di valorizzazione dei giovani talenti italiani. «Non ci ho pensato più di tanto, anche perché il loro direttore sportivo è venuto fino a Bologna per parlarmi, mi ha presentato il progetto, le loro idee, cosa vogliono fare e, fin da subito, mi hanno convinto».

Una parabola non da poco per un ragazzo che faceva fatica a trovare spazio nella squadra Under 18 della Pallacanestro Brescia. «E una bellissima emozione. Quando ho firmato con mio papà ci siamo detti proprio questo e ci siamo messi a ridere. Essere passato dal ragazzino che non veniva calcolato da nessuno all’Eurocup è pazzesco, nessuno ci avrebbe scommesso un centesimo».
La prossima volta
Non è ancora stato stilato il calendario della prossima stagione. Purtroppo, Alessandro non potrà segnare con il pennarello la gara più attesa: «Mi ero già immaginato tutto nella mia testa, anche il riscaldamento con i tifosi che cantano "Madonnina dai riccioli d’oro". Sarebbe stata una grandissima emozione, ma purtroppo dovrò aspettare qualche anno – conclude Bertini –. Sono sicuro che il basket a Brescia ripartirà più forte di prima e mi piacerebbe un giorno, se capiterà la possibilità, di chiudere il cerchio e tornare a vestire la maglia biancoblù. Penso che sia il sogno di ogni giocatore tornare a casa e giocare per la propria città».




